✕

Pandemia, INTERSOS: "Un anno in strada ad aiutare gli 'invisibili'", un modello di medicina territoriale oltre l'emergenza

Una delle unità sanitarie mobili di Intersos 
Il bilangio della Ong italiana, impegnata nell'assistenza e la cura di comunità emarginate durante il periodo del confinamento, a Roma e non solo
2 minuti di lettura

ROMA - Un anno fa in Italia è scattato l'allarme-pandemia e ha avuto inizio un lungo periodo di chiusura, di isolamento. Ma c'è stato chi ha pensato all'assistenza e al monitoraggio sanitario di tutte quelle persone che non hanno una casa o che vivono in edifici con servizi igienici non adeguati. L'organizzazione umanitaria INTERSOS, che già da nove anni in Italia porta avanti interventi socio-sanitari rivolti ai soggetti più deboli e marginalizzati, a marzo dello scorso anno, con l'arrivo della pandemia, ha potenziato le proprie attività con l'obiettivo di supportare il sistema sanitario pubblico. A Roma, in particolare, l'ambulatorio popolare presente nel centro Intersos24, a Torre Spaccata, è stato riconvertito su strada e ha di fatto potenziato le attività del team di medici, mediatori e psicologi, attivo già dal 2016, assieme a Unicef, a bordo di un'unità mobile.

"Un ponte fra le …

ROMA - Un anno fa in Italia è scattato l'allarme-pandemia e ha avuto inizio un lungo periodo di chiusura, di isolamento. Ma c'è stato chi ha pensato all'assistenza e al monitoraggio sanitario di tutte quelle persone che non hanno una casa o che vivono in edifici con servizi igienici non adeguati. L'organizzazione umanitaria INTERSOS, che già da nove anni in Italia porta avanti interventi socio-sanitari rivolti ai soggetti più deboli e marginalizzati, a marzo dello scorso anno, con l'arrivo della pandemia, ha potenziato le proprie attività con l'obiettivo di supportare il sistema sanitario pubblico. A Roma, in particolare, l'ambulatorio popolare presente nel centro Intersos24, a Torre Spaccata, è stato riconvertito su strada e ha di fatto potenziato le attività del team di medici, mediatori e psicologi, attivo già dal 2016, assieme a Unicef, a bordo di un'unità mobile.

"Un ponte fra le autorità sanitarie e le comunità". Le attività si sono concentrate tutte sulla prevenzione dal Covid-19 offrendo visite mediche e sessioni informative davanti alle stazioni Termini e Tiburtina e in diversi edifici occupati di Roma. Oltre alle visite mediche e al monitoraggio dei casi a rischio, sono stati distribuiti kit con materiale igienico. Dall'inizio dell'intervento ad oggi, i team mobili a Roma hanno incontrato e supportato attraverso visite mediche, volte a individuare sintomi legati al coronavirus, 1.607 persone e coinvolto in sessioni di educazione sanitaria 1.446 persone. "Grazie alla nostra presenza costante sul territorio, alla composizione multidisciplinare dei team e a un approccio transculturale - spiega Alessandro Verona, referente medico di Intersos - siamo riusciti a instaurare rapporti di fiducia con persone a cui sarebbe altrimenti negato il diritto alla salute per via di barriere burocratiche, culturali, linguistiche e talvolta banalmente pratiche. Il nostro ruolo - ha aggiunto - è stato quello di fare da ponte tra le istituzioni sanitarie e le comunità"

Il lavoro svolto a Roma. "A Roma, invece - prosegue Alessandro Verona - abbiamo sottoscritto diversi Protocolli con il Comune, uno in particolare che ha permesso riattivare in sicurezza le accoglienze nella Capitale, rimaste bloccate per diversi mesi a causa dell'emergenza sanitaria". Grazie alla collaborazione di Intersos con il Dipartimento delle Politiche Sociali del Comune di Roma e la ASL RM2, nel luglio 2020 è stato istituito un Centro Ponte, Barzilai, per la quarantena di persone candidate all'accoglienza. Nel rispetto della tutela della salute degli ospiti e degli operatori, era infatti necessaria l'istituzione di un centro intermedio, ossia un luogo sicuro dotato di camere singole e servizi privati in cui poter attendere i giorni necessari a garantire un ingresso in sicurezza nel servizio di accoglienza, dopo aver effettuato un tampone naso-faringeo.

"Un modello di medicina territoriale". Altro elemento fondamentale è stata l'istituzione di una struttura dedicata all'inserimento di donne sole o nuclei familiari in attesa di tampone o che necessitano di un posto protetto per la quarantena o l'isolamento fiduciario in vista di un successivo inserimento nel circuito della rete di accoglienza. Questo Centro Ponte, "Casa Bakhita", è stato attivato a Gennaio 2021, sempre attraverso il protocollo fra Dipartimento Politiche Sociali del Comune di Roma e l'ASL RM2. "Possiamo dire - ha infine detto Verona - che in questo anno abbiamo creato un modello di medicina territoriale che può essere portato avanti anche oltre l'emergenza".