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Kenya, 76 ragazzi hanno trovato una famiglia in affido grazie al modello sviluppato in 17 anni di lavoro in Italia

L'iniziativa della Fondazione l’Albero della Vita, che ha promosso la pratica dell’Affido familiare come strumento di protezione dei diritti dei minori fuori dalla famiglia e come valore alla solidarietà
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MILANO - A Nairobi 76 bambini e ragazzi hanno trovato una famiglia in affido. È questo il bilancio che Fondazione L’Albero della Vita - Kenya rende noto con l’avvicinarsi dell’Africa Day (il prossimo 25 maggio), la giornata in cui in tutto il mondo ricorda l’anniversario della fondazione dell’Organizzazione dell’Unità Africana (OUA).

Milioni di persone sotto la soglia della povertà. In Kenya, 19 milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e spesso la mancanza di risorse, unite a situazioni di disagio all’interno delle famiglie di origine portano tanti bambini ad essere allontanati dalla propria famiglia. “Stiamo lavorando di concerto con il Governo locale per togliere i bambini dagli istituti e dalle case famiglia affidandoli a familiari stretti o a famiglie affidatarie laddove possibile” – spiega Bonface Buluma, referente del progetto. “Quanto fatto in Kenya in questi anni da Fondazione l’Albero delle Vita rispecchia la nostra mission e volontà di proteggere l’infanzia. In Kenya abbiamo mutuato un modello di lavoro sviluppato in Italia grazie ad oltre 17 anni di attività e che nel tempo ha formato 350 famiglie affidatarie e trovato un affido adeguato a 251 bambini e ragazzi”.

L'iniziativa della Fondazione l’Albero della Vita. Collaborando con il governo keniota, ha attivato un programma di formazione digitale rivolto a 120 operatori governativi del Kenya del Department of Children’s Services e del National Council for Children’s Services - sul tema dell’affido familiare. Nel corso del 2022, attraverso una grande campagna di comunicazione nelle contee di Nairobi e Kiambu, Fondazione l’Albero della Vita ha promosso la pratica dell’Affido familiare come strumento chiave di protezione dei diritti dei minori fuori dalla famiglia e come valore alla solidarietà. “Oltre ad aver offerto supporto tecnico alle strutture del governo incaricate del sistema di Affido familiare abbiamo contribuito allo sviluppo di servizi di reintegrazione e al reclutamento e formazione delle famiglie affidatarie. I bambini accolti presentano spesso cicatrici emotive e fisiche, per questo, dopo la loro fase di collocamento è necessario assistere la famiglia affidataria anche attraverso un servizio di counseling psicologico” – spiega Buluma. “Stiamo lavorando anche per creare un’associazione di famiglie affidatarie in Kenya in modo da riuscire a condividere ancora di più pratiche ed esperienze”.

La storia di Kaikai. Kaikai è un uomo sposato che vive con la moglie e i loro cinque figli biologici. Kaikai e il suo collega stavano lavorando per un cliente a Kasarani quando hanno notato un neonato abbandonato sul ciglio della strada presso una discarica. La bambina era nascosta in un borsone da viaggio ed era senza vestiti. Kaikai e il suo collega sono riusciti a recuperare da una casa vicina uno scialle con cui hanno avvolto la piccolina per riscaldarla. Kaikai ha informato subito sua moglie che, in quel periodo, stava allattando il suo bimbo di 4 mesi. La donna si è resa disponibile ad allattare al seno la bimba trovata dal marito per farla crescere in modo sano. La piccolina è stata portata in ospedale ed è stato denunciato il suo abbandono alla polizia. Dopo aver ricevuto le cure mediche necessarie ed essersi stabilizzata, la bambina è stata affidata alla Children Care Institution dal responsabile per l’infanzia della contea mentre si attivavano gli sforzi per rintracciare la sua famiglia. Kaikai ha fatto presente che lui e sua moglie erano interessati a prendere in affido la bambina.

Il coinvolgimento della famiglia. Dopo aver compilato i moduli di richiesta, e presentato i documenti necessari, è stata effettuata una visita di valutazione a domicilio da parte di un volontario per la protezione dei bambini, del consulente di Tree of Life Kenya e dell’assistente sociale. La famiglia ha partecipato ad una lunga discussione sul grande impegno che stava per assumere e sulla natura temporanea dell’affido e si è resa disponibile nell’eventualità in cui la famiglia del bambino non fosse stata rintracciata. La famiglia e la loro abitazione sono state dichiarata idonee all’affido e la piccola è stata accolta con calore a casa anche dagli altri bambini della coppia. Kaikai ha partecipato a un corso di formazione per genitori affidatari condividendo la sua esperienza anche con altri genitori. L’assistente sociale di Tree of Life si è recata di recente presso la famiglia ed è stata lieta di scoprire che la bambina sta bene e si è inserita perfettamente in famiglia.

La storia di Eunice. Eunice aveva 12 anni quando è stata maltrattata fisicamente dalla madre con cui viveva a Nakuru. La situazione è stata denunciata al capo della comunità del villaggio in cui viveva ed è stata poi sottoposta ad un garante per l’infanzia. Eunice è stata salvata e affidata ad un centro dove è rimasta per 3 anni e mezzo. Durante la permanenza della ragazza nell’istituto, l’assistente sociale e il personale stavano lavorando per risolvere i conflitti presenti nella famiglia di Eunice e per garantire un processo di reintegrazione in casa senza problemi per la ragazza. Contemporaneamente una famiglia che visitava spesso il centro si è resa disponibile a prendere la ragazza in affido. È stata avviata la procedura ufficiale con il responsabile per l’infanzia della provincia e sono stati condotti alcuni corsi di formazione per la famiglia affidataria. Terminato il percorso la ragazza è stata affidata alla famiglia ed è stata aiutata nel proseguimento degli studi. Dopo un anno e mezzo, una volta risanata la situazione in casa, Eunice è stata reintegrata con successo e ad entrambe è stato offerto un sostegno psicosociale e scolastico.