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Il Covid19 affonda le rimesse dei migranti, appello Ifad: "Sono un servizio essenziale, vanno tutelate"

(afp)
La crisi cancella fonti di reddito e blocca i servizi di trasferimento del denaro dai lavoratori alle loro famiglie. Il segretario dell'Onu Guterres: "I governi sostengano i migranti, motore dell'economia globale"
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Le rimesse di 200 milioni di lavoratori immigrati aiutano ogni anno 800 milioni di membri delle loro famiglie nei paesi in via di sviluppo a sopravvivere. Ma la crisi della pandemia Covid-19 ha ridotto o addirittura bloccato questa vitale linea di supporto a distanza, al punto da mettere a rischio la semplice sopravvivenza di milioni di persone che si trovano ai due capi del flusso economico stabilito negli anni: i lavoratori immigrati si sono ritrovati senza lavoro, espulsi dai mercati occidentali o dei centri urbani dei loro stessi Paesi, o comunque impossibilitati a inviare i loro soldi per il blocco dei servizi internazionali di trasferimento di denaro. E contemporaneamente le famiglie che contavano sui loro aiuti si sono ritrovate senza "ancora di salvezza" nel giro di poche settimane. Per questo l'agenzia dell'Onu Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo) fa appello oggi, Giornata internazionale delle rimesse familiari, ai governi mondiali affinché dichiarino i servizi di trasferimento delle rimesse come "servizi essenziali" da tutelare nel periodo della crisi pandemica.

“Le rimesse sono un'ancora di salvezza per le famiglie povere nei paesi a basso e medio reddito. I governi dovrebbero adottare misure e fare tutto il possibile per facilitare il flusso di fondi durante crisi come la pandemia di COVID-19 ", ha affermato Gilbert F. Houngbo, Presidente dell'IFAD, in occasione della Giornata internazionale delle rimesse delle famiglie.

I settori economici che impiegano lavoratori migranti, come turismo, ospitalità e agroalimentare, sono stati colpiti più duramente dagli impatti delle restrizioni COVID-19 e molti migranti si sono ritrovati sottoccupati o disoccupati. E dunque i flussi di rimesse sono al punto più basso della storia recente: nel 2020 sono scesi di ben il 20%. Ma è il sistema stesso dei trasferimenti di denaro a trovarsi in sofferenza a causa della pandemia: anche chi riesce a mettere da parte soldi da inviare a casa non ha potuto farlo a causa della chiusura temporanea o permanente degli operatori di money transfer. Mediamente, dicono le ricerche Ifad, una rimessa di 2-300 dollari mensili può arrivare a coprire il 60% del reddito di una famiglia in un paese in via di sviluppo. La chiusura di questo rubinetto può avere effetti devastanti.

"Lo scorso anno, le rimesse verso i Paesi a basso e medio reddito hanno raggiuntoi il livello record di 554 miliardi di dollari – più di tre volte l'ammontare dell'assistenza pubblica allo sviluppo e più del livello di investimento diretto estero - ha notato il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres - Tuttavia, quest'anno le proiezioni della Banca Mondiale prevedono un calo delle rimesse di circa il 20%, ossia 110 miliardi di dollari, determinando aumento della fame, diminuzione dell'accesso scolastico e deterioramento della salute per decine di milioni di famiglie, con un impatto particolarmente dannoso su donne e ragazze. Diversi Stati e organizzazioni hanno invocato il mantenimento del flusso delle rimesse, sollecitando i decisori politici a dichiarare le rimesse come un servizio essenziale e a facilitare il perfezionamento di piattaforme digitali per le rimesse. In questa fase di crisi globale, chiedo a tutti , ovunque, di sostenere i migranti, che sono uno dei motori dell'economia globale e contribuiscono in maniera decisiva alla creazione di benessere nel mondo".