ROMA – La Somalia – si legge sul sito di Info-cooperazione, il portale degli operatori umanitari italiani – attraversa una crisi umanitaria strutturale, aggravata dalla combinazione micidiale di siccità ricorrenti, un conflitto armato interno, sfollamenti e una drastica riduzione dei finanziamenti internazionali. Secondo il Somalia Humanitarian Needs and Response Plan 2026, oltre 4,8 milioni di persone hanno urgente bisogno di assistenza per sopravvivere: generi alimentari, assieme a quelli di prima necessità come l’acqua potabile, i kit per l’igiene, i bagni mobili per tentare di scongiurare il diffondersi il colera. E ancora: cure mediche, farmaci, tende, materiali per costruire ripari. E poi la tutela delle persone che hanno subito violenze fisiche o psicologiche.
I finanziamenti della Cooperazione Italiana. La Sede di Nairobi dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) ha pubblicato una Call for Proposals per finanziare interventi di emergenza in Somalia. Le risorse disponibili ammontano a 3,75 milioni di euro distribuiti su due lotti geografici, con una durata massima dei progetti di 24 mesi.
Più di 5 milioni di persone non mangiano regolarmente cibo nutriente. L’ultima analisi elaborata sulla base di informazioni dirette, effettuata nel settembre scorso, ci dice che 5,1 milioni le persone sono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, con proiezioni in crescita a 5,4 milioni entro fine anno. E allora vediamo cosa vuol dire vivere in situazioni di insicurezza alimentare acuta. Vuol dire non avere accesso ad una quantità sufficiente di cibo nutriente, in condizioni sicure e continuative, al punto da mettere in pericolo la propria vita.
E’ un dato superiore del 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. Circa 1,92 milioni di bambini tra i 6 e i 59 mesi hanno bisogno di trattamenti per malnutrizione acuta. La crisi è ulteriormente aggravata dal taglio dei finanziamenti umanitari globali che ha già portato alla chiusura di 233 siti nutrizionali e 380 strutture sanitarie.
Obiettivi e aree di intervento. L’iniziativa si articola in due lotti geografici con settori di intervento sovrapponibili: acqua, igiene, ambiente e territorio; gestione delle risorse naturali e adattamento ai cambiamenti climatici; agricoltura e sicurezza alimentare; salute e nutrizione.
Le cause di una guerra civile che non finisce mai. In Somalia, di fatto, c’è una guerra interna ininterrotta da ormai 40 anni, dal 1986. Un conflitto che ha accompagnato la progressiva evaporazione, ormai pressoché totale, delle istituzioni statali ed ha accentuato la atavica frammentazione tribale del Paese, tra le numerose milizie fondamentaliste, i governi federali senza poteri reali e tra i cosiddetti “signori della guerra”, che poi altro non sono se non dei capi tribù che controllano un territorio forze militari private e miliziani fedeli e che si muovono al di fuori di ogni possibile catena di comando statale o istituzionale.
Le varie fasi del conflitto somalo. Dal 1986 al 1991 nasce una rivoltain opposizione armata interna contro il regime del presidente Siad Barre, che era ininterrottamente al potere dal 1969, culminato con la sua fuga da Mogadiscio nel gennaio 1991. Siad Barre fu prima un fautore del "socialismo islamico/scientifico", per cui promosse riforme importanti come la creazione di un alfabeto scritto per la lingua somala, grandi campagne di alfabetizzazione, alimentò l'emancipazione femminile e la lotta formale al tribalismo e alla corruzione. Ma poi spostò lo sguardo verso gli Stati Uniti, soprattutto durante (e dopo) la disastrosa guerra contro l’Etiopia.
L’arrivo dell’anarchia e delle lotte tra clan. Come un film già visto prima, ma anche dopo, una volta caduto il regime di Barre, la Somalia precipitò in una anarchia assoluta e lacerante, dove i vari gruppi tribali e le diverse etnie fecero precipitare la situazione finp al catastrofico intervento internazionale dell'ONU e degli Stati Uniti (UNOSOM e UNITAF), ricordato per la Battaglia di Mogadiscio del 1993
Tra il 2006–2009 ci fu l’arrivo delle Corti Islamiche. L'ascesa e il controllo di Mogadiscio da parte dell'Unione delle Corti Islamiche portarono all'intervento militare dell'Etiopia, con l’appoggio internazionale, per ristabilire un governo di transizione.
E si arriva ad oggi. Con un governo federale immerso in una lotta debilitante contro Al-Shabaab, un gruppo armato islamista, legato ad Al-Qaeda e con al suo interno cellule del cosiddetto Stato Islamico. Tutto questo fa oggi della Somalia uno Stato con il 54,4% della popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà, consumando meno di 2,06 dollari al giorno, uno Statoi solo formalmente federale, ma di fatto diviso in entità con diversi livelli di autonomia o rivendicazione d'indipendenza, come il Somaliland (che si autoproclamato indipendente dal 1991) e il Puntland, oltre ad altre regioni semiautonome come il Jubaland. Molte zone del Sud e del centro sono sotto l'influenza e il controllo operativo delle milizie di Al-Shabaab, che colpiscono regolarmente le istituzioni della capitale con attentati, nella assoluta impunità.