ROMA – Il Sud Sudan, la nazione più giovane del mondo, registra il quarto più alto tasso di suicidi in Africa. Il primato spetta al regno del Lesotho, piccola monarchia costituzionale di re Letsi III; al secondo posto c’è la Guynea equatoriale; al terzo posto, il Regno di eSwatini (ex Swaziland), monarchia assoluta di Mswati III; al quarto il Sud Sudan, la più giovane delle 54 nazioni africane, nata dopo un referendum che sancì la separazione dal Sudan, nel 2011. Secndo i dati resi noti dall’OMS, un quinto della sua popolazione è affetto o è a rischio di sviluppare disturbi mentali, dopo decenni di conflitti e instabilità che hanno evidentemente avuto un effetto devastante sulle persone. La maggioranza dei Sud Sudanesi affrontano quotidianamente numerose difficoltà dovute alla povertà, alla carenza di servizi di base, a sfollamenti improvvisi, ai cambiamenti climatici, all'insicurezza.
Servizi sociali quasi inesistenti. Questa difficoltà ha generato un malessere psicosociale che colpisce buona parte della popolazione. Nonostante la crescente consapevolezza dell’importanza della salute mentale, in Sud Sudan la comprensione e l’accettazione di questo genere di disturbi sono ancora estremamente limitate, i servizi dedicati sono quasi inesistenti, la disponibilità di personale qualificato per la diagnosi ed il trattamento di questo tipo di patologie è ridotta.
L’espansione dei servizi alla salute mentale. Il Mental Health and Integration for Development (M(H)IND) - finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) e dalla Fondazione Stavros Niarchos, rappresenta la prima iniziativa interamente dedicata all’espansione integrata di servizi di salute mentale a livello comunitario, primario e secondario, pienamente incorporata nel sistema sanitario locale.
Come fornire competenze essenziali. Jacopo Rovarini, operatore di Amref Health Africa e Coordinatore del Progetto M(H)IND ha contribuito a realizzare la prima attività. Un corso di formazione basato sul “Self Help Plus (SH+)”, un intervento psicologico sviluppato dall'OMS con l’intento di fornire competenze essenziali per meglio gestire lo stress e affrontare le avversità a coloro che si trovano in uno stato di malessere psicologico, e così prevenire un deterioramento del loro stato di salute mentale. Il corso è stato realizzato dal capofila Amref in collaborazione con Health Right International.
Ma non ci sono priorità più importanti? Perché è importante investire nella salute mentale in un Paese come il Sud Sudan? Non ci sono priorità più importanti? Jacopo Rovarini, risponde: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità dice che non esiste salute senza salute mentale, che è parte integrante e fondamentale del benessere di ogni individuo, ad ogni latitudine. È pur vero - ha aggiunto Rovarini – che le prime sei cause di mortalità nel Paese sono rappresentate da malattie trasmissibili (es. infezioni respiratorie e gastro-intestinali, malaria, HIV/AIDS e tubercolosi) o condizioni materno-infantili (es. complicazioni neonatali). La salute mentale, invece, non figura tra le principali cause di mortalità, nonostante qui si registri il quarto tasso più elevato di suicidi del continente africano, ma è un importante fattore di morbilità e disabilità”.
Quali sono le stime? “I disturbi di natura mentale, neurologica o legati all’abuso di sostanze – dice ancora Rovarini di Amref – sono tra i primi fattori determinanti morbilità e disabilità nel paese. Basti pensare che si stima che questi, da soli, causino 191.000 anni vissuti con disabilità dalla popolazione sud sudanese ogni anno – un fardello poco inferiore all’intero peso rappresentato dall’insieme di tutte le malattie infettive e parassitarie. Ciò non sorprende – ha aggiunto il rappresentante di Amref – poiché la stessa OMS ritiene che in contesti come quello del Sud Sudan, caratterizzato da fenomeni pluriennali di conflitto, deprivazione e violenza di varie entità, oltre un quinto della popolazione soffra o sia a rischio di sviluppare disturbi psicologici, psichiatrici, comportamentali o neurologici. Ciononostante, questo ambito di assoluto rilievo sociale e di sanità pubblica non riceve la considerazione e gli investimenti che merita”.
Il trattamento della salute mentale in Sud Sudan. “C’è ancora un’estrema scarsità di specialisti, operatori qualificati e servizi dedicati alla salute mentale - sottolinea Jacopo Rovarini – si contano solo quattro psichiatri (uno di recente formazione) e una trentina di psicologi tra gli oltre 12 milioni di sud sudanesi; un solo reparto di psichiatria, nella capitale Giuba; e meno di 1.000 pazienti con disturbi mentali gravi assistiti dal sistema sanitario nazionale all’anno”.