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Attorno ai tavoli di Camp David e di Johannesburg si discute su un futuro più equo e redistributivo delle ricchezze globali. O no?

Il vertice delle economie emergenti (Brics) nella capitale Sudafricana dove si dice di immaginano cambiamenti geopolitici. Saranno nuove geografie delle influenze o vera solidarietà per l’80% dei poveri del mondo?
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ROMA – Le nuove geografie politiche ed economiche globali, il futuro delle aree d’influenza sui mercati, le sorti delle moltitudini umane (a occhio e croce circa 290 milioni di persone) che fuggono da dove sono nate e dove vivevano: sono temi di queste giornate, quando Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica – l’ormai noto quintetto Brics, che rappresenta un quarto dell’economia globale e il 42% della popolazione mondiale – comincia oggi il suo confronto a Johannesburg, mentre nel frattempo a Camp David si conclude il vertice tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

Una nuova era della Cooperazione? Giustamente, l’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – sottolinea come “la competizione strategica tra Washington e Pechino si combatte anche a colpi di summit” e in questo caso più precisamente sul terreno di una “nuova era della Cooperazione”. Le parole del presidente cinese, ch…

ROMA – Le nuove geografie politiche ed economiche globali, il futuro delle aree d’influenza sui mercati, le sorti delle moltitudini umane (a occhio e croce circa 290 milioni di persone) che fuggono da dove sono nate e dove vivevano: sono temi di queste giornate, quando Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica – l’ormai noto quintetto Brics, che rappresenta un quarto dell’economia globale e il 42% della popolazione mondiale – comincia oggi il suo confronto a Johannesburg, mentre nel frattempo a Camp David si conclude il vertice tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

Una nuova era della Cooperazione? Giustamente, l’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – sottolinea come “la competizione strategica tra Washington e Pechino si combatte anche a colpi di summit” e in questo caso più precisamente sul terreno di una “nuova era della Cooperazione”. Le parole del presidente cinese, che considera ormai “disfunzionale” il sistema di governo globale, lasciano immaginare (ma solo immaginare, per ora, non prevedere) diversi approcci nella gestione futura dell’economia planetaria, orientata verso valori di solidarietà, sostenibilità e scelte redistributive del benessere e della ricchezza. All’incontro di Johannesburg non ci saranno solo rappresentanti del celebre quintetto: attorno a quel tavolo ci saranno i rappresentanti di 69 Paesi, compresi tutti i 54 Stati africani. 

La domanda da porsi. Ora però la domanda da porsi è la seguente: al di là dei bracci di ferro tra Usa e Cina, sappiamo noi come e quanto i due colossi in competizione sui diversi modi di pensare i nuovi assetti geopolitici globali abbiano davvero a cuore le sorti future delle popolazioni diseredate? E come si sta pensando a quell’80% che bussa sempre più frequentemente alle porte del 20% degli abitanti della Terra? Insomma, il rischio (e il sospetto) che tutto ristagni invece nell’ambito di una contesa solo per gli spazi di influenza politica e di manovra economica, rimane. Non è superfluo ricordare, infine, che – secondo le stime di numerose Organizzazioni umanitarie - c’è ancora l'1% della popolazione mondiale che detiene quasi la metà dei patrimoni del mondo e che la quota di ricchezza nelle tasche dello stesso 1% dei milionari e miliardari del Pianeta non fa che crescere. Di anno in anno.

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