Rom,quando la stampa dice
"Che è sempre colpa loro"
di CINZIA GUBBINI
Lo sottolinea l'indagine "Se dico Rom", presentata dal Naga a Milano. L'associazione di volontariato ha monitorato per dieci mesi nove giornali nazionali. Per scoprire che si dà molto risalto ai crimini commessi da persone Rom e addirittura che la parola "Rom" o "zingaro" spesso viene citata in articoli che non parlano affatto di loro, ma solo di "problemi"
ROMA - Le parole, si sa, feriscono più della spada. E quando quelle parole sono stampate nero su bianco rischiano di fare ancora più male. Lo sottolinea l'indagine "Se dico Rom", presentata dal Naga a Milano. L'associazione di volontariato ha monitorato per dieci mesi - dal giugno del 2012 al marzo del 2013 - nove giornali nazionali. Per scoprire non solo che si dà molto risalto ai crimini commessi da persone Rom, cosa che i ricercatori già presupponevano di trovare, ma addirittura che la parola "Rom" o "zingaro" spesso e volentieri viene citata in articoli che non parlano affatto di loro, ma solo di "problemi". La popolazione Rom viene evocata solo perché associata a un elemento negativo - sporcizia, degrado, aumento dei furti, addirittura rapimenti di bambini. Un meccanismo che evidenzia una specie di "patto" tra giornalisti e lettori, dunque un patto sociale: si può dire che i rom sporcano, …
ROMA - Le parole, si sa, feriscono più della spada. E quando quelle parole sono stampate nero su bianco rischiano di fare ancora più male. Lo sottolinea l'indagine "Se dico Rom", presentata dal Naga a Milano. L'associazione di volontariato ha monitorato per dieci mesi - dal giugno del 2012 al marzo del 2013 - nove giornali nazionali. Per scoprire non solo che si dà molto risalto ai crimini commessi da persone Rom, cosa che i ricercatori già presupponevano di trovare, ma addirittura che la parola "Rom" o "zingaro" spesso e volentieri viene citata in articoli che non parlano affatto di loro, ma solo di "problemi". La popolazione Rom viene evocata solo perché associata a un elemento negativo - sporcizia, degrado, aumento dei furti, addirittura rapimenti di bambini. Un meccanismo che evidenzia una specie di "patto" tra giornalisti e lettori, dunque un patto sociale: si può dire che i rom sporcano, rubano e rapiscono i bambini, senza creare scandalo.
I numeri. I giornali monitorati sono: Corriere della Sera, anche con la pagina milanese, Libero, Repubblica, anche l'edizione milanese, La Stampa, il Sole 24 ore, Il Giornale, La Padania, La Prealpina e Leggo. A battere tutti è l'edizione milanese di Libero, che è sia la testata che riporta più articoli riguardanti i Rom (o associati ai Rom) e anche il maggior numero di affermazioni discriminatorie (36%). Lo precedono Corriere della Sera edizione Milano (14%), Prealpina (13,4%), Padania (10,4%), il Giornale (9,8%), La Repubblica (7,3%), La Stampa (5,5%) e infine Leggo (3,7%).
Una costruzione culturale. Ma, al di là dei numeri, la ricerca del Naga è interessante perché intreccia al dato quantitativo una analisi qualitativa, cercando di descrivere quali sono i meccanismi con cui i rom vengono "tirati in causa" e quindi qual è la "costruzione culturale" del Rom che ne risulta. I ricercatori descrivono minuziosamente articoli in cui si parla di atroci delitti, o di fatti gravi come lo spaccio di droga o il degrado di alcuni quartieri e ci si infila dentro la parola "Rom", "nomadi", "zingari", senza che ci sia alcun legame con un caso in particolare. Molto spesso, inoltre, a fronte di delitti, i giornalisti citano anonimi passanti che genericamente incolpano i Rom.
Quando ci si lava la coscienza. Tali supposizioni vengono diligentemente annotate e mandate in stampa, e in questo modo il giornalista un po' si lava la coscienza: cita qualcuno altro. Senza considerare che in ogni caso si sta dando fiato a un pregiudizio. Ma non solo: molteplici sono i casi in cui - sempre senza citare dati e casi precisi - si alimenta una contrapposizione tra i Rom e gli altri cittadini, sostenendo che ai Rom vengono riconosciuti diritti o permessi comportamenti che sono negati a tutti gli altri: descrivendo lo sgombero di un camping avvenuto a Milano, in cui abitavano molti cittadini in precarie condizioni economiche, Libero annota che "se fossero stati Rom" sarebbero stati trattati diversamente (anche se non si può certo dire che i Rom non conoscano gli sgomberi).
