Tortura, sul palcoscenico
per raccontare l'indicibile
La Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura (25 giugno) avrà come evento centrale lo spettacolo "Untori ed altri demoni", nell'ambito del Progetto Together with Vito, per la riabilitazione dei sopravvissuti alle sevizie, nato nel settore integrazione del Consiglio italiano per i rifugiati (CIR). Il teatro come strumento di elaborazione per ricostruire vite schiacciate dalla violenza
di EMANUELA STELLA ROMA - Un rifugiato su quattro è stato vittima di tortura e porta impressi, nel corpo e nell'anima, i segni imposti da chi ha voluto spezzare la sua dignità. Lo sottolinea Fiorella Rathaus, responsabile del Progetto Together with Vito (che punta alla riabilitazione dei sopravvissuti alla tortura) e del settore integrazione del Consiglio italiano per i rifugiati (CIR). "La tortura è un modo per creare moniti viventi contro chiunque altro voglia esprimere dissenso. Noi interveniamo con un focus specifico di riabilitazione per offrire al più presto possibile una ipotesi di terapia - spiega. - L'esperienza della tortura lascia segni fortissimi che durano nel tempo e colpiscono l'identità, la consapevolezza di sé, la capacità di adesione a valori condivisi, la dignità. Ogni aspetto della vita ne risulta sconvolto, ed è molto importate restituire a queste persone, che definiamo sopravvissuti e non vittime, le loro risorse originarie e la loro capacità di continuare a vivere". La tortura non rappresenta un "accidente" fortuito, ma un male endemico di questa civiltà. David Rousset, sopravvissuto del campo di concentramento nazista di Buchenwald, ripeteva: "Io non sono un malato, ma l'espressione della mia epoca".La rottura del patto individuo-società. "Noi cerchiamo di ricostituire un tessuto originario deliberatamente ferito dalla tortura, per far sì che queste persone siano ascoltate e credute, perché quello che dicono è qualche volta rimosso da loro e sempre da noi. Li aiutiamo a tirare fuori tutto questo facendone una narrazione coerente, cosa non facile, perché spesso si tratta di persone che hanno problemi con la memoria autobiografica. Tortura significa soprattutto rottura del patto che unisce individui e società, e nella nostra esperienza le conseguenze psicologiche sono più durature di quelle fisiche (sempre meno visibili, ahimè, perché oggi chi tortura usa mezzi sofisticati che possono non lasciare segni)".
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Si lavora su metafore, analogie e simboli. Il teatro è un formidabile strumento di elaborazione di un vissuto tragico di violenza e tortura. Nube Sandoval, formatrice del laboratorio di riabilitazione del Progetto Together with Vito del CIR, è colombiana e nel suo paese, assieme al collega Bernardo Rey, ha lavorato con i desplazados, i profughi interni scacciati dalle loro terre. Dal 2005 lei e Bernardo dirigono un laboratorio nel quale si utilizza il teatro come ponte, con l'obiettivo di ricomporre il tessuto di esistenze lacerate, lavorando su metafore, analogie, aspetti simbolici. "Si tratta di una metodologia sviluppata dal '92 in Colombia che qui applichiamo con ottimi risultati, perché attraverso il teatro si fornisce empowerment alle persone, ricucendo il trauma della guerra, della tortura, della violenza e rimettendo insieme i pezzi frammentati di una personalità traumatizzata". Si tratta di un percorso che dura da quattro a sei mesi, con cadenza bisettimanale, nel quale sono coinvolti richiedenti asilo, in maggioranza uomini tra i 17 e i 35 anni, che quest'anno hanno la particolarità di essere tutti africani.
Lo spettacolo che chiude un percorso di elaborazione. "Il teatro opera in un ambito fondamentale, che è quello del qui e ora - spiega Nube Sandoval - e riesce in modo molto efficace a far sì che un bagaglio di dolore venga elaborato come parte di un vissuto complessivo, per poter ricostruire un futuro. Ogni essere umano è capace di creare, e il teatro offre tutti gli strumenti perché una persona riesca a esprimere quello che ha in sé da sempre, ma che la violenza e la tortura hanno represso". Ne scaturisce uno spettacolo che è il compimento di un percorso nel quale il teatro è un mezzo, non un fine, "ma abbiamo potuto scoprire cantanti, attori danzatori dal talento meraviglioso".
Da Eschilo a Pinter, a Beckett, a Cortàzar. Negli anni sono stati proposti autori come Eschilo, Harold Pinter, Samuel Beckett, Julio Cortázar; "Quest'anno, per il nostro spettacolo Untori e altri demoni, abbiamo preso spunto da Alessandro Manzoni, con la sua Storia della colonna infame. Abbiamo sentito l'esigenza di dare voce e visibilità ad un problema latente in Italia, che è l'assenza del reato di tortura". La denuncia manzoniana della tortura, che non ha mezzi termini, attraversa uno spettacolo che intreccia livello narraturgico e citazione. "Il messaggio è capire chi sono oggi gli untori che ieri venivano demonizzati: la mancanza di lavoro, lo sfruttamento, la sopraffazione di una società succube dell'emergenza di turno trasformano le vittime in colpevoli". Untori e altri demoni andrà in scena il 25 giugno al Teatro Palladium di Roma, nell'ambito delle iniziative per la Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura. La serata- introdotta da Jean Leonard Touad - prevede: un monologo di Erri De Luca La slegatura, la proiezione del video Inside carceri, realizzato da Antigone.
Il teatro esprime l'indicibile. "Siamo convinti che con uno strumento come il teatro si riesca ad operare in una fase precoce, attraverso metafore in grado di rendere narrabile quello che altrimenti sarebbe inriferibile. E' una grande ricompensa vedere persone che tacevano, che camminavano curve, rifiorire dopo poche settimane", dice Fiorella Rathaus. "Negli anni passati si è fatto l'errore di considerare la tortura come un fenomeno circoscritto ai paesi di origine: invece la tortura riguarda anche noi, che nel nostro Paese non contempliamo il reato di tortura; riguarda le nostre carceri, dove i detenuti sono sottoposti a un trattamento inumano e degradante, e i Centri di identificazione ed espulsione (CIE) nei quali i diritti vengono calpestati". Il CIR è a fianco di Antigone e a LasciateCIEntrare a sostegno delle tre leggi di iniziativa popolare sulla tortura, le carceri e la droga nell'ambito della campagna "Tre leggi per la giustizia e i diritti", promossa da un ampio cartello di associazioni e organizzazioni impegnate sul fronte dei diritti umani.
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