ROMA - Al numero 405 della Quarantadueesima Est di New York, nel grattacelo dov'è la sede delle Nazioni Unite, vige un principio sacrosanto: quello dell' "uguaglianza sovrana". In altre parole, ognuno dei 193 Stati membri dell'Assemblea Generale può far valere la propria posizione sulle diverse questioni attraverso un voto, che vale uno: proprio in virtù di quel principio di '"uguaglianza sovrana". Insomma, nell'aula dell'Assemblea Generale, i voti si contano, non si pesano. Ma quel precetto - scolpito nell'articolo 9, particella 1, 18° paragrafo della Carta costitutiva del massimo organo sovrannazionale - risulta non esprimere mai la volontà delle maggioranze espresse dall'Assemblea Generale perché, se il principio dell'ugualianza sovrana resta un punto fisso nella Carta istitutiva dell'ONU, è altrettanto vero che le risoluzioni, i principi sanciti, le direttive, le prescrizioni emanate, sono rimaste solo dichiarazioni solenni, ma troppo spesso letteralmente ignorate e inapplicate.
E' scritto: "Educazione diritto fondamentale". Si potrebbe cominciare a ragionare sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948. Si contano a decine, se non a centinaia gli strumenti che l'organismo-Nazioni Unite ha adottato in questo ambito. Strumenti che contengono indicazioni, a volte anche inutilmente sansionatorie (perché poi ogni Stato ha fatto sempre come gli è parso e piaciuto, senza mai nessuna sanzione) affinché ovunque nel mondo ci sia il riconoscimento - ad esempio - del diritto all’educazione, allo studio, alla conoscenza, garanzie considerate essenziali, decisive per ogni essere umano. All’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, infatti, l’educazione viene addirittura individuata come un "diritto indispensabile" per lo sviluppo della personalità e della capacità di saper difendere il rispetto dei propri diritti e delle libertà personali fondamentali.
Sì, ma nel frattempo... Nel frattempo, si stima che in tutto il mondo i bambini che non frequentano la scuola elementare sono 123 milioni, cioè l'11,5% del totale dei giovani di età compresa tra i 6 e i 15 anni. Nessuno di loro ha accesso ad un’istruzione adeguata, esposti per questo a rischi gravissimi. Uno scenario globale tragico, dunque, popolato da chi ha tanto, addirittura troppo, e da chi ha poco, addirittura niente. Disuguaglianze educative che colpiscono soprattutto gli studenti dei Paesi più poveri, per i quali frequentare la scuola significa molto più che imparare a leggere, scrivere e imparare a contare. Vuol dire spesso avere la banale certezza di poter mangiare ogni giorno almeno un pasto completo, e vivere in un luogo protetto. Due sicurezze minime, che a molti possono bastare solo per cominciare a immaginare un futuro dignitoso, altrimenti segnato dalla fame o dal rischio di essere ammazzati da un momento all'altro.
Il diritto alla scuola è anche diritto a mangiare tutti i giorni. Con la chiusura delle scuole in numerosi Paesi in guerra o comunque interessati da situazioni emergenziali, oppure ambientali o di altra natura, a quei milioni di bambini è negato non soltanto quel fondamentale elemento regolatorio della vita quotidiana, che è l'andare scuola, ma nessuno di loro puà più usufruire dei pasti scolastici gratuiti, che è spesso la loro unica fonte di nutrizione. Per le bambine, poi, specie se lontane da un ambiente protetto, il rischio di essere esposte ad abusi sessuali, violenze e sfruttamento è altissimo. Altro dato importante in questo quadro complessivo è questo: nel 2020, il numero di bambini e di bambine costretti (perché di costrizione si tratta) ad abbandonare la scuola per andare a lavorare è salito a 160 milioni.
L'istruzione globale della GPE. A fronte di tutto questo, sorgono idee e iniziative per contrastare il fenomeno dell'abbandono scolastico e a favore di un sistema educativo globale più equo, considerato strategicamente come la premessa per evitare l'insorgere di altri gravi problemi globali destabilizzanti. Una di queste iniziative ruota attorno alla Partnership globale per l'istruzione (GPE) guidata da Laura Frigenti, ex direttrice dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo (AICS), con una lunga esperienza in importanti organismi internazionali, come la Banca Mondiale. Di fatto la GPE è un impegno di molti, condiviso per porre fine alla crisi mondiale dell'apprendimento. È l'unico partenariato e fondo globale dedicato interamente ad aiutare i bambini nei Paesi a basso reddito affinché ottengano un'istruzione di qualità, in modo che possano liberare il loro potenziale e contribuire a costruire un mondo migliore.
In 20 anni, 160 milioni di bambini in aula per la prima volta. di bambini Attorno alla GPE si riuniscono governi, insegnanti, società civile, donatori, agenzie delle Nazioni Unite, banche di sviluppo, imprese e fondazioni private per trasformare i sistemi educativi in modo che ogni ragazza e ragazzo possa avere speranza, opportunità e libertà di azione. Si aiutano, dunque, i governi dei Paesi poveri a costruire un servizio educativo più solido. Al momento, si supportano più di 85 Paesi e ci si concentra soprattutto per raggiungere i bambini più vulnerabili, comprese le ragazze, i bambini con disabilità e quanti sono colpiti da forme di povertà estrema a causa dei conflitti in atto. Dal 2002, 160 milioni di bambini in più nei Paesi partner GPE hanno messo piede per la prima volta in classe, più della metà dei quali ragazze. GPE è anche il più grande fornitore di borse di studio nella risposta globale, fornendo ai Paesi partner risorse vitali per garantire che l'apprendimento possa continuare in sicurezza.
Le prospettive fino al 2025. Entro il 2025, GPE sosterrà il cambiamento trasformativo in un massimo di 90 Paesi e territori, che ospitano 1 miliardo di bambini. "Trasformare l'istruzione - si legge nel documento diffuso della GPE - significa creare cambiamenti duraturi e ottenere un impatto su larga scala. Ci proponiamo di realizzare questo cambiamento trasformativo convocando partner, mobilitando fondi e catalizzando riforme per aiutare i paesi partner ad accelerare l'accesso, i risultati dell'apprendimento e l'uguaglianza di genere. Nel luglio 2021, il Global Education Summit ha messo GPE saldamente sulla strada per essere completamente finanziato entro il 2025, raccogliendo la cifra record di 4 miliardi di dollari dai donatori per la campagna Alza la mano di GPE. Al vertice, i capi di Stato e di governo dei Paesi partner hanno assunto impegni storici per il finanziamento dell'istruzione e GPE ha anche mobilitato un numero senza precedenti di impegni da parte di imprese, fondazioni private e banche di sviluppo.
La difesa dal rischio di matrimoni precoci. Un GPE interamente finanziato sosterrebbe i sistemi educativi trasformati in un massimo di 90 Paesi e territori, consentirebbe a un massimo di 175 milioni di bambini di apprendere e contribuirebbe a portare a scuola 88 milioni di ragazze e ragazzi in più entro il 2025. A lungo termine, questo investimento potrebbe aggiungere 164 miliardi di dollari alle economie dei paesi partner GPE, sollevare 18 milioni di persone dalla povertà e proteggere 2 milioni di ragazze dai matrimoni precoci.