ROMA - Il primo caso di COVID-19 in Kenya è stato rilevato il 12 marzo del 2020 e seguito da un costante aumento dei contagi. Nel contesto attuale, l’unico metodo efficace per contenere la diffusione del virus, è un radicale e rapido cambiamento di comportamento. Con l’aumento della gioventù keniota, la comprensione dei livelli di conoscenza dei giovani sul COVID-19, la loro percezione del rischio di infezione e degli effetti sulla loro salute, la loro predisposizione all’implementazione dei comportamenti raccomandati e il contesto socioeconomico, sono aspetti di fondamentale importanza, per incoraggiare l’impegno dei giovani nella lotta contro la pandemia.
Il campione: giovani da 18 a 35 anni. Per questo motivo, Amref Health Africa, in collaborazione con il Ministero della Salute del Kenya, Y-ACT e Population Council, tra il 30 aprile e il 5 maggio del 2020, ha condotto dei sondaggi online e alcune interviste telefoniche, che hanno visto come protagonisti 2.153 giovani in 47 contee del Kenya. Gli intervistati sono stati scelti dalla piattaforma Y-ACT di Amref Health Africa, dalle piattaforme giovanili di altri stakeholders e dai riferimenti dei giovani tramite messaggistica SMS e social media. Nella prima fase di analisi sono state acquisite informazioni generali sulle caratteristiche demografiche e didattiche dei giovani kenioti, al fine di rendere i risultati più neutrali possibili. Con un’età media di 26 anni, i giovani intervistati sono di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Di questi, circa il 49,8% dei partecipanti è femmina e circa il 49,3% è maschio. Inoltre, il 49,7% degli intervistati è disoccupato, il 19,3% ha un impiego formale, il 28,4% è un lavoratore autonomo, mentre il 2,6% preferisce non rispondere. Di questi, il 74,2% degli intervistati ha completato l’istruzione superiore, il 16,3% non ha portato a termine l’istruzione superiore, l’8,5% ha completato l’istruzione secondaria mentre l’1% ha completato la scuola elementare o di livello inferiore.
Comportamenti positivi per evitare il contagio. I risultati principali rispetto alla conoscenza dei giovani, le loro percezioni, le loro fonti di informazione e le pratiche implementate, sono i seguenti. La conoscenza dei sintomi e delle pratiche di prevenzione COVID-19 è elevata, con circa il 90%dei giovani in grado di identificare correttamente almeno tre sintomi. Per quanto riguarda la percezione del rischio di contagio e degli effetti sulla loro salute, solo il 26% dei giovani (circa 1 su 4) percepisce un alto rischio di infezione da COVID-19. Tuttavia, la maggior parte dei giovani ha adottato cambiamenti comportamentali positivi per evitare l’infezione da quando ha iniziato a ricevere messaggi su COVID-19, quali evitare spostamenti non necessari (99%) e lavarsi le mani più frequentemente (98%). Inoltre, è stato concluso che i social media e la televisione sono le fonti più utilizzate di informazione relative a COVID-19 da parte dei giovani di tutto il Kenya rispettivamente al 66,4% e al 62,2%.
Aumentano i crimini. COVID-19 ha significativi effetti negativi sulla salute mentale e sullo stato economico e sociale dei giovani: quasi un terzo dei partecipanti (27%) è stressato, e il 30% ha riferito di “vivere nella paura”. Circa il 12% ha riferito un aumento del crimine nel proprio quartiere, il 50% ha registrato una significativa riduzione del reddito e il 22,9% degli occupati ha riportato una perdita completa dei posti di lavoro. Inoltre, il 34% ha registrato un aumento delle spese domestiche e il 33% ha registrato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Secondo i risultati ottenuti dalle interviste e dai sondaggi, le principali esigenze della gioventù in caso di lockdown sono: cibo (93%), acqua (62%), denaro (54%), aria aperta (41%) e cure mediche (32%).
Il bisogno di sostegni psicologici. Inoltre, ai giovani sono state poste alcune domande rispetto alla capacità di auto-isolamento e/o di isolare chiunque nella propria famiglia nel caso di contagio, per 14 giorni. In questo caso, meno di un terzo (27%) ha riferito che i membri della loro comunità hanno la possibilità di auto-isolarsi a casa per 14 giorni. I motivi per non essere in grado di auto-isolarsi includono: famiglie che condividono un unico bagno (60,3%), persone che vivono in una sola stanza (52%) e persone che non possono permettersi di rimanere a causa della perdita di reddito (42%). Per concludere, ai giovani è stato lasciato spazio per dare suggerimenti ed esprimere le proprie opinioni rispetto alla risposta all’emergenza COVID-19 nel loro Paese. Secondo i partecipanti, è necessario che governi e partner investano in programmi di salute mentale e supporto psicosociale durante questo periodo di pandemia, e che amplino le opportunità di lavoro digitale per i giovani.
