BEIRUT - Le lunghe file intorno ai pochi distributori aperti, che amplificano il traffico già avviluppato, il rumore continuo delle migliaia di piccoli e grandi generatori, che garantiscono un minimo di energia elettrica al posto di quella, ormai inesistente, della rete nazionale. Il caos e il rumore sono gli effetti più visibili di una crisi economica che da due anni travolge il Paese e che ha trascinato più della metà della popolazione sotto la soglia di povertà.
Dove tutto si dissolve all'improvviso. Disorientati dal caos e dalle riflessioni su quale potrebbe essere il futuro del Libano e dei suoi abitanti entriamo al Museo Nazionale di Beirut, una sorta di isola sospesa nel tempo, nonostante l’edificio si trovi nel centro della città, tutto si dissolve all’improvviso. Gli occhi si riempiono delle meraviglie ospitate dal grande salone d’accesso e le orecchie si liberano dai rumori del traffico. Costruito negli anni ’30 questo palazzo è un custode della storia millenaria del Libano e un testimone di quella recente. “Il Museo e le sue opere – dice Eimad Kharan, un archeologo libanese che ci accompagna – sono sopravvissuti, grazie all’impegno del Direttore dell’epoca, a 15 anni di guerra civile, anche se l’edificio era diventato un presidio delle milizie lungo la Linea verde. Ora ha appena riaperto dopo il lungo loockdown e dopo le riparazioni dei danni provocati dall’esplosione del 4 agosto scorso. È la vera Fenice di Beirut, che rinasce sempre dalle sue ceneri”.
Il Museo, elemento fondante di sviluppo. L’occasione che ci ha portato al Museo è la recente pubblicazione, grazie a un finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), della prima guida al Museo. “Oggi sono contento – esordisce Kharan - ho trovato una scatola di cardioaspirina e ho fatto solo 40 minuti di fila per la benzina. Sono contento anche di presentarti questo volume in questo luogo. Se penso alla situazione attuale del nostro Libano mi sento disperato, poi entro qui e come il principe Miškin penso che sarà la bellezza a salvare il martoriato Libano.” Quella di Kharan non è, o non dovrebbe essere solo una speranza. In un futuro di rinascita l’enorme ricchezza del patrimonio culturale e ambientale del Libano dovrebbe diventare un elemento fondante per uno sviluppo sostenibile. In questa direzione va la “Guida al Museo Nazionale di Beirut”, l’atto conclusivo di un’iniziativa finanziata dalla Cooperazione Italiana, e realizzata in collaborazione con il Ministero della Cultura libanese, che nel 2016 ha portato alla riabilitazione di un’ala del Museo, chiusa dagli anni della guerra civile.
Nelle sale dove si scopre la storia dell'uomo. Eimad Kharan aggiunge: “Dalle testimonianze dell’età neolitica al primo testo scritto con un alfabeto della storia dell’umanità, dalle vestigia dell’epoca classica alle testimonianze dell’Impero Ottomano, in queste sale non si ripercorre la storia dell’uomo, ma dello sviluppo della sua civiltà. Proprio per la ricchezza e la varietà dei reperti la guida del Museo, stampata in quattro edizioni (arabo, inglese, italiano e francese) è uno strumento indispensabile per tutti i visitatori. La nostra storia, la nostra cultura - ha detto ancora Eimad Kharan - sono le sole nostre ricchezze. Passato l’uragano della pandemia la gente tornerà a viaggiare e il Libano dovrà essere capace di attrarre più turisti possibili. Quando l’economia libanese si riprenderà, la conservazione del patrimonio culturale e la promozione del turismo potranno e dovranno rappresentare un volano di sviluppo economico. Cultura e storia - ha concluso - sono due pietre miliari da cui ripartire per ricostruire un Libano solidale e prospero.”