Mondo Solidale

Africa, la progressiva rottura con l'Europa si accompagna con una faticosa "decolonizzazione del pensiero occidentale" e degli aiuti umanitari

Africa, la progressiva rottura con l'Europa si accompagna con una faticosa "decolonizzazione del pensiero occidentale" e degli aiuti umanitari
Il continente sta diventando anti-occidentale, soprattutto anti-europeo. "Un disastro diplomatico". Ma la Cooperazione italiana, sebbene con difficltà, si sta indirizzando verso il co-sviluppo solidale: un salto di qualità dall’aiuto alla collaborazione
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ROMA - Kehinde Andrews, accademico britannico, studioso della cultura delle popolazioni nere, africane e non solo, insegna presso la School of Social Sciences della Birmingham City Universit, ed è il primo professore che nel Regno Unito ha guidato un  programma dedicato a questo tema in Europa. Ha scritto: "Gli uomini bianchi morti sono venerati da molti come responsabili del progresso della civiltà. Ma questo cosiddetto progresso è avvenuto a spese di milioni di persone di colore. La disuguaglianza globale non è un incidente, è progettata per mantenere intatta la gerarchia della razza".

Il disastro diplomatico in Africa, sempre più anti-occidentale. Si tratta di affermazioni che accendono numerose "micce" sotto un dibattito sulla decolonizzazione della Cooperazione Internazionale, in atto in Europa. Un confronto che ha diversi versanti, da quello economico a quello politico-diplomatico, ma è anche molto condizionato da un'esigenza, diciamo così, "sottocutanea" della cosiddetta "decolonizzazione del pensiero occidentale" un po' in tutta Europa. Un'esigenza che dovrebbe essere accompagnata anche dallo sforzo, da parte dei Paesi africani e di tutti quelli dove è urgente intervenire, per sganciarsi dai meccanismi mentali occidentali, che bloccano ogni ragionamento inclusivo. A questo proposito, sul prezioso "sito aperto" dedicato ai fatti del mondo di RemoContro - coordinato da Ennio Remondino, già corrispondente Rai e reporter di guerra - c'è un articolo di Michele Marsonet - professore ordinario di Filosofia della scienza e metodologia delle scienze umane, vicerettore per le relazioni internazionali all'Università di Genova - dal titolo "Disastro europeo in Africa tra pessime eredità coloniali". Scrive: "L’Africa sta diventando sempre più anti-occidentale e, soprattutto, anti-europea. Si tratta di un vero e proprio disastro diplomatico, addirittura con l’espulsione di numerosi ambasciatori dell'Unione Europea".

Gli esempi di distacco più recenti. Ha cominciato il Ciad, alcuni giorni fa, ordinando all’ambasciatore tedesco di lasciare il Paese entro 48 ore. Il rappresentante di Berlino aveva criticato il governo di N’Djamena per i ritardi nell’indizione delle elezioni dopo l’ennesimo colpo di Stato. Sarebbe però soprattutto la Francia ad essere la più colpita da provvedimenti di interruzione dei rapporti diplomatici, che molti osservatori attribuiscono al fallimento della spedizione militare nel Sahel, con l'operazione Barkhane del 2014, quando regionalizzò la sua presenza militare nell'area in funzione anti-jihadista. All’ambasciatore di Parigi nel Mali sono state concesse 72 ore di tempo per lasciare il Paese. Stessa cosa in Burkina Faso. Anche qui il governo golpista ha intimato all’ambasciatore francese di sloggiare "perché non più affidabile". Dal governo di Ouagadougu è stata cacciata anche la diplomatica italiana Barbara Manzi, rappresentante dell’Onu nella capitale del Burkina Faso, dichiarata “persona non gradita”.

Pochi ancora sanno quanto la Cooperazione sia strategica. Insomma, tutto questo, non fa che confermare l'assenza di una strategia politica ed economica comunitaria rispetto all'Africa. La fondamentale funzione strategica della Cooperazione Internazionale è percepita solo a "macchia di leopardo" dai Paesi UE, con l'Italia tra i Paesi ultimi in classifica, in fatto di risorse per l'aiuto pubblico allo sviluppo. Che pure sono aumentate, anche se i contributi finanziari per lo sviluppo nei Paesi poveri crescono solo sulla carta, perché in realtà la maggior parte dei fondi vengono dirottati sul fronte del contenimento delle migrazioni. I Paesi più virtuosi (soprattutto più lungimiranti) restano: Lussemburgo, Norvegia, Germania, Svezia e Danimarca.

Il salto dall'aiuto alla collaborazione. Detto questo, va però anche riconosciuto all'Agenzia Italiana per la Cooperazione (AICS) il merito di sviluppare - per ora forse solo in linea teorica - un modello più moderno di Cooperazione internazionale, che si annuncia realmente "decolonizzante", indirizzato verso il co-sviluppo solidale, attraverso "partenariati paritari" e un maggiore possesso locale dei progetti che si vanno a realilzzare nei Paesi in cui si interviene. Dunque, il passaggio dalla logica dell’aiuto a quella della collaborazione, che è poi il nucleo del ragionamento politico-ideale relativo al tema della decolonizzazione. E' questa una traccia delineata da Emilio Ciarlo, responsabile  delle Relazioni istituzionali dell'AICS.

Il rovesciamento della prospettiva nell'aiuto solidale. L’Africa, così come tutti i Paesi a basso reddito oggetto di interventi della Cooperazione, subisce da sempre infatti, schemi che non riescono a valorizzare le sue ricchezze, sia materiali che immateriali dei luoghi e delle persone che s'incontrano. I portatori di aiuti propongono, anzi impongono, il proprio rapporto con l'ambiente, con le persone e le loro  comunità. Si mescolano malamente e in modo alterato i valori, i tratti culturali, le visioni del mondo e del futuro. In uno dei frequenti momenti di confronto tra le diaspore africane, ad esempio, si è citato Thomas Sankara, il rivoluzionario burkinabé, amato sostenitore del panafricanismo. Prima di essere ammazzato, tentò di affermare l'idea secondo la quale i popoli dell'Africa devono cercare la loro strada per la crescita e lo sviluppo attraverso la conoscenza e il racconto dei propri valori e delle proprie tradizioni. Fu il richiamo di un grande personaggio della storia africana, una voce potente che suscitò speranze in tutto il continente africano. Ma, sicuramente non a caso, quella voce fu fatta tacere.