L'uso strumentale dei Rom. In altri casi ancora, i Rom entrano in scena solo perché strumentali a colpire un avversario politico. Così si parla di azioni compiute da persone rom affatto gravi - dall'usare la fontanella pubblica per lavarsi, al fare una scritta su un muro - con il solo scopo di accusare l'avversario politico di non vigilare abbastanza o di concedere sostegno alle comunità rom. In questo caso la figura del rom è del tutto disumanizzata: non è lui l'obiettivo della vis polemica del giornale, bensì una determinata parte politica.
I rimedi per la stampa. "A prescindere dalle intenzioni, il trattamento che la stampa fa dei Rom contribuisce a creare nell'opinione pubblica un'idea negativa di queste persone, rafforzando la loro esclusione sociale. Ma i giornalisti hanno anche l'opportunità di smontare questo sistema e di contribuire al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche dei Rom", dichiara il presidente del Naga Cinzia Colombo, "Per questo motivo il Naga propone ai singoli giornalisti, all'Ordine dei giornalisti, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di: rispettare e applicare le Linee guida per l'applicazione della Carta di Roma; firmare l'appello "I media rispettino il popolo Rom", lanciato da Giornalisti contro il razzismo; dare voce ai cittadini Rom e Sinti, raccogliere le loro voci, interpellarli e ascoltarli come fonti."
I numeri. I giornali monitorati sono: Corriere della Sera, anche con la pagina milanese, Libero, Repubblica, anche l'edizione milanese, La Stampa, il Sole 24 ore, Il Giornale, La Padania, La Prealpina e Leggo. A battere tutti è l'edizione milanese di Libero, che è sia la testata che riporta più articoli riguardanti i Rom (o associati ai Rom) e anche il maggior numero di affermazioni discriminatorie (36%). Lo precedono Corriere della Sera edizione Milano (14%), Prealpina (13,4%), Padania (10,4%), il Giornale (9,8%), La Repubblica (7,3%), La Stampa (5,5%) e infine Leggo (3,7%).
Una costruzione culturale. Ma, al di là dei numeri, la ricerca del Naga è interessante perché intreccia al dato quantitativo una analisi qualitativa, cercando di descrivere quali sono i meccanismi con cui i rom vengono "tirati in causa" e quindi qual è la "costruzione culturale" del Rom che ne risulta. I ricercatori descrivono minuziosamente articoli in cui si parla di atroci delitti, o di fatti gravi come lo spaccio di droga o il degrado di alcuni quartieri e ci si infila dentro la parola "Rom", "nomadi", "zingari", senza che ci sia alcun legame con un caso in particolare. Molto spesso, inoltre, a fronte di delitti, i giornalisti citano anonimi passanti che genericamente incolpano i Rom.
Quando ci si lava la coscienza. Tali supposizioni vengono diligentemente annotate e mandate in stampa, e in questo modo il giornalista un po' si lava la coscienza: cita qualcuno altro. Senza considerare che in ogni caso si sta dando fiato a un pregiudizio. Ma non solo: molteplici sono i casi in cui - sempre senza citare dati e casi precisi - si alimenta una contrapposizione tra i Rom e gli altri cittadini, sostenendo che ai Rom vengono riconosciuti diritti o permessi comportamenti che sono negati a tutti gli altri: descrivendo lo sgombero di un camping avvenuto a Milano, in cui abitavano molti cittadini in precarie condizioni economiche, Libero annota che "se fossero stati Rom" sarebbero stati trattati diversamente (anche se non si può certo dire che i Rom non conoscano gli sgomberi).
L'uso strumentale dei Rom. In altri casi ancora, i Rom entrano in scena solo perché strumentali a colpire un avversario politico. Così si parla di azioni compiute da persone rom affatto gravi - dall'usare la fontanella pubblica per lavarsi, al fare una scritta su un muro - con il solo scopo di accusare l'avversario politico di non vigilare abbastanza o di concedere sostegno alle comunità rom. In questo caso la figura del rom è del tutto disumanizzata: non è lui l'obiettivo della vis polemica del giornale, bensì una determinata parte politica.
I rimedi per la stampa. "A prescindere dalle intenzioni, il trattamento che la stampa fa dei Rom contribuisce a creare nell'opinione pubblica un'idea negativa di queste persone, rafforzando la loro esclusione sociale. Ma i giornalisti hanno anche l'opportunità di smontare questo sistema e di contribuire al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche dei Rom", dichiara il presidente del Naga Cinzia Colombo, "Per questo motivo il Naga propone ai singoli giornalisti, all'Ordine dei giornalisti, ai titolisti, alla Federazione Nazionale della Stampa e agli editori di: rispettare e applicare le Linee guida per l'applicazione della Carta di Roma; firmare l'appello "I media rispettino il popolo Rom", lanciato da Giornalisti contro il razzismo; dare voce ai cittadini Rom e Sinti, raccogliere le loro voci, interpellarli e ascoltarli come fonti."