Cooperazione, la fiducia scende ma forse la colpa è dell'Europa
di FRANCESCO PETRELLI *Il punto più critico del sondaggio dell'Eurobarometro risulta dalla diminuzione di 7 punti percentuali - dal 72% al 65%, dopo un aumento del 10% registrato nel 2015 - alla domanda se la lotta alla povertà debba essere una delle priorità dell’Europa e diminuisce di 6 punti la risposta se questo l’aiuto debba essere una delle priorità del governo italiano
ROMA - L’annuale sondaggio realizzato dalla Commissione Europea sugli orientamenti dei cittadini europei sulla Cooperazione e l’aiuto allo sviluppo ci mostra dei dati per quello che riguarda gli orientamenti degli italiani che debbono indurre ad una riflessione, sia le ONG che tutte le associazioni della società civile, impegnate sui temi della lotta alla povertà e della giustizia globale.
Ma resta un'attitudine positiva. Confrontati con il 2015 che – ricordiamolo - segnarono un forte aumento delle risposte positive e che ci ponevano ai primissimi posti tra i paesi dell’Unione, si nota una battuta di arresto e, in alcuni casi, una erosione del consenso su questi temi. Da sottolineare comunque che le risposte che dimostrano una attitudine positiva nonostante le difficoltà della lunga crisi e le sue forti conseguenze di carattere economico e sociale, rimane comunque molto alta. In particolare, il punto più criti…
Ma resta un'attitudine positiva. Confrontati con il 2015 che – ricordiamolo - segnarono un forte aumento delle risposte positive e che ci ponevano ai primissimi posti tra i paesi dell’Unione, si nota una battuta di arresto e, in alcuni casi, una erosione del consenso su questi temi. Da sottolineare comunque che le risposte che dimostrano una attitudine positiva nonostante le difficoltà della lunga crisi e le sue forti conseguenze di carattere economico e sociale, rimane comunque molto alta. In particolare, il punto più criti…
ROMA - L’annuale sondaggio realizzato dalla Commissione Europea sugli orientamenti dei cittadini europei sulla Cooperazione e l’aiuto allo sviluppo ci mostra dei dati per quello che riguarda gli orientamenti degli italiani che debbono indurre ad una riflessione, sia le ONG che tutte le associazioni della società civile, impegnate sui temi della lotta alla povertà e della giustizia globale.
Ma resta un'attitudine positiva. Confrontati con il 2015 che – ricordiamolo - segnarono un forte aumento delle risposte positive e che ci ponevano ai primissimi posti tra i paesi dell’Unione, si nota una battuta di arresto e, in alcuni casi, una erosione del consenso su questi temi. Da sottolineare comunque che le risposte che dimostrano una attitudine positiva nonostante le difficoltà della lunga crisi e le sue forti conseguenze di carattere economico e sociale, rimane comunque molto alta. In particolare, il punto più critico del sondaggio, risulta dalla diminuzione e di 7 punti percentuali - dal 72% al 65%, dopo un aumento del 10% registrato nel 2015 - alla domanda se la lotta alla povertà debba essere una delle priorità dell’Europa e diminuisce di 6 punti la risposta se questo l’aiuto debba essere una delle priorità del governo italiano.
Il senso di solitudine rispetto ai flussi migratori. Le cause possono essere molteplici, ma dovendo individuare una ragione principale probabilmente si può parlare di una reazione molto legata all’atteggiamento della stessa Europa che sul cruciale tema dei rifugiati e dei flussi migratori nel Mediterraneo ha lasciato solo il nostro Paese nella gestione di questa drammatica situazione. Nell’opinione pubblica italiana e in buona parte con ragione, si diffonde l’dea di una mancata assunzione di responsabilità e di solidarietà da parte degli altri paesi e delle istituzioni europee. Questo atteggiamento si ripercuote anche sulla disponibilità a fare della cooperazione una priorità italiana.
Quei muri eretti in Europa. Il risultato sembra dire da parte dell’opinione pubblica: perché se l’Europa lascia solo il nostro Paese deve essere solo l’Italia a farsi carico di intervenire sulle cause strutturali del fenomeno, a partire dal problema principale della lotta alla povertà? Se di fronte alla crisi dei rifugiati che nel 2015 ha prodotto una vera e propria crisi umanitaria nel nostro continente alcuni paesi alzano muri e se l’Europa decide solennemente di redistribuire alcune decine di migliaia di rifugiati e poi non accade nulla e quei paesi non sono sanzionati perché spetta solo a noi farcene carico?
Il ruolo delle ONG. La reazione è certamente negativa, ma ci dimostra che la soluzione passa necessariamente per un deciso cambiamento delle politiche europee sul tema delle migrazioni. Assumendo il fatto che è necessaria una svolta decisa e concreta su un tema che è strutturale e che ha bisogno di una strategia e di politiche che vedono la cooperazione e lo sviluppo al centro a partire dall’Africa. Coniugando principi e rispetto dei diritti con gli stessi interessi dell’Europa. Le ONG debbono lavorare per consolidare e dare concretezza alla grande disponibilità delle risposte che ci dicono che seppure in leggera flessione ben 9 italiani su 10 sono convinti che aiutare le persone nei paesi poveri sia necessario, che nella cooperazione bisogna investire, il 66% e su che quel 75% che ritiene che farlo sia nell’interesse della stessa Unione Europea.
