BEIRUT – “Come organizzazioni umanitarie, siamo profondamente preoccupate e indignate per il fatto che alcuni dei maggiori donatori si siano uniti per sospendere i finanziamenti all’UNRWA, il principale fornitore di aiuti per milioni di palestinesi a Gaza e nella regione. Ciò avviene nel contesto di una catastrofe umanitaria in rapido peggioramento a Gaza.
A rischio 2 milioni di civili. La sospensione dei finanziamenti da parte degli stati donatori avrà un impatto sull’assistenza salvavita per oltre due milioni di civili, più della metà dei quali sono bambini, che dipendono dagli aiuti dell’UNRWA a Gaza. La popolazione si trova ad affrontare la fame, la carestia incombente e l’epidemia di malattie a causa dei continui bombardamenti indiscriminati e della deliberata privazione degli aiuti a Gaza da parte di Israele.”
La denuncia di INTERSOS. Questa la denuncia sottoscritta e diffusa da una ventina delle maggiori ONG internazionali, INTERSOS la sola italiana, impegnate nel disperato tentativo di alleviare le sofferenze del popolo palestinese a Gaza. La denuncia è una risposta alla posizione assunta da diversi Paesi donatori dell’UNRWA, tra cui l’Italia, di sospendere i finanziamenti all’Agenzia, un congelamento dei fondi che mette in seria difficoltà l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel proseguire il suo impegno nella Striscia di Gaza. La decisione dei Paesi donatori fa seguito alla denuncia di Israele secondo cui 12 dipendenti dell’Agenzia sarebbero stati coinvolti negli attacchi del 7 ottobre.
Il lavoro svolto dall’UNRWA. L'Agenzia è stata istituita alla fine del 1949 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite dopo il primo conflitto arabo-israeliano scoppiato in seguito alla creazione dello Stato di Israele nel maggio 1948. UNRWA (Agenzia ONU di supporto ai palestinesi in Medio Oriente) ha il mandato di fornire assistenza umanitaria e protezione ai rifugiati registrati nella sua area di operazione (Striscia di Gaza, Cisgiordania, Giordania, Libano e Siria), “in attesa di una soluzione giusta e duratura alla loro situazione”. I palestinesi sono l’unico popolo che non rientra nel mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, UNHCR.
Il passato e il presente. Più di 750.000 palestinesi furono cacciati dalle loro terre tra l'aprile e l'agosto del 1948, per consentire la creazione di Israele. Oggi circa 5,9 milioni di palestinesi sono registrati presso l’Agenzia, di cui quasi 1,7 milioni a Gaza, e sopravvivono grazie ai suoi servizi di istruzione, assistenza sanitaria, servizi sociali, infrastrutture dei campi, microfinanza e aiuti di emergenza, anche in tempi di conflitto armato. Più di 540.000 bambini studiano nelle scuole dell'UNRWA. Nella Striscia di Gaza sotto il blocco israeliano, rafforzato il 9 ottobre dopo l’inizio della guerra, più di due milioni di persone dipendono interamente dagli aiuti umanitari, che affluiscono nel territorio palestinese sotto stretto controllo dello Stato ebraico. Per il suo lavoro l’Agenzia è finanziata quasi interamente da contributi volontari degli Stati, ragione per cui la sospensione di queste donazioni avrebbe un peso drammatico sul suo lavoro.
La risposta di UNRWA alle accuse. L'Agenzia sarebbe stata informata domenica 21 gennaio dalle autorità israeliane delle accuse contro alcuni dei suoi dipendenti. Accuse rese pubbliche venerdì 26. il giorno in cui la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha emesso la sua decisione sulle misure provvisorie nel caso di genocidio tra Sud Africa e Israele, ordinando in particolare allo Stato ebraico di “prendere tutte le misure per impedire che si compia, contro i palestinesi di Gaza, qualsiasi atto che rientri nel campo di applicazione dell’articolo II della Convenzione sul genocidio”.
I licenziamenti immediati. UNRWA ha comunque reagito prontamente, venerdì 26 gennaio 9 dei 12 dipendenti indicati da Tel Aviv sono stati licenziati, 1 risulta morto sotto i bombardamenti e 2 non sono ancora stati identificati. Inoltre, l’ONU ha aperto un’’indagine.
La reazione dei Paesi donatori. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che sospenderanno temporaneamente qualsiasi finanziamento all'Agenzia, affermando di essere estremamente preoccupati per le accuse contro dodici dei suoi dipendenti. Altri paesi hanno seguito direttamente le orme del primo donatore bilaterale dell'UNRWA, tra cui Italia, Australia, Canada, Gran Bretagna, Germania, Paesi Bassi e Finlandia. La Svizzera e la Francia hanno dichiarato che attendono chiarimenti sulla questione prima di prendere future decisioni di finanziamento. Irlanda e Norvegia hanno espresso orrore per le accuse, ma si sono rifiutati di sospendere i finanziamenti, così come l’Unione Europea.
La politica di Israele rispetto all’UNRWA. Israele, che è sempre stato molto critico nei confronti dell'agenzia dell'ONU, ha dichiarato sabato che non vuole più che essa svolga alcun ruolo a Gaza dopo la guerra. In un comunicato, il ministro degli Esteri dello Stato ebraico, Israel Katz, ha auspicato di “fermare” tutte le attività dell'Agenzia”. In queste ore il Primo Ministro Netanyahu ha dichiarato di voler sostituire UNRWA con l’esercito israeliano.
I funzionari rimasti uccisi. In quattro mesi di guerra 152 membri del personale dell'UNRWA sono già stati uccisi e 145 strutture dell'Agenzia sono state danneggiate dai bombardamenti.