Burkina Faso, 5 milioni di persone sopravvivono grazie agli aiuti umanitari, la situazione peggiorerà entro settembre
ROMA – Cinque milioni di persone in Burkina Faso oggi non riuscirebbero a sopravvivere senza aiuti umanitari. Ad accendere i riflettori sul Paese africano dell’area del Sahel, in preda ad una grave crisi politica e sociale (area della quale fanno parte anche Mauritania, Mali, Niger e Ciad) è il Comitato Internazionale della Croce Rossa, presente in Burkina Faso dal 2019.
La crisi umana. Oltre 800 mila persone, in 26 città, hanno accesso limitato o nullo ai beni di prima necessità: acqua, cibo, servizi sanitari e igienici e questo ha provocato a una crisi alimentare senza precedenti. Circa 2,2 milioni di persone nel Paese soffrono la fame, ma secondo l’organizzazione la cifra raggiungerà i 3,3 milioni entro settembre 2023, se non si interviene subito per aumentare gli aiuti. Ma anche la fame non è uguale per tutti. Infatti 650 mila persone stanno affrontando quella estrema, il che significa che si contano già i primi morti per mancanza di cibo.
I finanziamenti. Il piano…
ROMA – Cinque milioni di persone in Burkina Faso oggi non riuscirebbero a sopravvivere senza aiuti umanitari. Ad accendere i riflettori sul Paese africano dell’area del Sahel, in preda ad una grave crisi politica e sociale (area della quale fanno parte anche Mauritania, Mali, Niger e Ciad) è il Comitato Internazionale della Croce Rossa, presente in Burkina Faso dal 2019.
La crisi umana. Oltre 800 mila persone, in 26 città, hanno accesso limitato o nullo ai beni di prima necessità: acqua, cibo, servizi sanitari e igienici e questo ha provocato a una crisi alimentare senza precedenti. Circa 2,2 milioni di persone nel Paese soffrono la fame, ma secondo l’organizzazione la cifra raggiungerà i 3,3 milioni entro settembre 2023, se non si interviene subito per aumentare gli aiuti. Ma anche la fame non è uguale per tutti. Infatti 650 mila persone stanno affrontando quella estrema, il che significa che si contano già i primi morti per mancanza di cibo.
I finanziamenti. Il piano di risposta umanitaria di quest'anno per il Burkina Faso è gravemente sotto-finanziato – denuncia il Comitato - con servizi nutrizionali finanziati a meno del 25 per cento del totale necessario per soddisfare i bisogni delle persone che soffrono la fame estrema. Continua ad aumentare il numero di strutture sanitarie inaccessibili a causa dell’insicurezza sociale e politica, con 195 chiusure nell'agosto 2022 rispetto alle 183 dell'agosto 2021. Concretamente significa che la popolazione non ha a disposizione i servizi sanitari essenziali né cure per la malnutrizione che dilaga nel Paese. A pagare il prezzo più alto sono sempre i più piccoli, infatti si stima che circa 400 mila bambini di età inferiore ai cinque anni soffriranno di malnutrizione acuta durante la stagione magra del 2023. Questa crisi ha anche un impatto negativo sull'istruzione in Burkina Faso, con oltre seimila scuole chiuse a causa del conflitto e dell'insicurezza in molte città.
La mancanza di sicurezza. Tutta la regione del Sahel è estremamente colpita dall'insicurezza. Diverse città del Burkina Faso, come Djibo, non sono raggiungibili via terra perché sono sotto blocco, così le persone non hanno la possibilità di acquistare beni di prima necessità come il cibo o di accedere ai servizi essenziali. Il Cadre harmonisé, uno strumento utilizzato nel Sahel e nell’Africa occidentale per l’identificazione e l’analisi delle aree a rischio di insicurezza alimentare, indica che, per la prima volta da quando si è iniziato a raccogliere i dati in questa regione africana, quasi 40 mila persone soffrono la fame estrema. A Djibo, dove la popolazione dipende dall’agricoltura, l'accesso ai terreni agricoli è così limitato che si è già avuta una diminuzione del 65 per cento della produzione alimentare tra il 2019 e il 2021. Sempre a Djibo, i centri sanitari operativi sono stati ridotti dell'83 per cento dall'inizio del 2022.
La testimonianza. "Di recente sono tornato dal Burkina Faso e ho assistito in prima persona alla gravità della situazione umanitaria. Diverse città, tra cui Djibo, sono sotto blocco, rendendo impossibile per le famiglie permettersi i beni di prima necessità. Un tempo Djibo era un noto mercato della regione, ora è quasi una città fantasma. Oltre il 70 per cento dei negozi è chiuso, non si vedono più capre o pecore in giro, racconta Modou Diaw, vicepresidente regionale per il Comitato Internazionale della Croce Rossa per l’Africa occidentale. "Ho incontrato una madre che mi ha fatto conoscere la sua bambina di 19 mesi, Leonardine. È nata a Djibo nel gennaio 2022, pesava solo 900 grammi. Con l'aumento dell'insicurezza alimentare e della malnutrizione grave, le nascite sottopeso sono sempre più diffuse. Le possibilità di sopravvivenza di Leonardine erano estremamente basse, eppure oggi è qui con noi grazie alle incubatrici che il Comitato è riuscito a portare in città”, conclude Diaw.