Mondo Solidale

Aiuti allo sviluppo, gli italiani ci credono meno degli altri europei

Un calo di 7 punti rispetto ai 28 Stati membri dell'UE. E si apprende da Info-Cooperazione.com che l’Eurobarometro ha avviato, tra il 26 novembre e il 5 dicembre 2016, migliaia di interviste individuali tra i cittadini europei  per sondare il grado di fiducia nella Cooperazione internazionale. Un quadro che impone riflessioni

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ROMA - Diminuisce la fiducia degli italiani nella Cooperazione internazionale. Come si apprende dal sito Info-Cooperazione.com, l’Eurobarometro ha avviato, tra il 26 novembre e il 5 dicembre 2016, migliaia di interviste individuali tra i cittadini europei nei 28 Stati membri per sondare gli atteggiamenti nei confronti degli aiuti allo sviluppo. Il rapporto si chiama “Cittadini dell’UE e aiuti allo sviluppo” e descrive un quadro che impon riflessioni.

I DATI

L’indagine. Gli obiettivi dell’indagine sono stati quattro: indagare il livello di informazione degli europei sugli aiuti allo sviluppo in generale; valutare quanto gli europei considerino importante aiutare i Paesi in via di sviluppo; valutare il coinvolgimento personale degli europei; misurare la consapevolezza dell'impegno della comunità internazionale per lo sviluppo sostenibile. Il sondaggio è stato condotto da TNS Opinion and Social Network, nei 28 Stati membri dell’Unione Europea, tra il 26 novembre e il 5 dicembre 2016: sono state intervistate, faccia a faccia, 27.929 persone di diversi gruppi sociali e demografici, per conto della Direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo internazionali. La metodologia utilizzata è quella delle indagini Eurobarometriche, svolte dalla Direzione generale della comunicazione ("Comunicazione strategica")  

Una priorità per l’Ue. Sette punti percentuali in meno, tra gli italiani, rispetto alla convinzione che la lotta alla povertà nei Paesi in via di sviluppo debba essere una delle priorità dell’Unione Europea: su questo punto, in Italia si registra la più grande sfiducia registrata tra gli Stati membri. Diversamente la pensano nel resto d’Europa: la convinzione è molto forte in Svezia (98%), a Cipro e in Lussemburgo (entrambi 97%), ma anche in Bulgaria (75%), Lettonia (77%), Estonia (78%) e Repubblica Ceca. In Europa, il 73% degli intervistati, cioè più di sette persone su dieci, pensa che aiutare quei Paesi sia un obbligo morale, nonché un modo efficace per combattere la povertà e contrastare la migrazione irregolare.

Quanto è importante aiutare. In otto Stati membri, più della metà degli intervistati dice che è "molto importante" aiutare le persone dei Paesi in via di sviluppo: Svezia (75%), Cipro (69%), Irlanda (62%), Lussemburgo (60%), Danimarca (58%), Germania (57%), Regno Unito (56%) e Paesi Bassi (53%).  Questa è anche la risposta più comune a Malta (49%) e in Finlandia (48%). Spicca il dato dell’Italia:  solo il 23% degli intervistati dice che è “molto importante” aiutare i Paesi in via di Sviluppo. Tuttavia, più di sette italiani su dieci pensa che fornire assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo sia un modo efficace per combattere la povertà (73%). La maggioranza degli intervistati in Italia (53%) ritiene che la spesa per assistere finanziariamente i paesi in via di sviluppo dovrebbe rimanere invariata, mentre il 13% pensa che dovrebbe essere incrementata e il 18% dichiara che dovrebbe essere speso meno denaro in questo ambito.

Reazioni positive in Europa. Quasi tre quarti degli intervistati sostiene che affrontare la povertà nei Paesi in via di sviluppo sia nell’interesse dell’Ue perché provoca reazioni positive in Europa: su questo punto c’è il massimo accordo mai raggiunto dal 2013: Cipro (92%), Portogallo (89%) e Finlandia (88%) sono i più convinti. Fa eccezione la Repubblica Ceca (al 48%). Su questo tema, le risposte positive sono aumentate  rispetto al 2013  in Lituania (+14 punti), Slovenia (+12 punti), Polonia e Ungheria (entrambi +11 punti). In Italia si registra invece una diminuzione di tre punti rispetto al 2013.