Il campione: giovani da 18 a 35 anni. Per questo motivo, Amref Health Africa, in collaborazione con il Ministero della Salute del Kenya, Y-ACT e Population Council, tra il 30 aprile e il 5 maggio del 2020, ha condotto dei sondaggi online e alcune interviste telefoniche, che hanno visto come protagonisti 2.153 giovani in 47 contee del Kenya. Gli intervistati sono stati scelti dalla piattaforma Y-ACT di Amref Health Africa, dalle piattaforme giovanili di altri stakeholders e dai riferimenti dei giovani tramite messaggistica SMS e social media. Nella prima fase di analisi sono state acquisite informazioni generali sulle caratteristiche demografiche e didattiche dei giovani kenioti, al fine di rendere i risultati più neutrali possibili. Con un’età media di 26 anni, i giovani intervistati sono di età compresa tra i 18 e i 35 anni. Di questi, circa il 49,8% dei partecipanti è femmina e circa il 49,3% è maschio. Inoltre, il 49,7% degli intervistati è disoccupato, il 19,3% ha un impiego formale, il 28,4% è un lavoratore autonomo, mentre il 2,6% preferisce non rispondere. Di questi, il 74,2% degli intervistati ha completato l’istruzione superiore, il 16,3% non ha portato a termine l’istruzione superiore, l’8,5% ha completato l’istruzione secondaria mentre l’1% ha completato la scuola elementare o di livello inferiore.
Comportamenti positivi per evitare il contagio. I risultati principali rispetto alla conoscenza dei giovani, le loro percezioni, le loro fonti di informazione e le pratiche implementate, sono i seguenti. La conoscenza dei sintomi e delle pratiche di prevenzione COVID-19 è elevata, con circa il 90%dei giovani in grado di identificare correttamente almeno tre sintomi. Per quanto riguarda la percezione del rischio di contagio e degli effetti sulla loro salute, solo il 26% dei giovani (circa 1 su 4) percepisce un alto rischio di infezione da COVID-19. Tuttavia, la maggior parte dei giovani ha adottato cambiamenti comportamentali positivi per evitare l’infezione da quando ha iniziato a ricevere messaggi su COVID-19, quali evitare spostamenti non necessari (99%) e lavarsi le mani più frequentemente (98%). Inoltre, è stato concluso che i social media e la televisione sono le fonti più utilizzate di informazione relative a COVID-19 da parte dei giovani di tutto il Kenya rispettivamente al 66,4% e al 62,2%.
Aumentano i crimini. COVID-19 ha significativi effetti negativi sulla salute mentale e sullo stato economico e sociale dei giovani: quasi un terzo dei partecipanti (27%) è stressato, e il 30% ha riferito di “vivere nella paura”. Circa il 12% ha riferito un aumento del crimine nel proprio quartiere, il 50% ha registrato una significativa riduzione del reddito e il 22,9% degli occupati ha riportato una perdita completa dei posti di lavoro. Inoltre, il 34% ha registrato un aumento delle spese domestiche e il 33% ha registrato un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Secondo i risultati ottenuti dalle interviste e dai sondaggi, le principali esigenze della gioventù in caso di lockdown sono: cibo (93%), acqua (62%), denaro (54%), aria aperta (41%) e cure mediche (32%).
Il bisogno di sostegni psicologici. Inoltre, ai giovani sono state poste alcune domande rispetto alla capacità di auto-isolamento e/o di isolare chiunque nella propria famiglia nel caso di contagio, per 14 giorni. In questo caso, meno di un terzo (27%) ha riferito che i membri della loro comunità hanno la possibilità di auto-isolarsi a casa per 14 giorni. I motivi per non essere in grado di auto-isolarsi includono: famiglie che condividono un unico bagno (60,3%), persone che vivono in una sola stanza (52%) e persone che non possono permettersi di rimanere a causa della perdita di reddito (42%). Per concludere, ai giovani è stato lasciato spazio per dare suggerimenti ed esprimere le proprie opinioni rispetto alla risposta all’emergenza COVID-19 nel loro Paese. Secondo i partecipanti, è necessario che governi e partner investano in programmi di salute mentale e supporto psicosociale durante questo periodo di pandemia, e che amplino le opportunità di lavoro digitale per i giovani.