Rivedere la narrativa sui temi dello sviluppo. Infine, ma questo è il punto fondamentale, è necessario da parte delle stesse ONG, modificare la narrativa sui temi della Cooperazione e dello sviluppo. Seppure in incremento di qualche punto con il 39%, la percentuale degli italiani che sanno cosa sono gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è ancora troppo bassa. I 17 obiettivi indicati nell’ Agenda da conseguire nei prossimi 15 anni: sradicamento della povertà estrema, lotta alla diseguaglianza, clima e ambiente, rispetto di tutti i diritti per tutti, buongoverno, rompono lo schema tradizionale della Cooperazione donatore - beneficiario. Soprattutto chiedono a tutti i paesi che hanno “diverse ma comuni responsabilità” di essere coerenti nelle loro politiche, di correggere e riorientare il proprio sviluppo in direzione della sostenibilità e della possibilità di dare a noi e alle prossime generazioni un comune futuro.
* Francesco Petrelli - Portavoce di Concord Italia piattaforma italiana della Confederazione europea delle ONG
Ma resta un'attitudine positiva. Confrontati con il 2015 che – ricordiamolo - segnarono un forte aumento delle risposte positive e che ci ponevano ai primissimi posti tra i paesi dell’Unione, si nota una battuta di arresto e, in alcuni casi, una erosione del consenso su questi temi. Da sottolineare comunque che le risposte che dimostrano una attitudine positiva nonostante le difficoltà della lunga crisi e le sue forti conseguenze di carattere economico e sociale, rimane comunque molto alta. In particolare, il punto più critico del sondaggio, risulta dalla diminuzione e di 7 punti percentuali - dal 72% al 65%, dopo un aumento del 10% registrato nel 2015 - alla domanda se la lotta alla povertà debba essere una delle priorità dell’Europa e diminuisce di 6 punti la risposta se questo l’aiuto debba essere una delle priorità del governo italiano.
Il senso di solitudine rispetto ai flussi migratori. Le cause possono essere molteplici, ma dovendo individuare una ragione principale probabilmente si può parlare di una reazione molto legata all’atteggiamento della stessa Europa che sul cruciale tema dei rifugiati e dei flussi migratori nel Mediterraneo ha lasciato solo il nostro Paese nella gestione di questa drammatica situazione. Nell’opinione pubblica italiana e in buona parte con ragione, si diffonde l’dea di una mancata assunzione di responsabilità e di solidarietà da parte degli altri paesi e delle istituzioni europee. Questo atteggiamento si ripercuote anche sulla disponibilità a fare della cooperazione una priorità italiana.
Quei muri eretti in Europa. Il risultato sembra dire da parte dell’opinione pubblica: perché se l’Europa lascia solo il nostro Paese deve essere solo l’Italia a farsi carico di intervenire sulle cause strutturali del fenomeno, a partire dal problema principale della lotta alla povertà? Se di fronte alla crisi dei rifugiati che nel 2015 ha prodotto una vera e propria crisi umanitaria nel nostro continente alcuni paesi alzano muri e se l’Europa decide solennemente di redistribuire alcune decine di migliaia di rifugiati e poi non accade nulla e quei paesi non sono sanzionati perché spetta solo a noi farcene carico?
Il ruolo delle ONG. La reazione è certamente negativa, ma ci dimostra che la soluzione passa necessariamente per un deciso cambiamento delle politiche europee sul tema delle migrazioni. Assumendo il fatto che è necessaria una svolta decisa e concreta su un tema che è strutturale e che ha bisogno di una strategia e di politiche che vedono la cooperazione e lo sviluppo al centro a partire dall’Africa. Coniugando principi e rispetto dei diritti con gli stessi interessi dell’Europa. Le ONG debbono lavorare per consolidare e dare concretezza alla grande disponibilità delle risposte che ci dicono che seppure in leggera flessione ben 9 italiani su 10 sono convinti che aiutare le persone nei paesi poveri sia necessario, che nella cooperazione bisogna investire, il 66% e su che quel 75% che ritiene che farlo sia nell’interesse della stessa Unione Europea.
Rivedere la narrativa sui temi dello sviluppo. Infine, ma questo è il punto fondamentale, è necessario da parte delle stesse ONG, modificare la narrativa sui temi della Cooperazione e dello sviluppo. Seppure in incremento di qualche punto con il 39%, la percentuale degli italiani che sanno cosa sono gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile è ancora troppo bassa. I 17 obiettivi indicati nell’ Agenda da conseguire nei prossimi 15 anni: sradicamento della povertà estrema, lotta alla diseguaglianza, clima e ambiente, rispetto di tutti i diritti per tutti, buongoverno, rompono lo schema tradizionale della Cooperazione donatore - beneficiario. Soprattutto chiedono a tutti i paesi che hanno “diverse ma comuni responsabilità” di essere coerenti nelle loro politiche, di correggere e riorientare il proprio sviluppo in direzione della sostenibilità e della possibilità di dare a noi e alle prossime generazioni un comune futuro.
* Francesco Petrelli - Portavoce di Concord Italia piattaforma italiana della Confederazione europea delle ONG