ROMA - La sorpresa sono gli Stati Uniti, dove ogni anno più di 11mila bambini vi muoiono durante il loro primo giorno di vita. Ma lo è anche l'Italia, che per una volta non si posiziona tra gli ultimi Paesi sviluppati. Mentre il dato più prevedibile riguarda l'Africa sub-sahariana, che resta la regione del mondo dove è più difficile essere madre. E la Scandinavia, che è invece il posto migliore per esserlo, con la Finlandia in testa.
Sono questi i tratti salienti del quadro che emerge dal rapporto di Save the Children sullo "Stato delle Madri nel mondo", che ha analizzato la condizione di mamme e bambini di 176 Paesi. Cinque, in particolare, gli indicatori valutati: salute materna e rischio di morte per parto, benessere dei bambini e tasso di mortalità entro i cinque anni, grado d'istruzione, condizioni economiche e partecipazione femminile alla politica. Il risultato d'insieme è, ancora una volta, un pianeta dalle differenze astronomiche tra Nord e Sud. "Il rapporto conferma che i bambini nati da madri che vivono in condizioni di estrema povertà hanno il più basso tasso di sopravvivenza", fa notare Valerio Neri, Direttore generale in Italia di Save the Children. Che sottolinea anche come "le donne più informate fanno figli quando il loro corpo è pienamente sviluppato e si nutrono meglio".
Finlandia, 17 anni di scuola; Somalia, solo 2. Così, se in Finlandia le donne studiano in media 17 anni, all'estremo opposto troviamo la Somalia, dove a scuola trascorrono solo due anni, sei in meno che nella Repubblica democratica del Congo, che pure figura come il Paese peggiore dove essere madri. Lo "spread" nell'istruzione si riflette paurosamente nel tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni: nei congolesi è di 167 su 1000, mentre crolla a 3 su 1000 per chi nasce nella terra dei lapponi. Eppure c'è chi non sopravvive neppure al primo giorno di vita. Un milione di bimbi l'anno a livello mondiale. Sono perlopiù concentrati in Asia (India in testa), che con la sua poderosa popolazione fa registrare il 40 per cento dei casi. Anche se la frequenza più alta si verifica in Somalia (18 bambini morti ogni 1000), seguita dal Congo. E proprio in questi due Paesi, così come negli altri della regione sub-saharina, una donna su trenta non riesca a sopravvivere al parto.
La novità positiva dell'Africa si chiama Malawi. Il piccolo Paese orientale ha saputo infatti ridurre la mortalità infantile sotto i 5 anni del 44%, anche grazie all'impegno delle autorità locali nel diffondere la cosiddetta tecnica del "Kangaroo care" (cura del canguro), che consiste nel mantenere i neonati sottopeso in contatto continuo con il seno delle madri. Passi in avanti si sono imposti anche in Bangladesh e Nepal, dove ha aiutato la diffusione tra gli operatori sanitari di tecniche economiche per evitare le infezioni del cordone ombelicale.
Agli USA il 30° posto. Gli Stati Uniti non sembrano invece la culla del "sogno americano". Nonostante le condizioni economiche e di istruzione siano tra le migliori al mondo, occupano il 30esimo posto del rapporto. Non solo perché, tra una popolazione estesa e un sistema sanitario che non produce salute per tutti, sono il Paese industrializzato con il più alto numero di casi mortalità neonatale (11mila). Ma registrano anche un livello di partecipazione politica femminile piuttosto basso, che li pone a metà graduatoria mondiale, in 89esima posizione.
Italia, poche donne nella vita pubblica. La scarsa presenza delle donne nella vita pubblica è anche uno dei talloni d'Achille d'Italia messi in luce da Save The Children. A dispetto dell'incremento dovuto alle ultime elezioni politiche (con la Camera rosa per il 28,6% e il Senato per il 31,3%), la nostra penisola è dietro a Paesi come l'Angola (38%) e il Mozambico (39%). Nel complesso, però, il Belpaese riceve un 17esimo posto nel rapporto, grazie anche di un buon sistema sanitario universale, che aiuta a mantenere a livelli infimi i tassi di mortalità femminile durante parti e gravidanze (1 caso ogni 20.300) e quelli di mortalità infantile (3,7 casi ogni 1000). Tassi che, tuttavia, registrano notevoli differenze fra il Nord e il Sud dello stivale. A dimostrazione che, anche da noi, come nel resto del mondo, lo spread del benessere di mamme e bimbi cresce man mano che si scende di latitudine.
