Sicurezza e autonomia alimentare: si premiano le comunità agricole dai saperi antichi
ROMA – Cosa ci fanno, tutti assieme, i rappresentanti della comunità GIAHS, provenienti da Brasile, Ecuador, Corea del Sud, Italia, Tanzania e Tunisia, e poi un leader pastore dei Maasai, una contadina indigena di Cotacachi (Ecuador) e una subacquea haenyeo dell'isola di Jeju, nella sede della Fao a Roma? . Venerdì prossimo – 31 ottobre – racconteranno le loro storie e mostreranno come il patrimonio agricolo abbia la funzione di laboratorio vivente per la sostenibilità, dove innovazione e saperi tradizionali vanno di pari passo per proteggere la biodiversità, rafforzare la sicurezza e l’autonomia alimentare e preserva l'identità culturale.
Cos’è la comunità GIAHS. È l’acronimo di Globally Important Agricultural Heritage Systems, sono cioè sistemi agricoli tradizionali gestiti da comunità locali, che si basano su un legame profondo tra l'uomo e l'ambiente e riconosciute dalla Fao. Le comunità mantengono in vita pratiche sostenibili, che garantiscono sicurezza e autonomia alimentare, agro-biodiversità, e l'uso di conoscenze e culture tradizionali.
La premiazione. Nella sede della FAO, dunque, ci sarà la cerimonia di premiazione 2025 dei Sistemi GIAHS, nel quadro dell '80° anniversario della FAO e in vista della COP30, la Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che si terrà a Belém, in Brasile, dal 10 al 21 novembre prossimi. L'evento celebrerà 28 sistemi del patrimonio agricolo in 14 paesi che sono stati ufficialmente designati come sistemi del patrimonio agricolo di importanza globale (GIAHS) negli ultimi due anni, che ora sono 102 in tutto il mondo. La cerimonia sarà aperta da un messaggio del Direttore Generale della FAO QU Dongyu.