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Afghanistan, il reparto di maternità nella valle del Panshir e le numerose culle tra quelle montagne, per una sanità dignitosa per chiunque

Massimo Grimaldi 
E’ il Centro gratuito di EMERGENCY costruito e attrezzato a misura di mamme e bambini, con ambulatori, sale parto, terapia intensiva. Garantita l’assistenza pre- e post-natale di qualità
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ROMA – C’è un reparto di maternità sulle montagne dell'Hindu Kush, in Afghanistan. E’ il Centro gratuito di EMERGENCY costruito e attrezzato a misura di mamme e bambini - con ambulatori, sale parto, terapia intensiva - per garantire assistenza pre- e post-natale di qualità. Che è poi lo spirito che ha da sempre ispirato l’azione di Gino Strada: "I diritti degli uomini devono essere di tutti sennò chiamateli privilegi", diceva spesso. Insomma, lassù, nelle “culle tra le montagne” della Valle del Panshir, le madri possono dare alla luce i loro figli in modo sicuro.

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Quell’ospedale sulle montagne die Panshir. Tutto è cominciato con una vecchia Uaz, un’auto fuoristrada leggendaria, che si trova ancora orgogliosamente nel giardino dell’ospedale ad Anabah, a circa 100 km a Nord della capitale, Kabul. È anche grazie a questo mezzo indistruttibile se 20 anni fa i primi staff di Emergency sono riusciti ad attraversare la valle del Panshir e ad aprire il primo ospedale in Afghanistan. Ad Anabah, un piccolo villaggio di case di fango ai piedi delle montagne dell'Hindu Kush, è stata trasformata una vecchia caserma in un vero e proprio ospedale, completo di pronto soccorso, sale operatorie, corsie e farmacia, oltre a lavanderia, stireria camera, mensa e docce.

I tubi di scarico con i cannoni dei carri armati. All’arrivo dei primi operatori di Emergency non c'erano materiali per ristrutturare la struttura, quindi è stato obbigatorio lavorare con ciò che la guerra aveva lasciato sul terreno. Dai veicoli anticamente utilizzati per il trasporto delle cisterne sono state realizzate delle travi per il soffitto; con le casse di legno che contenevano malte è stata costruita la copertura del tetto; dai cannoni dei carri armati sono stati ricavate le condutture per gli scarichi. Dopo aver percorso migliaia di chilometri, sono cominciati ad arrivare camion con farmaci, attrezzature e macchinari. E poi l'arrivo dei primi feriti, che hanno cominciato a riempire le sale operatorie e le corsie. Finora nell’ospedale sono state curate oltre 300.000 vittime della guerra.

La striscia rossa lungo le pareti dipinte. E’ il tracciato che indica graficamente la ragione per cui si percorrere questa strada: portare aiuto a chi è malato e a chi ne ha più bisogno. Dopo vent'anni si continua così a percorrere tanti chilometri anche se non più con la stessa Uaz di allora. Le ambulanze di Emergency trasferiscono i feriti dai posti di primo soccorso e il personale dedicato continua a fornire cure gratuite, nonostante tutto. “A volte è davvero dura – confessano medici, infermieri e personale dell’ospedale – ma non abbiamo intenzione di fermarci”.

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