Sono questi i tratti salienti del quadro che emerge dal rapporto di Save the Children sullo "Stato delle Madri nel mondo", che ha analizzato la condizione di mamme e bambini di 176 Paesi. Cinque, in particolare, gli indicatori valutati: salute materna e rischio di morte per parto, benessere dei bambini e tasso di mortalità entro i cinque anni, grado d'istruzione, condizioni economiche e partecipazione femminile alla politica. Il risultato d'insieme è, ancora una volta, un pianeta dalle differenze astronomiche tra Nord e Sud. "Il rapporto conferma che i bambini nati da madri che vivono in condizioni di estrema povertà hanno il più basso tasso di sopravvivenza", fa notare Valerio Neri, Direttore generale in Italia di Save the Children. Che sottolinea anche come "le donne più informate fanno figli quando il loro corpo è pienamente sviluppato e si nutrono meglio".
Finlandia, 17 anni di scuola; Somalia, solo 2. Così, se in Finlandia le donne studiano in media 17 anni, all'estremo opposto troviamo la Somalia, dove a scuola trascorrono solo due anni, sei in meno che nella Repubblica democratica del Congo, che pure figura come il Paese peggiore dove essere madri. Lo "spread" nell'istruzione si riflette paurosamente nel tasso di mortalità dei bambini sotto i 5 anni: nei congolesi è di 167 su 1000, mentre crolla a 3 su 1000 per chi nasce nella terra dei lapponi. Eppure c'è chi non sopravvive neppure al primo giorno di vita. Un milione di bimbi l'anno a livello mondiale. Sono perlopiù concentrati in Asia (India in testa), che con la sua poderosa popolazione fa registrare il 40 per cento dei casi. Anche se la frequenza più alta si verifica in Somalia (18 bambini morti ogni 1000), seguita dal Congo. E proprio in questi due Paesi, così come negli altri della regione sub-saharina, una donna su trenta non riesca a sopravvivere al parto.
La novità positiva dell'Africa si chiama Malawi. Il piccolo Paese orientale ha saputo infatti ridurre la mortalità infantile sotto i 5 anni del 44%, anche grazie all'impegno delle autorità locali nel diffondere la cosiddetta tecnica del "Kangaroo care" (cura del canguro), che consiste nel mantenere i neonati sottopeso in contatto continuo con il seno delle madri. Passi in avanti si sono imposti anche in Bangladesh e Nepal, dove ha aiutato la diffusione tra gli operatori sanitari di tecniche economiche per evitare le infezioni del cordone ombelicale.
Agli USA il 30° posto. Gli Stati Uniti non sembrano invece la culla del "sogno americano". Nonostante le condizioni economiche e di istruzione siano tra le migliori al mondo, occupano il 30esimo posto del rapporto. Non solo perché, tra una popolazione estesa e un sistema sanitario che non produce salute per tutti, sono il Paese industrializzato con il più alto numero di casi mortalità neonatale (11mila). Ma registrano anche un livello di partecipazione politica femminile piuttosto basso, che li pone a metà graduatoria mondiale, in 89esima posizione.
Italia, poche donne nella vita pubblica. La scarsa presenza delle donne nella vita pubblica è anche uno dei talloni d'Achille d'Italia messi in luce da Save The Children. A dispetto dell'incremento dovuto alle ultime elezioni politiche (con la Camera rosa per il 28,6% e il Senato per il 31,3%), la nostra penisola è dietro a Paesi come l'Angola (38%) e il Mozambico (39%). Nel complesso, però, il Belpaese riceve un 17esimo posto nel rapporto, grazie anche di un buon sistema sanitario universale, che aiuta a mantenere a livelli infimi i tassi di mortalità femminile durante parti e gravidanze (1 caso ogni 20.300) e quelli di mortalità infantile (3,7 casi ogni 1000). Tassi che, tuttavia, registrano notevoli differenze fra il Nord e il Sud dello stivale. A dimostrazione che, anche da noi, come nel resto del mondo, lo spread del benessere di mamme e bimbi cresce man mano che si scende di latitudine.