Mondo Solidale

La cooperazione italiana è una grande storia fatta di piccole storie

L'intervento della direttrice dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, alla vigilia dell'incontro con i rappresentanti della società civile e delle Ong italiane. "Una Cooperazione popolare, nella rete di associazioni, parrocchie e fondazioni radicate nelle comunità e nei territori"

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ROMA - Negli isolati villaggi rurali, senza strade né elettricità, dove fino a qualche anno fa portavamo cibo e poi pompe dell'acqua e pozzi per le piccole piantagioni di caffè, oggi formiamo degli imprenditori. La famiglia Tsegai ha visto crescere il suo reddito, da che Moges ha potuto lavorare con la poca energia di un generatore, il figlio più giovane ha seguito corsi di agronomia per migliorare la resa delle colture e il genero ha appreso a utilizzare macchinari per il trattamento e la tostatura dei chicchi. Macchinari e formazione forniti da aziende italiane che vogliono aiutare, certamente, ma anche esplorare nuovi orizzonti, nuove collaborazioni, nuovi mercati.

Una costellazione di attori. Sono tanti i progetti come questo che aiutano chi aiuta e non solo chi è aiutato. Idee  che permettono di sintonizzarsi sulle onde lunghe di un futuro che corre e che dobbiamo rendere più umano, sostenibile, bello. Un futuro che nonostante tutto sarà globale, con muri morbidi e frontiere immaginarie. La Nuova Cooperazione Italiana è una costellazione di attori al cui centro è l'Agenzia, il suo cuore operativo e insieme la piazza in cui vogliamo far incontrare università, città, associazioni e imprese. È stata una vittoria vedere che al nostro ultimo bando, presentato e discusso in un inedito info-day, aperto a tutti e trasmesso in streaming, abbiamo ricevuto oltre 200 proposte, presentate da quasi 1000 soggetti di realtà diverse. Progetti che si occupavano non solo di Mediterraneo ed Africa, destinazioni tradizionali della cooperazione italiana, ma che finalmente si riaffacciavano nei Balcani, terra ancora inquieta e irrisolta, e in America Latina.

Le storie premiate sono molte. Sono laboratori urbani in cui la società civile locale e il privato profit co-progetteranno nuovi spazi cittadini, atelier in cui i ragazzi dei nostri istituti di design collaboreranno con stilisti e creativi africani nel lancio di nuove start up, sostegno e assistenza tecnica alle cooperative di piccoli agricoltori perché riescano a trattenere il massimo del valore aggiunto, grazie all'accorciarsi della filiera e alla trasmissione del know how legato alla trasformazione e al marketing. Si tratta di una costellazione di esperienze che si aggiungono e accompagnano le nostre attività più tradizionali: quei 150 posti letto in più nel popoloso quartiere di Baalbek sulle colline di Beirut, unico presidio ospedaliero pubblico in una zona popolosa e povera, la rete idrica che per la prima volta porta acqua potabile a 30 villaggi nella regione di Iringa.

Una Cooperazione popolare.
La nostra visione di cooperazione non si ferma alle grandi pianificazioni strategiche anglosassoni, ai grandi macrobiettivi, disegnati in buon inglese sulle slide. La nostra è una cooperazione che vuole rimanere, nonostante tutto, virtuosamente popolare e ha l'ambizione di tener in vita la ricchezza di una generosità a volte confusa ma sorprendentemente efficace. In questo percorso la rete di associazioni, parrocchie, fondazioni e il loro radicamento decennale nelle comunità e nei territori è essenziale. E’ per aiutare le giovani imprenditrici Burkinabè ad avviare il loro piccolo atelier  che abbiamo bisogno di loro. E’ per riuscire a distribuire ad Aleppo medicinali e coperte  che abbiamo bisogno di loro.

Il dialogo sullo sviluppo con le Ong. Per questo da gennaio vogliamo avviare un "Dialogo sullo sviluppo" da costruire e condividere con tutti i soggetti della società civile. Vogliamo sostenere – attraverso workshop  e programmi specifici -  associazioni e fondazioni per lo sviluppo internazionale, ampliando la platea a nuove realtà, rendendole però più solide managerialmente, più capaci di disegnare progetti dall'impatto forte e trasformativo, più coraggiose nell'osare partnership inedite con il mondo profit e immaginare gli strumenti finanziari del futuro. Investiremo nelle idee innovative per la promozione dell'economia solidale, del business inclusivo e  dell’impresa sociale,  affrontando anche i nodi normativi che non consentono alle forme nuove di economia "low profit" di essere riconosciute, con un occhio alla riforma del Terzo settore e del commercio equo e solidale.

Meno burocratici e più attenti all'uso del denaro pubblico. Ascolteremo suggerimenti e consigli per rendere i nostri Bandi ancora più trasparenti, esigenti nel selezionare il livello delle proposte, meno burocratici ma attenti a garantire un utilizzo appropriato ed efficiente dei soldi pubblici. L'Agenzia sa di poter fare tanto nel trasformare in iniziative concrete le potenzialità della creatività e generosità degli italiani: le nostre cooperative che aiutano a valorizzare le aree protette in Albania, i nostri imprenditori che aiutano a distribuire in Mozambico stufe e pentole per ridurre l'impatto ambientale e migliorare la salubrità delle case, i nostri magistrati che aiutano a costruire sistemi di giustizia minorile più avanzati e rispettosi dei diritti umani. Queste le cose che vogliamo discutere nel "Dialogo sullo sviluppo", un percorso da fare insieme da subito per rafforzare la cooperazione italiana.

 * Laura Frigenti Direttrice dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo