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REPORTAGE

Siria, cercasi moglie nei campi profughi
Matrimoni combinati in tempo di guerra

Per molte donne il matrimonio è l'unico modo per tornare ad una vita normale. La storia di Hania, 24 anni, arrivata a Tripoli assieme alla famiglia per fuggire alla violenza che dilaga in Siria. La sua storia è quella dei profughi di tutto il mondo, di tutte le guerre, di tutti i popoli in fuga

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TRIPOLI (Libano) - Il giubbotto jeans che indossa non la protegge dal freddo di questa stagione. La voce di Hania, però, trema anche per la rabbia. "Non so se potremo mai tornare in Siria, certo non molto presto. Trovare lavoro qui per noi è davvero difficile. Forse il matrimonio è l'unico modo che ho per tornare a una vita normale."
Hania è una ragazza di 24 anni arrivata a Tripoli, nel nord del Libano, assieme alla famiglia per fuggire alla violenza che dilaga in Siria. La sua storia è quella dei profughi di tutto il mondo e di tutte le guerre. Un popolo in fuga costretto ad abbandonare tutto alle spalle: familiari, casa, amici, lavoro. Per i più giovani significa anche abbandonare sogni e amori. "Quando ero bambina - prosegue Hania - sognavo l'amore e il matrimonio, ora mi sembrano cose irrealizzabili."  

L'offerta di matrimonio.
Da otto mesi vivono tutti, sei adulti e due bambini, in una stanza angusta, soffocante, a Bab al-Tabbaneh, quartiere periferico di Tripoli. Nelle scorse settimane la famiglia è stata avvicinata ripetutamente da un quarantenne divorziato alla ricerca di una giovane moglie siriana. L'uomo, originario della città siriana Homs, è benestante e in cerca di una sposa siriana, quando ha visto la giovane si è fatto avanti con la sua proposta di matrimonio. Hania sta prendendo in considerazione l'offerta, anche se non lo conosce per nulla. "Forse potrei imparare ad amarlo dopo il matrimonio." Dice la ragazza stringendosi nelle spalle. Hania è una delle tante profughe siriane le cui famiglie sono state avvicinate per richieste di matrimonio da uomini più vecchi, ma più ricchi.

L'uomo con il lavoro stabile. Leith, che lavora per un'associazione siriana che si occupa dei rifugiati, ci dice che da un anno e mezzo riceve richieste da uomini che cercano mogli siriane. "Non tutti sono ricchi, ma la maggior parte ha un lavoro stabile, una cosa molto ambita tra i rifugiati. Sto ricevendo una ventina di richieste al giorno da uomini, nessuna da donne in cerca di marito. In genere accompagnano la loro domanda con offerte di carità. "Leith ci racconta di uomini di oltre 65 anni alla caccia di spose adolescenti, che motivazioni spesso solo sessuali e che non hanno nessuna intenzione di rimanere sposati a lungo. "Sono contrario a matrimoni combinati, ma credo che alcuni uomini vogliono davvero aiutare le donne rifugiate. Per questo faccio del mio meglio e cerco di controllare le richieste che mi arrivano."

Gli anziani in cerca di mogli giovani.
Non tutti, però, condividono la posizione di Leith. Ahmed, che lavora per un'altra associazione di solidarietà, rifiuta categoricamente di avere a che fare con le richieste di matrimonio. "Ho visto molti uomini anziani alla ricerca di giovani mogli, ho saputo anche di un libanese sposato con sette figli che voleva sposare una ragazza. Mi ha anche cercato una madre siriana che voleva maritare le sue due figlie adolescenti." "Non dobbiamo coinvolgerci in questo genere di cose. La gente potrebbe pensare che non siamo qui per aiutarli, ma per vendendo le donne."

I rischi del matrimonio precoce. Il Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), è impegnato su questo fronte. "Stiamo facendo quanto possibile - ha dichiarato Dana Sleiman, portavoce dell'UNHCR - per sensibilizzare le donne sui problemi e i rischi del matrimonio precoce. Organizziamo incontri con le donne e con le ragazze, ma è difficile sia raggiungerle sia affrontare una questione tanto delicata. Tragicamente troppo spesso tutto si riduce alla questione economia". Molte famiglie, nonostante la situazione drammatica, vogliono per le loro figlie un vero matrimonio e non uno basato solo sull'interesse. "Ho sentito molto parlare di questo - dice Amni, seduta sul pavimento accanto alla figlia sedicenne - voglio che sposi qualcuno che ama. La sua nazionalità non è importante. Quello che conta e che sia davvero il compagno della sua vita".