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Rwanda, per l’agricoltura avviata la strategia per ampliare i finanziamenti e l’accesso ai mercati

La rivista “Africa e Affari”: si prevede di raddoppiare gli investimenti in un programma quinquennale dell’Alleanza per una rivoluzione verde in Africa (Agra). Le ombre del “filantrocapitalismo”
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ROMA – Si apprende da Africa e Affari, la rivista sul continente del futuro, diretta da Massimo Zaurrini – che, secondo Jean Jacques Mbonigaba Muhinda, capo regionale dell’Agra per l’Africa orientale e meridionale (l’organismo per lo sviluppo dell’agricoltura) parte dei finanziamenti è sostenuta da Usaid, Bill & Melinda Gates Foundation e Mastercard Foundation, tra gli altri. “In realtà stiamo pianificando di investire tra i 40 ei 50 milioni di dollari nei prossimi cinque anni in Rwanda, che sarà più o meno il doppio rispetto a quanto abbiamo investito nell’ultima strategia”, ha affermato Mbonigaba.

La strategia di Agra. “Agra ci sta aiutando a raggiungere altri finanziatori e collaborazioni affini per aiutare ad accedere ai mercati, migliorare la nostra produzione e avere prodotti tangibili di buona qualità e quantità”, ha detto Jean Chrysostome Ngabitsinze, ministro del Commercio e dell’Industria del Rwanda durante il lancio della nuova strategia a Kigali, che si concentrerà sul sostegno alle aziende piccole, informali e sottofinanziate, con un’attenzione particolare alle Pmi guidate da giovani e donne. La strategia nazionale Agra per il Rwanda 2023-2027 si concentrerà anche sulla creazione di opportunità di lavoro per i giovani e le donne nella catena del valore dell’agricoltura.

I posti di lavoro creati. Con il progetto, Agra Rwanda sta cercando di creare 132.000 posti di lavoro appaganti e dignitosi per giovani e donne attraverso investimenti e rafforzamento di percorsi lavorativi a loro vantaggio. In questo, l’alleanza ha selezionato quattro linee di business complementari e integrate che includono i sistemi di sementi, l’agricoltura sostenibile, i mercati e il commercio inclusivi (Imt) e la capacità politica e statale (Psc). Oltre alle quattro linee di business, Agra e i suoi partner hanno selezionato tre aree trasversali come l’inclusività (consentendo alle donne e ai giovani di contribuire all’agricoltura per il loro empowerment economico), adattamento ai cambiamenti climatici (attrezzando gli agricoltori e rafforzando i sistemi alimentari per assorbire e riprendersi dagli shock) e nutrizione (migliorando i risultati nutrizionali diversificando le colture e garantendo la disponibilità di cibo).

La costruzione di un sistema di sementi. La linea di business principale per il Rwnda per la strategia 2023-2030 è mercati e commercio inclusivi (Imt), mentre viene integrata da altre linee di business per supportare il Paese nella costruzione di mercati inclusivi e competitivi attraverso il valore aggiunto e il commercio. Secondo Mbonigaba, l’obiettivo generale della nuova strategia è costruire sui risultati della strategia precedente, in cui Agra ha investito più di 20 milioni di dollari negli ultimi cinque anni dal 2017. In questa strategia, l’attenzione si è concentrata principalmente sulla costruzione di un sistema di sementi per il Rwanda in termini di supporto alle aziende private”.

Il ruolo delle piccole e medie imprese. “Entrando nella nuova strategia 2023-2027 – ha concluso Mbonigaba - passeremo al prossimo livello di investimento e ci concentreremo sul rafforzamento della capacità delle piccole e medie imprese impegnate nel settore agroalimentare, principalmente nella produzione di sementi, nella lavorazione delle sementi, nella commercializzazione delle sementi, in altre input e altre tecnologie, e persino le piccole e medie imprese che sono coinvolte in attività di mercato come l’elaborazione, lo stoccaggio, l’aggiunta di valore e il prelievo, tra gli altri”. 

Ma attenti alle ombre del “filantrocapitalismo”. A margine del prezioso contributo di Africa e Affari, vale la pena anche ricordare le analisi e le riflessioni contenute in un altrettanto prezioso saggio di Nicoletta Dentico, “Ricchi e buoni, le trame oscure del filantrocapitalismo”. “L’economia globale contemporanea – scrive la giornalista esperta di Cooperazione internazionale e diritti umani -poggia sulla reinvenzione del progetto di colonizzazione...per nuove missioni civilizzatrici”. Più in generale, nell’ambito dello sviluppo agricolo, il saggio della Dentico sottolinea come l’enfasi umanitaria delle grandi Fondazioni sia ispirata più che altro da interessi legati alla vendita delle sementi (delle quali poi non si può più fare a meno) oltre che dalla volontà più strategica di condizionare politicamente i governi. Anzi proprio di sostituirsi a loro.   

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