Marocco, la testimonianza degli operatori umanitari: “La situazione è ancora difficile nei villaggi montani, servono acqua, prodotti igienici, coperte”
MARRAKESH – “Nei villaggi di montagna intorno a Marrakesh – scrive dal Marocco Chiara Bogoni che fa parte dello staff della Ong CESVI – la situazione resta estremamente difficile. La popolazione si è rifugiata per lo più nelle tende o in alloggi precari d’emergenza, ma ha bisogno di tutto, dai materassi, agli utensili per cucinare”. Chiara Bogoni si trova nella provincia di El-Haouz, a Sud di Marrakesh, dove l’Ong è attiva per portare supporto dopo il terremoto che, esattamente 12 giorni fa, ha colpito il Marocco provocando oltre 2.900 e più di 5.600 feriti.
I disastri peggiori nelle zone popolate. L’impatto del terremoto sulle abitazioni è stato devastante sia nelle zone più densamente popolate di Marrakech che nei villaggi rurali e montani dell’Atlante. Oltre 300.000 le persone colpite in maniera diretta dalla catastrofe, tra queste anche oltre 100.000 bambini. “Sono più di 82.000 le persone che hanno perso la propria casa – racconta ancora Chiara Bogoni - e migliaia di famiglie sono costrette a dormire all’aperto o in accampamenti improvvisati: servono acqua, prodotti igienici e sanitari, tende e coperte calde, per via della forte escursione termica”.
I programmi di aiuto alla popolazione. Fondazione CESVI, assieme ai partner locali in Marocco si è subito mobilitata per portare gli aiuti più urgenti. Il team d’emergenza dell’Ong è sul campo nelle province di Marrakech e Agadir per analizzare le necessità della popolazione, senza escludere le urgenze che riguardano i servizi di protezione e il supporto emotivo e piscologico. “Stiamo preparando un programma di aiuto capace di sostenere le migliaia di persone in stato di shock post traumatico, gente che ha perso tutto, oltre che gli affetti più cari e quelle che sono state estratte salve dalle macerie affinché comincino ad elaborare il trauma subito per quanto accaduto. Il programma sarà particolarmente dedicato ai bambini, per cui – conclude la Bogoni – intendiamo creare dei luoghi di ritrovo inclusivi”.