ROMA – Tagli mai visti. A partire dagli Stati Uniti, proseguendo con Germania, Francia, Giappone e Gran Bretagna, il 2025 è stato un anno da record. Un primato però negativo per il mondo, nella prospettiva dei Paesi più vulnerabili e delle opportunità condivise. Lo confermano i dati, diffusi oggi dal Development Assistance Committee (Dac), comitato specializzato dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
Il crollo è globale. Si apprende, colonna per colonna, numero per numero, che tra il 2024 e il 2025 c'è stata una contrazione dell'Aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) del 23,1%, la più grande di sempre. Ora i contributi dei Paesi Ocse valgono 174,3 miliardi di dollari, in media appena lo 0,26% del Reddito nazionale lordo (Rnl). Poco, anzi pochissimo. Lo conferma anche il divario tra la necessità di investire nella cooperazione e le richieste di spese in "sicurezza" e armamenti avanzate dagli Stati Uniti attraverso la Nato: con l'indicazione di arrivare al 5% già accolta da più governi d'Europa.
I dati Paese per Paese. Le cifre di Ocse-Dac riguardano tutti i Paesi. Anzitutto, gli Stati Uniti del presidente Donald Trump, che hanno tagliato del 56,9% il loro Aiuto pubblico allo sviluppo. A ridurre non sono però solo gli Stati Uniti. Tagliano anche la Germania (17,4%), la Francia (-10,9), la Gran Bretagna (-10,8) e il Giappone (-5,6). Quella dell'Aps è una categoria ampia, che riguarda la Cooperazione e comprende sia accordi bilaterali che contributi a organismi multilaterali, a partire dalle Nazioni Unite.
Dei 34 Paesi membri di Ocse-Dac a tagliare sono in 26. E se la Germania si ritrova per la prima volta in testa per volume di contributi, circa 29 miliardi e 100 milioni di dollari, davanti anche agli Stati Uniti, l'Italia si ritrova nel mezzo. Nel 2025 il suo Aps è cresciuto dello 0,03%, a 7 miliardi e 283 milioni. Un dato pari allo 0,30% del Rnl, molto al di sotto dello 0,70%, un impegno assunto nella sede dell'Assemblea generale dell'Onu nel 1970.Il richiamo a quella responsabilità è in evidenza nel rapporto dell'Ocse. Oggi sono solo quattro i Paesi che mantengono la promessa: Danimarca, Lussemburgo, Norvegia e Svezia.
L'impegno della Campagna 0.70. A sottolinearlo, in Italia, sono gli animatori della Campagna 0.70: il suo obiettivo è proprio sensibilizzare sulla necessità di un impegno di cooperazione per superare ingiustizie, povertà e squilibri, tanto spesso all'origine di guerre e conflitti.Il rapporto arriva in giorni di incertezza, con la tregua in Iran appesa a un filo e i bombardamenti di Israele che proseguono in Libano. Senza contare altre guerre, dalle conseguenze drammatiche sul piano umanitario, come quella in Sudan, dove si calcola che dal 15 aprile 2023 le vittime siano già state 150mila e le persone costrette alla fuga oltre 12 milioni.
La Cooperazione e la pace, in un mondo di guerre. "Oggi, come mai nei decenni scorsi – sottolinea Ivana Borsotto, portavoce della Campagna 0.70, oltre che presidente di Focsiv, la Federazione degli organismi di volontariato internazionale di ispirazione cristiana – diventa fondamentale ridare forza al diritto e alle organizzazioni internazionali, aprendo la strada e ridando la parola e l'iniziativa alla diplomazia e al dialogo. È una via stretta – ha aggiunto – ma è l’unica capace di fermare la follia della guerra". Secondo Borsotto, "in questa prospettiva, insistiamo nel chiedere al governo e al parlamento italiano di rispettare la parola data di destinare lo 0,70% del reddito nazionale all'Aiuto allo sviluppo, attraverso un programma graduale ma vincolante per raggiungere quell'obiettivo entro il 2030”.