L’impegno nazionale. Metà degli italiani intervistati pensa che la lotta alla povertà nei paesi in via di sviluppo debba essere una delle principali priorità del proprio governo nazionale: anche in questo caso si registra una diminuzione rispetto al 2015 che, ancora una volta, è la maggiore nella UE. Le sfide più urgenti per i Paesi in via di sviluppo sono considerate l'istruzione, la pace e la sicurezza (entrambi 38%), la salute (33%), l’acqua ed i servizi sanitari (31%), la sicurezza alimentare e l’agricoltura (26%).

Gli ostacoli. La corruzione è l'ostacolo più citato in venti Stati membri, in particolare dagli intervistati in Paesi Bassi (78%), Svezia (75%) e Lussemburgo (72%). All'altra estremità della scala,  Slovacchia (34%), Bulgaria (35%) e Italia (37%) menzionano la corruzione. A seguire, il secondo grande ostacolo percepito sono le cattive politiche dei governi nei Paesi in via di sviluppo: sono convinti di questo Croazia, Repubblica ceca (entrambi 47%) e Bulgaria (43%), ma anche i Paesi Bassi (57%), il Lussemburgo (54%) e la Svezia (53%). Al contrario, la malapolitica è percepita come ostacolo solo dal 31% degli intervistati in Ungheria, 33% in Italia e 34% in Romania.

I conflitti. In cinque Paesi i conflitti sono l'ostacolo più citato: Francia (56%), Finlandia (51%), Polonia (42%), Slovacchia (41%) e Italia (39%), sebbene questo ostacolo sia menzionato anche dalla maggior parte degli intervistati in Svezia (60%), Olanda (53%) e Lussemburgo (51%). La mancanza di risorse finanziarie viene citata dagli intervistati in Croazia (37%), Lettonia e Ungheria (entrambi del 35%), meno in Svezia (14%), Germania (15%), Lussemburgo e Paesi Bassi (17%). Almeno uno su cinque intervistati in Grecia (25%), Ungheria (22%), Francia e Paesi Bassi (entrambi 20%) considera la mancanza di infrastrutture come un ostacolo importante per il successo dei Paesi in via di Sviluppo (al contrario, il 7% in Slovenia e il 9% in Bulgaria, Malta e Lituania).

Agenda 2030. L'Unione e i suoi Stati membri sono i più grandi donatori globali di aiuti ufficiali allo sviluppo (58,2 miliardi di euro nel 2014). Nel 2015, l'ONU ha adottato gli obiettivi di sviluppo sostenibile, destinati a porre fine alla povertà, proteggere Il pianeta  e assicurare la prosperità per tutti: questi obiettivi sono al centro dell'agenda del 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Oltre a questo programma, la Commissione europea ha proposto un nuovo europeo Piano d'investimento esterno (EIP) per incoraggiare gli investimenti nel quartiere UE e in Africa, progettato per aiutare a raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Quasi quattro intervistati su dieci (41%) ha sentito parlare degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), ma non sa davvero spiegarli (29%) né dire cosa siano (12%). Comunque, la consapevolezza complessiva degli SDG, come riportato dagli intervistati, è aumentata di cinque punti dal 2015.

L’impegno individuale.  Come individui, possiamo svolgere un ruolo nell'affrontare la povertà nei Paesi in via di sviluppo? La Svezia è l'unico paese in cui più di quattro intervistati su dieci risponde pienamente di si (43%). All'altra estremità della scala, la Bulgaria (15%), l’Estonia (il 17%) e la Lettonia (21%). Su questo tema, i maggiori aumenti positivi si osservano in Austria (+10 punti) mentre l’Italia diminuisce di tre punti, la Croazia  di due e i Paesi Bassi di un punto. In generale, sei europei su dieci sostengono l’efficacia dell’impegno individuale sotto forma di azione politica, donazione o scelte etiche quando si acquista per generi alimentari, vestiti e così via (22%). Eppure, di fronte ad un 61% che sostiene l’impegno individuale, solo il 15% degli italiani intervistati devolve donazioni a favore di organizzazioni che si occupano dei Paesi in via di Sviluppo.