ROMA – L’estate del 2014 di fatto non ci fu. Le piogge e i cieli nuvolosi decretarono la sua fine prima di Ferragosto. Fu una stagione meteorologicamente anomala, ma promotrice di grandi novità: in quelle giornate infatti, esattamente l’11 agosto, la Gazzetta Ufficiale pubblicò una nuova legge che riformulava le attività, il riassetto complessivo e il ruolo stesso della Cooperazione italiana nel mondo. Fu il risultato di un lungo lavoro di studiosi e parlamentari. Alla guida del governo in quel momento c’era Matteo Renzi, appena succeduto a febbraio ad Enrico Letta, al culmine di burrasche politiche interne al PD ricordate con due frasi-simbolo pronunciate da Renzi: “uscire dalla palude” e “Enrico stai sereno”.
I primi 10 anni dell’AICS. La legge nata in quell’estate è la numero 125. Al suo interno contiene una delle maggiori novità, rispetto al passato: l’istituzione dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Svilpuppo (AICS), di cui quest’anno ricorre il decennale. Nelle intenzioni le nuove norme avrebbero dovuto cambiare (come in gran parte sta riuscendo a fare) l’immagine dell’Italia nel mondo, proponendosi come attrice a sostegno dei Paesi a basso reddito, con un approccio certamente solidale ma, per forza di cose, anche ispirato alle logiche e alle regole della diplomazia. Regole legate ad interessi economici e geopolitici nazionali.
L’idea di un’Italia alla ricerca di un nuovo modo di stare al mondo. La formulò in un’intervista nel dicembre 2013 a Repubblica Lapo Pistelli, otto mesi prima dell’entrata in vigore della legge 125, quando ricopriva la carica di vice ministro degli Esteri. “La visibilità del nostro Paese sulla scena internazionale – ci disse - è a volte appannata, il suo ruolo altre volte screditato”.
Una “Signora” riconoscibile. E aggiunse: “La Cooperazione ha avuto un'evoluzione negli anni. Si sono moltiplicati i soggetti che intervengono in questo campo e dunque, tra le altre cose, c'è stato bisogno di mettere ordine e di creare una regìa unica, una sorta di "Signora Cooperazione", riconoscibile e che avesse il quadro esatto della situazione. La novità più importante – annunciò Pistelli - sarà, infatti, la nascita di un'Agenzia, una sorta di "vascello corsaro", con poteri operativi, che risponda agli indirizzi generali della politica, sul modello di altre strutture europee”, alludendo alla AFID in Gran Bretagna, alla AFD in Francia e alla GIZ in Germania.
La ripartizione geografica delle risorse. E così, il 1° gennaio 2016, nacque l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo AICS, ereditando dalla Farnesina la Direzione Generale che aveva lo stesso nome , la DGCS, ben 452 progetti di Cooperazione, sia per lo sviluppo che per l’emergenza per un valore di 461,4 milioni di euro. Risorse che ebbero la seguente ripartizione geografica:
- Africa 45,3%
- America Latina 12,2%
- Asia 22,4%
- Medio Oriente 12,3%
- Europa 7,5%.
L’aumento di strumenti e competenze. Negli anni successivi, l’AICS s’è rafforzata nelle capacità, nelle competenze e negli strumenti; ha aumentato i progetti gestiti, arrivando alla fine del 2025 ad amministrare 1.662 programmi (sia di sviluppo che destinati alle emergenze di ogni sorta nel mondo) per un controvalore di 3,4 miliardi di euro.
Le priorità del Piano Mattei. Quanto alle aree di intervento, in linea con le priorità definite dal Piano Mattei e dal Documento triennale di programmazione e indirizzo 2024-2026
- l’impegno in Africa è aumentato (56,1%)
- quello in Medio Oriente (20,3%)
- Europa (10%), soprattutto Ucraina e Moldova
- America Latina (5,9%)
- Asia (3,7%).
Cresciuti anche i settori di intervento. Rispetto ai settori, in dieci anni sono aumentati sensibilmente gli interventi di emergenza e si sono consolidati quelli nelle aree di expertise tradizionale della Cooperazione italiana: agricoltura, governo e società civile, salute, educazione.
Le sedi operative
Nel 2016 erano attive 16 Unità Tecniche Locali (UTL): Tunisi, Il Cairo, Khartoum, Addis Abeba, Nairobi, Dakar, Yangon, Maputo, Tirana, Gerusalemme, Beirut, Kabul, Islamabad, Hanoi, La Paz, San Salvador. Oggi le UTL sono diventate 20 vere e proprie Sedi dell’Agenzia,
- di cui 10 in Africa: Ouagadougou, Abidjan, Addis Abeba, Il Cairo, Nairobi, Maputo, Niamey, Dakar, Tunisi, Kampala,
- 3 in Medio Oriente: Amman, Beirut, Gerusalemme
- 2 in Asia: Islamabad, Hanoi
- 3 in America Latina: Bogotà, L’Avana, San Salvador
- 2 in Europa: Tirana, Kiev.
Le Sedi AICS lavorano in costante raccordo con le Ambasciate e svolgono un ruolo primario in relazione al monitoraggio dei progetti attuati nei Paesi di intervento.
Il personale dell’Agenzia
Al 1° gennaio 2016, l’Agenzia può contare su uno staff di 232 dipendenti di ruolo, di cui 168 in Italia e 64 all’estero. Ad essi si somma un contingente di circa 500 unità, i cosiddetti esperti settoriali, che lavorano nelle Sedi estere dell’Agenzia. Con una percentuale di laureati dell’83% e un’età media di 49 anni, il personale – giovane e altamente professionalizzato - è la vera risorsa dell’AICS.
