Mondo Solidale

L'APPELLO

Caso Alma Shalabayeva,
"Occhi aperti, non mollare"

"Per la sicurezza della donna e della sua bambina è cruciale far vedere che c'è un interesse continuo verso di loro". Lo dice la Fondazione Open Dialog, gruppo di attivisti polacchi che monitorano le violazioni in Kazakistan. La Spagna concede l'estradizione di Alexandr Pavlov, ex capo della sicurezza di Ablyazov, accusato di avere nascosto i documenti sulla banca BTA, guidata dal marito di Alma

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ROMA - Ad Almaty, Alma Shalabayeva ha incontrato il vice console italiano nella sede del consolato onorario lo scorso giovedi, 18 luglio. Si è trattato di un incontro breve, ma ufficiale, per farle firmare dei documenti che confermano la revoca dell'ordine di espulsione dall'Italia. Lo rende noto Anna Koj della Fondazione Open Dialog, il gruppo di attivisti con sede a Varsavia che monitora e denuncia le violazioni dei diritti umani in Kazakistan.

"Una delegazione di parlamentari vada da lei". Dopo la débacle del Viminale, ora tocca alla Farnesina agire in qualche modo per tentare di rimediare il danno alla famiglia Ablyazov e all'immagine dell'Italia, senza compromettere i legami commerciali con il Kazakistan, visti gli interessi petroliferi dell'Eni nell'ex repubblica sovietica. "Lanciamo un appello affinché ci siano altri incontri, che i contatti con le autorità italiane siano regolari e volti a vedere se tutti i diritti di Alma sono rispettati - dice Koj - a questo punto, per la sicurezza sua e della bambina Alua è cruciale far vedere che c'è un interesse continuo nei loro confronti". Secondo l'attivista polacca che è in contatto con la moglie di Mukhtar Ablyazov, "è necessario organizzare una missione di una delegazione di parlamentari italiani che vadano a verificare la situazione personalmente e a seguire il processo di Alma, che dovrebbe svolgersi nelle prossime settimane, anche se non si sa ancora quando precisamente".

Sarà difficile che ci sia un giusto processo. Koj ribadisce che, guardando ai precedenti arresti di dissidenti e giornalisti indipendenti, con la chiusura di tutti i media non allineati che è avvenuta a dicembre scorso, non ci si può aspettare un giusto processo, "anche perché le accuse non sono supportate da prove e nessuno ha mai visto questi presunti documenti falsi per i quali Alma Shalabayeva è indagata". Realisticamente non sembra possibile che la donna e la figlia di sei anni possano rientrare in Italia, perché il dittatore Nazarbayev dovrebbe acconsentire personalmente alla loro partenza. Ma le mosse del presidente del Kazakistan vanno in direzione opposta. In questo momento, oltre alle pressioni esercitate sul ministero dell'Interno e sulla polizia italiani, il regime kazako si sta muovendo in tutta Europa per stringere il cerchio sul nemico numero uno, proprio Mukhtar Ablyazov, perseguitando gli oppositori e i dissidenti che hanno legami con lui.  Il giallo kazako diventa sempre più intricato e la fuga di Ablyazov dalle mani di Nazarbayev sempre più difficile.

Il custode dei segreti di Ablyazov. Ieri il Kazakistan ha messo a segno un'altra mossa. I giudici spagnoli hanno dato l'ok all'estradizione di Alexandr Pavlov, ex capo della sicurezza personale di Ablyazov, accusato dalle autorità kazake di avere occultato dei documenti sulla banca BTA, che era guidata dal marito di Alma - con il relativo ammanco di 10 miliardi di dollari e del coinvolgimento di ben 8 banche italiane - oltre che di una presunta attività terroristica, insieme allo stesso Ablyazov e a Muratbek Ketebayev. Quest'ultimo ha chiesto asilo politico in Polonia. Secondo Open Dialog il caso Shalabayeva e il caso Pavlov sono "esempi delle persecuzioni politiche dell'opposizione che le autorità kazake stanno cercando di svolgere in Europa". Anna Koj accusa chiaramene che "le autorità kazake faranno di tutto per ottenere informazioni su Mukhtar Ablyazov, per cui Alexandr Pavlov rischia torture e maltrattamenti o forse anche la morte". Per questo, gli avvocati spagnoli che seguono la vicenda stanno predisponendo il ricorso, ma il problema - sottolineano gli attivisti di Oper Dialog - è che Astana ha un accordo di estradizione in vigore con la Spagna.

Kazakistan membro OSCE: questo deve significare qualcosa.
"Nel periodo tra il 2 ed il 5 luglio 2013, alcuni attivisti e membri di alcune Ong in Kazakistan sono stati chiamati dalla polizia finanziaria per presentarsi in questura per essere interrogati", racconta ancora Anna Koj. Dopo il caso italiano e quello spagnolo, la Fondazione Open Dialog chiede alla comunità internazionale di monitorare queste vicende, ricordando che il paese di Nazarbayev è membro dell'Osce e del Consiglio per i diritti umani dell'Onu. Resta l'interrogativo chiave - più volte rilevato da organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani -  e cioè perché proprio ora il dittatore kazako sta cercando di far piazza pulita degli oppositori che hanno trovato rifugio in Europa. Questo non è chiaro, così come non sono chiari molti altri aspetti e complicità di molte democrazie europee.