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Povertà, ridurla nel mondo non è più un miraggio, alcuni Paesi sono sulla buona strada e gli Obiettivi dell'Agenda 2030 non sono poi così lontani

Il dossier dell''UNDP di Oxford apre spiragli di luce. A segnare piccoli traguardi sono Cambogia, Cina, Congo, Honduras, India, Indonesia, Marocco, Serbia e Vietnam
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ROMA – L'ultimo aggiornamento del Multidimensional Poverty Index (IMP) globale pubblicato dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e dall'Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI) dell'Università di Oxford dimostra che la riduzione della povertà è un obiettivo realizzabile. Tuttavia, la mancanza di dati completi sulla pandemia, pone una serie di sfide nella valutazione delle prospettive immediate. L’indice multidimensionale della povertà emerge dall’esame delle condizioni di deprivazione subite da una persona attraverso 10 indicatori relativi alla salute, all'istruzione e in generale al tenore di vita, offrendo così uno strumento per identificare chi è povero e in che misura lo è.

I Paesi dei piccoli traguardi. L'analisi delle tendenze dal 2000 al 2022, incentrata su 81 Paesi, rivela che 25 di essi hanno dimezzato con successo i livelli di povertà multidimensionale in 15 anni, dimostrando che è possibile ottenere rapidi progressi. A segnare questo piccolo ma importante traguardo sono stati la Cambogia, la Cina, il Congo, l'Honduras, l'India, l'Indonesia, il Marocco, la Serbia e il Vietnam. L'India è uno degli Stati che ha visto una notevole riduzione della miseria, con 415 milioni di persone che sono uscite dalla spirale dell'indigenza in soli 15 anni. 69 milioni di persone hanno migliorato la propria condizione economica e sociale in Cina e 8 milioni in Indonesia. Sono Paesi che hanno dimezzato il loro indice di povertà in un arco di tempo che va da quattro a dodici anni, dimostrando quindi che uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ovvero dimezzare la povertà entro 15 anni, non è poi così utopistico.

Il problema della pandemia. Nonostante queste tendenze incoraggianti, la mancanza di dati post-pandemia per la maggior parte dei 110 paesi coperti dal rapporto limita la comprensione degli effetti del Covid-19 sulla vita delle persone. Mentre si prova a raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dall'Agenda 2030, si può infatti notare che c'è stato un progresso costante nella riduzione della povertà multidimensionale prima della pandemia. Ma l'impatto del Covid-19 su alcuni campi come l'istruzione però è stato significativo, e dunque potrebbe avere anche conseguenze di lunga durata.

La Cambogia è il caso più incoraggiante. A giudicare dai pochi Paesi in cui i dati sono stati raccolti esclusivamente nel 2021 o 2022, cioè Messico, Madagascar, Cambogia, Perù e Nigeria, lo slancio verso la riduzione della povertà potrebbe essere continuato anche durante la pandemia. Cambogia, Perù e Nigeria hanno mostrato riduzioni significative nei loro periodi più recenti, offrendo la speranza che il progresso sia ancora possibile. In Cambogia, il caso più incoraggiante tra questi, l'incidenza della povertà è scesa dal 36,7 per cento al 16,6 per cento e il numero dei poveri si è dimezzato, passando da 5,6 milioni a 2,8 milioni in 7,5 anni, inclusi quelli della pandemia.

I bambini. Tuttavia l'incidenza a livello globale deve ancora essere misurata e a preoccupare sono soprattutto i bambini. In oltre la metà dei Paesi coperti non vi è stata alcuna riduzione statisticamente significativa della povertà infantile oppure l'indice di povertà multidimensionale è sceso più lentamente tra i più piccoli che tra gli adulti. Ciò suggerisce che la miseria infantile continuerà a essere un problema urgente, in particolare in relazione alla frequenza scolastica e alla denutrizione. "La sorprendente scarsità di dati sulla povertà multidimensionale è difficile da comprendere, figuriamoci da giustificare – commenta Sabina Alkire, direttrice dell'OPHI presso l'Università di Oxford – il mondo vacilla sotto un diluvio di dati e si sta preparando per la prossima era della crescita digitale. Eppure non abbiamo a disposizione numeri post-pandemia per i più poveri del mondo”.

La miseria nei diversi aspetti della vita quotidiana. L'indice di povertà multidimensionale globale non solo monitora la riduzione della povertà per influenzare le politiche pubbliche, ma mostra anche come le persone sperimentino condizioni di miseria in diversi aspetti della loro vita quotidiana: dall'accesso all'istruzione e alla salute, agli standard di vita come alloggio, acqua potabile, servizi igienici ed elettricità. Secondo il rapporto 2023, 1,1 miliardi di persone su 6,1 miliardi, poco più del 18 per cento, vive in condizioni di povertà multidimensionale acuta in 110 paesi. L'Africa subsahariana con 534 milioni di individui e l'Asia meridionale con 389 milioni ospitano circa cinque poveri su sei.

I Paesi a medio reddito. Quasi due terzi di tutti i poveri del mondo, ovvero 730 milioni di persone, vive in Paesi a medio reddito. Sebbene i Paesi a basso reddito costituiscano solo il 10 per cento della popolazione inclusa nell'indice di povertà multidimensionale, è qui che risiede il 35 per cento di tutti i poveri a livello globale. I minori di 18 anni rappresentano la metà di questa popolazione di indigenti, con 566 milioni. Il tasso di miseria tra i bambini è del 27,7 per cento, mentre tra gli adulti è del 13,4 per cento. La povertà colpisce prevalentemente le zone rurali, con l'84 per cento di persone senza mezzi né possibilità che vive nelle campagne. Le aree rurali sono più povere delle aree urbane in tutte le zone del mondo.

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