Emergenza e aiuto umanitario. Nel corso del suo primo decennio di attività, l’Agenzia ha avuto una crescita costante nell’ambito umanitario, sia in ambito multilaterale che bilaterale, assieme alle Organizzazioni della Società Civile (OSC) che, oltre alle ONG, comprendono una gamma di enti del Terzo Settore, organizzazioni del commercio equo, della finanza etica, del microcredito, le associazioni di migranti e del volontariato.
In 10 anni l’impegno dell’Italia è più che raddoppiato. Se nel biennio 2016-2017 erano stati deliberati interventi umanitari per un ammontare di oltre 217 milioni di euro, nel biennio 2024-2025 l’importo complessivo per le nuove iniziative umanitarie ha raggiunto i 537 milioni di euro.
Le risorse impegnate in crescita. Tutto questo è avvenuto tanto con un maggiore contributo in favore del sistema multilaterale, quanto in un rapporto in favore delle Organizzazioni della Società Civile, gestito tramite l’AICS. A questo proposito, i vertici dell’Agenzia evidenziano come – ad esempio – che se nel primo anno di vita dell’AICS (2016) i progetti approvati da far realizzare alle ONG erano di 27,5 milioni, nel 2025 si è arrivati a 129 milioni.
L’Africa e il Medio Oriente sono le principali aree di impegno. Quanto alla distribuzione geografica degli interventi di emergenza, l’Africa e il Medio Oriente si confermano le principali aree di impegno. “Accanto a queste aree – si legge in un documento diffuso in occasione del decennale dell’AICS - su impulso dell’Autorità politica, l’Agenzia ha mantenuto un impegno significativo in Asia e Oceania, in Europa, in America Latina e Centrale.
La Cooperazione indiretta delegata dall’UE. Una storia di particolare successo nei primi dieci anni di AICS è quella relativa alla gestione indiretta dei fondi di sviluppo UE. Accreditata ad aprile 2018 dalla Commissione UE come ente idoneo ad amministrare tali fondi, l’Agenzia ha ereditato nel settembre 2019 i 6 progetti europei (per un totale di 44 milioni di euro) affidati in precedenza alla Direzione Generale della Farnesina, per i quali AICS già forniva un supporto tecnico-operativo. Da allora, ogni anno è stato affidato ad AICS un numero crescente di programmi, attuati in autonomia o in partnership con altre omologhe Agenzie europee.
Il portafoglio globale di finanziamenti europei. Dal 2018 al 2025 l’Agenzia ha così gestito un portafoglio globale di finanziamenti europei per circa 580 milioni di euro, così suddivisi a livello geografico:
- Paesi dell’Africa settentrionale (230 milioni di euro, corrispondente al 40% del portafoglio globale AICS);
- Paesi dell’Africa sub-sahariana (218 milioni di euro, 37,38% del portafoglio);
- America Latina (64 milioni), Medio Oriente (37 milioni);
- Balcani e iniziative globali (31 milioni).
Attualmente si registrano progetti in corso per circa 478 milioni di euro nei Paesi dell’Africa settentrionale, circa 212 milioni;
- Africa sub-sahariana 148 milioni;
- America Latina 63 milioni;
- Medio Oriente 25 milioni;
- Balcani e iniziative globali 30 milioni).
A inizi 2026, si stanno negoziando altre iniziative, con la prospettiva di un incremento dei finanziamenti in Africa sub-sahariana, America Latina e nei Balcani.
Il coinvolgimento del settore privato. La legge 125 ha riconosciuto, per la prima volta, ai privati con scopi di lucro di diventare soggetti del sistema della Cooperazione allo sviluppo. Ed è proprio questa la novità che ha suscitato subito – e sta ancora suscitando – non poche perplessità, pur riconoscendo un ruolo importante all’ingresso dei privati nel sistema e nella logica dell’aiuto umanitario d’emergenza e per lo sviluppo.
I dubbi per la convivenza delle risorse pubbliche con le private. Ma, la legge 125 – secondo molti operatori della Cooperazione - lascia ancora alcuni punti opachi relativi al perimetro entro il quale i privati si possono muovere nel realizzare progetti dove si fanno convivere risorse finanziarie pubbliche con quelle private. In altre parole: i dubbi che la legge stessa non dissolve riguardano soprattutto il rischio che le logiche del profitto prevalgano sugli obiettivi sociali, etici, umanitari.
Finanziati 46 progetti in 22 Paesi. Detto questo, l’effetto delle novità introdotte dalle norme si è riflesso per le imprese “Bandi Profit” varate nel triennio 2017-2019 dall’AICS che hanno visto finanziati 46 progetti in 22 Paesi, per un valore complessivo di fondi pubblici assegnati di 13,2 milioni di euro. I principali settori di intervento sono stati l’agribusiness, le energie sostenibili e la sanità-salute. A livello geografico, il continente africano è quello per il quale più progetti sono stati supportati, con Tunisia, Senegal e Uganda in testa.
Forme di appalto innovative. Per fare un passo in avanti nel processo di coinvolgimento del settore privato nelle iniziative di Cooperazione, nel 2025 l’AICS e l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) hanno annunciato l’avvio dell’appalto innovativo “Misura Imprese Impatto”, una nuova iniziativa attivata tramite l’appalto pubblico pre-commerciale, per remunerare le attività di need assessment, ovvero quel processo per identificare e colmare il divario tra la situazione attuale e quella desiderata relativa ad un progetto.