ROMA - Gli attivisti della Clean Clothes Campaign (CCC) (Abiti Puliti)hanno manifestato in tutta Europa per chiedere ai marchi della moda di pagare i risarcimenti alle vittime degli incendi e dei crolli accaduti di recente in Bangladesh. Le proteste hanno luogo ad un mese esatto dalla tragedia del Rana Plaza e a sei mesi da quella della Tazreen, costate la vita a un totale di 1239 persone.
Le manifestazioni. In Italia gli attivisti si sono vestiti a lutto a Milano, Firenze e Napoli per attività di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Simulazioni di funerali e ricostruzioni delle condizioni di lavoro nelle fabbriche sono state messe in scena per chiedere che i marchi si impegnino a partecipare al fondo di risarcimento per garantire riparazione al dolore e alla sofferenza causati, cure mediche immediate e supporto economico a chi è rimasto senza lavoro. Le proteste hanno avuto luogo davanti a negozi di Benetton, Mango e altri brand che hanno avuto rapporti con le fabbriche del Rana Plaza.
Il 24 novembre 2012 la mancanza di uscite di sicurezza e la scarsa prevenzione antincendio causarono la morte di 112 persone arse vive dall'incendio divampato nella fabbrica Tazreen. Appena cinque mesi dopo, altre 1127 persone persero la vita a causa del crollo del Rana Plaza, l'edificio di otto piani che ospitava cinque fabbriche di abbigliamento.
54 milioni di euro per risarcire. "Oggi, a sei mesi dall'incendio Tazreen e 1 mese dal crollo del Rana Plaza - dice Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti - ricordiamo tutte le vittime di tragedie che potevano essere evitate. L'accordo sulla sicurezza firmato da numerosi marchi internazionali è stato un primo passo importante per affrontare i problemi strutturali che affliggono l'industria tessile bengalese. Ma non basta - ha ribadito Lucchetti - occorre che tutte le imprese coinvolte garantiscano il pieno risarcimento delle vittime, attraverso l'assunzione di una responsabilità chiara e l'adesione ad un meccanismo multistakeholder che coinvolga i lavoratori e i sindacati". La frequenza dei disastri accaduti nelle fabbriche bengalesi ha permesso di creare un meccanismo rigoroso e trasparente per calcolare il giusto indennizzo, sulla base di standard suggeriti dall'ILO e dai sindacati bengalesi e internazionali. Sulla base di questo calcolo, il fondo di risarcimento per la tragedia del Rana Plaza ammonta a circa 54 milioni di euro, mentre quello per l'incendio alla Tazreen a circa 4,5 milioni di euro. Oltre ai brand, il governo, l'associazione dei datori di lavoro bengalese (BGMEA) e i datori di lavoro stessi sono tenuti a contribuire al fondo.
Le richieste. La CCC chiede a tutti i marchi collegati al Rana Plaza e alla Tazreen di:
1) - Impegnarsi a pagare le cure immediate e un risarcimento completo ed equo ai lavoratori feriti e alle famiglie delle vittime, in linea con le metodologie e i calcoli stabiliti dai sindacati
2) - Collaborare con i sindacati del Bangladesh e le organizzazioni che rappresentano le vittime, così come con Industriali, la federazione internazionale dei sindacati tessili, al fine di garantire che tutti i pagamenti siano effettuati secondo un processo trasparente e concordato.
Per adesso, solo Primark ha annunciato che pagherà il risarcimento a lungo termine per le vittime del Rana Plaza, in linea con l'attuale quadro stabilito dai sindacati del Bangladesh e già utilizzato in casi passati. Altre iniziative annunciate dai marchi rischiano di minare un meccanismo trasparente per un risarcimento equo e completo che prevede il coinvolgimento dei sindacati.
Le manifestazioni. In Italia gli attivisti si sono vestiti a lutto a Milano, Firenze e Napoli per attività di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Simulazioni di funerali e ricostruzioni delle condizioni di lavoro nelle fabbriche sono state messe in scena per chiedere che i marchi si impegnino a partecipare al fondo di risarcimento per garantire riparazione al dolore e alla sofferenza causati, cure mediche immediate e supporto economico a chi è rimasto senza lavoro. Le proteste hanno avuto luogo davanti a negozi di Benetton, Mango e altri brand che hanno avuto rapporti con le fabbriche del Rana Plaza.
Il 24 novembre 2012 la mancanza di uscite di sicurezza e la scarsa prevenzione antincendio causarono la morte di 112 persone arse vive dall'incendio divampato nella fabbrica Tazreen. Appena cinque mesi dopo, altre 1127 persone persero la vita a causa del crollo del Rana Plaza, l'edificio di otto piani che ospitava cinque fabbriche di abbigliamento.
54 milioni di euro per risarcire. "Oggi, a sei mesi dall'incendio Tazreen e 1 mese dal crollo del Rana Plaza - dice Deborah Lucchetti della Campagna Abiti Puliti - ricordiamo tutte le vittime di tragedie che potevano essere evitate. L'accordo sulla sicurezza firmato da numerosi marchi internazionali è stato un primo passo importante per affrontare i problemi strutturali che affliggono l'industria tessile bengalese. Ma non basta - ha ribadito Lucchetti - occorre che tutte le imprese coinvolte garantiscano il pieno risarcimento delle vittime, attraverso l'assunzione di una responsabilità chiara e l'adesione ad un meccanismo multistakeholder che coinvolga i lavoratori e i sindacati". La frequenza dei disastri accaduti nelle fabbriche bengalesi ha permesso di creare un meccanismo rigoroso e trasparente per calcolare il giusto indennizzo, sulla base di standard suggeriti dall'ILO e dai sindacati bengalesi e internazionali. Sulla base di questo calcolo, il fondo di risarcimento per la tragedia del Rana Plaza ammonta a circa 54 milioni di euro, mentre quello per l'incendio alla Tazreen a circa 4,5 milioni di euro. Oltre ai brand, il governo, l'associazione dei datori di lavoro bengalese (BGMEA) e i datori di lavoro stessi sono tenuti a contribuire al fondo.
Le richieste. La CCC chiede a tutti i marchi collegati al Rana Plaza e alla Tazreen di:
1) - Impegnarsi a pagare le cure immediate e un risarcimento completo ed equo ai lavoratori feriti e alle famiglie delle vittime, in linea con le metodologie e i calcoli stabiliti dai sindacati
2) - Collaborare con i sindacati del Bangladesh e le organizzazioni che rappresentano le vittime, così come con Industriali, la federazione internazionale dei sindacati tessili, al fine di garantire che tutti i pagamenti siano effettuati secondo un processo trasparente e concordato.
Per adesso, solo Primark ha annunciato che pagherà il risarcimento a lungo termine per le vittime del Rana Plaza, in linea con l'attuale quadro stabilito dai sindacati del Bangladesh e già utilizzato in casi passati. Altre iniziative annunciate dai marchi rischiano di minare un meccanismo trasparente per un risarcimento equo e completo che prevede il coinvolgimento dei sindacati.