ROMA - Un miliardo di persone nel mondo conve con la disabillità: è il 15% della popolazione globale e l'80% risiede nei Paesi delle macroaree povere del Pianeta. La povertà endemica, l'assenza pressoché totale di servizi essenziali, sommata all'altrettanto radicata assenza della consapevolezza dei propri diritti di cittadini, fa sì che una parte sempre più numerosa di esseri umani debba sopportare gli effetti terribili di squilibri e disuguaglianze economiche e ambientali. La disabilità e la povertà formano un mix micidiale, che spinge le persone in un tunnel oscuro, dal quale quasi sempre non si esce più. Sono circa 800 milioni le persone con disabilità che vivono nei Paesi più poveri del mondo. A molti di loro vengono quotidianamente negati i diritti umani di base.
Il lavoro sul campo di Sightsavers. Esistono tuttavia realtà organizzate, nel mondo della Cooperazione Internazionale, che affrontano da molti anni alcune specifiche patologie emarginanti, come la cecità infantile, provocata dal tracoma, un'infezione batterica che colpisce gli occhi, più specificatamente la congiuntiva e la cornea. E' altamente contagiosa ed è provocata dal batterio Chlamydia trachomatis, che si diffonde attraverso il contatto con gli occhi, le palpebre e le secrezioni di naso o gola delle persone infette. Una di queste realtà è Sightsavers Italia Onlus , che dal 1950 lavora per combattere, appunto, questa specifica patologia, soprattutto per riaffermare i diritti delle persone e lo fa in 30 Paesi del mondo tra i più poveri: dal Camerun alla Repubblica Demicratica del Congo, dal Benin, al Burkina Faso, al Mozambico, come in Sierra Leone, oppure in Asia, in Bangladesh, India, Pakistan e Yemen.
I progetti di aiuto e cura. Il tracoma colpisce 137 milioni di persone che rischiano ogni giorno di essere contagiati da questo batterio; 2 milioni di persone ne soffrono e il dolore per la perdita progressiva della vista, per l'emarginazione sociale e familiare che produce è atroce; 44 Paesi ne sono colpiti, la maggior parte dei quali sono in Africa. Il progetto di Sighsavers nasce per portare speranza, salute e vista alle persone più povere e dimenticate dell’Africa e dell'Asia, destinate a diventare cieche. Il lavoro dell'organizzazione umanitaria si concentra sui Paesi a basso e medio reddito. Nel 2020 sono state effettuate oltre 6 milioni di visite agli occhi nei Paesi in cui le équipe sono presenti; sono stati garantiti più di 42 milioni di trattamenti per prevenire e curare le malattie che portano alla cecità.
Circa la metà dei problemi di vista si può prevenire o curare. Nel mondo ci sono 2,2 miliardi di persone con problemi di vista, circa la metà dei quali si possono prevenire o curare. Si raccolgono fondi per garantire le operazioni agli occhi per coloro che ne hanno bisogno e si formano chirurghi e infermieri specializzati in malattie della vista. Grazie ai volontari di comunità, formati nei Paesi in cui Sighsavers opera, si distribuiscono farmaci per prevenire le malattie che portano alla perdita della vista. Un altro aspetto al centro dei progetti di aiuto è quello del diritto allo studo, al lavoro e - perché no - alla felicità.
Una storia che dura da 72 anni. I primi programmi - erano gli anni ’50 - sono cominciati in Kenya, Uganda, Ghana, Malawi, Zimbabwe e Nigeria, e altri paesi africani si sono poi aggiunti nei due decenni successivi. Negli anni ’60 e ’70 le attività si sono espanse in Asia, in particolare in India, Pakistan e Bangladesh. Più recentemente, nel 2018, è stato avviato un progetto anche nello Yemen, distribuendo medicine contro le malattie tropicali neglette. Un altro lavoro in Sri Lanka si è concluso nel 2016, segnando un traguardo straordinario con la costruzione e la formazione di i servizi di assistenza oculistica che hanno continuato a funzionare anche dopo la fine del progetto.
La vicenda di Isaac Kirungi . Isaac ha 27 anni e vive in Uganda. Ha perso la vista sette anni fa, dopo aver preso uno schiaffo in faccia da un insegnante. Ha dovuto lasciare la scuola e ha passato più di un anno stando seduto senza fare nulla e, come racconta lui stesso, “aspettando il giorno della mia morte”. Oggi studia cucito all’istituto professionale Bishop Mukasa e le sue prospettive per il futuro si sono trasformate. “Ho dovuto smettere di andare a scuola. Sono cieco da quando avevo 20 anni. Ero a scuola. Un insegnante mi ha dato uno schiaffo sugli occhi… proprio quell’insegnante avrebbe dovuto pagare alcune delle mie tasse scolastiche (per permettermi di frequentare la scuola inclusiva) ma non lo ha fatto, e mio padre non poteva permettersi di pagare perché è molto povero. Così ho dovuto smettere di andare a scuola e questo ha distrutto il mio futuro. Sono tornato a casa e sono rimasto lì, mi svegliavo, chiedevo patate dolci, mango, dormivo, mangiavo. È cosi che è andata in tutti questi anni. Avevo perso la speranza, aspettavo solo il giorno della mia morte. Un giorno qualcuno è venuto a casa mia, era uno dei membri della nostra chiesa. Mi ha detto di andare all’ufficio per le persone con disabilità del distretto di Hoima. Madame Edith – come una madre per me – mi ha fatto conoscere Sightsavers, mi ha detto che potevo imparare un mestiere senza pagare nulla. Madame mi ha portato a scuola e abbiamo iniziato ad imparare a cucire. Ero felicissimo".
E quella di Harriet. Che convive con una disabilità in Uganda e ciononostante sta ottenendo grandi risultati. Non vede e ha lottato tanto per poter studiare. E’ stata più fortunata di tanti altri bambini disabili perché ha avuto dei genitori affettuosi che l’hanno mandata a scuola. Ma col tempo anche loro sono stati influenzati dalla convinzione prevalente nella loro comunità e cioè che non valesse la pena di dare un’istruzione ai ragazzi disabili. Si sono sentiti dire da tutti: 'State sprecando il vostro tempo. Quella ragazza è inutile. Non può arrivare da nessuna parte. State sprecando i vostri soldi' ”. E da allora hanno smesso di pagare le tasse scolastiche. Harriet voleva avere l'opportunità di dimostrare le sue potenzialità e si è abituata ad essere ignorata. Racconta: “Quando ho lasciato la scuola, non potevo fare niente: coltivare, andare a prendere l’acqua, raccogliere legna da ardere o aiutare i miei genitori. Seduta a casa senza lavorare, senza poter fare niente, stavo male. Era difficile”. Eppure Harriet sentiva di avere delle potenzialità, aveva solo bisogno di un’opportunità per dimostrarle. Harriet si è iscritta a un corsoper imparare a fare dei maglioni. Il corso si è rivelato più difficile di quanto si aspettasse. Per lei era molto frustrante e piangeva spesso. Ha pensato anche di rinunciare, ma ricordandosi dei momenti difficili che aveva superato in passato ha deciso di insistere. Alla fine è riuscita a concludere il corso e oggi vuole essere di ispirazione e di aiuto per altre persone come lei.