TEHERAN - Gli effetti collaterali delle sanzioni internazionali nei confronti dell'Iran si fanno sentire ancor più in queste settimane. Gli analisti sostengono che la situazione andrà peggiorando se non verranno prese soluzioni immediate. Gli ostacoli e la condanna al programma nucleare iraniano, si sta trasformando in qualcosa che somiglia pericolosamente ad una emergenza sanitaria. Le sanzioni hanno contribuito a generare il crollo del valore della moneta iraniana nei confronti delle valute straniere, sconvolgendo la vita quotidiana della gente, con un aumento dei prezzi di qualsiasi prodotto a livelli vertiginosi. Uno dei settori maggiormente coinvolti è quello medico-sanitario provocando una carenza di medicinali e di attrezzature mediche. Per quanto questa situazione sia anche conseguenza della disastrosa crisi economica prodotta dalle sanzioni, alcuni esperti sostengono che il problema sia invece causato da una cattiva gestione economica degli ultimi anni.
I medicinali aumentati del 245%. Gli scaffali delle farmacie sono vuoti, difficile trovare farmaci di importazione, i pazienti affetti da malattie complicate come il cancro stanno avendo difficoltà a procurarsi il farmaco necessario. La Societá Iraniana di Emofilia ha giá da tempo informato la Federazione Mondiale di Emofilia che la vita di decine di migliaia di bambini è messa in pericolo per la mancanza di medicine specifiche. Lo scorso novembre, il capo dell'Associazione dei Farmacisti Iraniani aveva dichiarato che il prezzo dei prodotti medici era aumentato del 245 per cento e il latte artificiale e i farmaci per particolari malattie erano in via di esaurimento.
Il blocco delle transazioni bancarie. Di fatto non vi è un embargo sulle medicine, come precisato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, poiché i medicinali e altri beni umanitari sono esenti dalle misure intese a frenare le ambizioni nucleari iraniane. Il problema è che essendo bloccate tutte le transazioni bancarie, non è possibile acquistare, pagare e trasferire medicine attraverso bonifici internazionali. Le importazioni dalle case farmaceutiche americane ed europee nel 2012 sono diminuite di circa il 30 per cento.
Le malattie a rischio. Attualmente, vengono diagnosticati ogni anno 85.000 nuovi casi di cancro che richiedono chemioterapie e radioterapie, al momento insufficienti. Esperti iraniani dicono che il dato annuale dei tumori è quasi raddoppiato in 5 anni, probabilmente causato dall'inquinamento dell'aria, ma anche da cibo prodotto con pratiche agricole e fertilizzanti tossici, importati a basso costo e da altri prodotti. In aggiunta, ci sono più di 8.000 emofiliaci che faticano a trovare agenti coagulanti. Gli interventi sugli emofiliaci sono praticamente sospesi per i rischi dovuti alla scarsità di medicinali. Circa 23.000 iraniani con hiv/aids hanno un accesso fortemente limitato ai farmaci che li mantengono in vita. L'organizzazione che rappresenta 8.000 iraniani affetti da talassemia, una malattia ereditaria del sangue, ha riferito che i suoi membri stanno cominciando a morire per l'assenza di farmaci essenziali, come la deferoxamina, che controlla il contenuto di ferro nel sangue.
L'invasione di prodotti contraffatti. In assenza di fornitori ufficiali, il mercato dei farmaci è stato invaso da prodotti contraffatti. Dunque, all'Iran è lasciata poca scelta se non importare farmaci indiani e cinesi, anche nei casi in cui il farmaco era stato precedentemente ritenuto non idoneo. Spesso la sostituzione del farmaco è irrealizzabile, in particolare quando si tratta di farmaci avanzati utilizzati per combattere malattie come i tumori e la sclerosi multipla, con il rischio di una minor efficacia del prodotto e con traumatiche conseguenze.
Recentemente l'Iran ha importato un farmaco prodotto in India, utilizzato in chemioterapia per sostituirlo con uno che prima delle sanzioni veniva prodotto da una società farmaceutica europea. I risultati sono stati disastrosi e molti pazienti hanno mostrato gravi effetti collaterali dopo l'uso, come ad esempio molti casi di desquamazione della pelle, cosa che non era accaduta con la versione prodotta in occidente.
Contrabbando e mercato nero. Alla luce di questi fatti drammatici, molti pazienti stanno evitando di acquistare legalmente il farmaco proveniente dalla Cina o dall'India e cercano di comprare l'originale al mercato nero. Il commercio illegale dei farmaci, altrimenti introvabili, è in crescita e le pratiche di corruzione e contrabbando sono in aumento. Attualmente, ci sono 96 case farmaceutiche locali attive in Iran, che producono circa 30 miliardi di unità di medicina del valore di circa 2 miliardi di dollari all'anno. In termini di quantità, la produzione locale copre circa il 92% delle esigenze locali, tuttavia, l'8% mancante è composto da farmaci di alta qualità che sono necessari per i trattamenti specifici, come ad esempio l'insulina.
Le prospettive e le speranze. Per trovare una soluzione a questa condizione sanitaria, si attende l'insediamento del nuovo presidente iraniano, Hassan Rouhani. Molti analisti vedono in Rouhani l'opportunità per l'Occidente di arrivare ad un compromesso sulla complicata questione nucleare e lo stesso Presidente ha giá promesso piu trasparenza sull'intera faccenda. Il popolo iraniano, poco interessato al presunto progetto atomico del paese, attende dunque un serio riesame del problema per arginare il piú possibile la crisi sanitaria in atto in Iran, prossima a degenerare in una crisi umanitaria.
I medicinali aumentati del 245%. Gli scaffali delle farmacie sono vuoti, difficile trovare farmaci di importazione, i pazienti affetti da malattie complicate come il cancro stanno avendo difficoltà a procurarsi il farmaco necessario. La Societá Iraniana di Emofilia ha giá da tempo informato la Federazione Mondiale di Emofilia che la vita di decine di migliaia di bambini è messa in pericolo per la mancanza di medicine specifiche. Lo scorso novembre, il capo dell'Associazione dei Farmacisti Iraniani aveva dichiarato che il prezzo dei prodotti medici era aumentato del 245 per cento e il latte artificiale e i farmaci per particolari malattie erano in via di esaurimento.
Il blocco delle transazioni bancarie. Di fatto non vi è un embargo sulle medicine, come precisato dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, poiché i medicinali e altri beni umanitari sono esenti dalle misure intese a frenare le ambizioni nucleari iraniane. Il problema è che essendo bloccate tutte le transazioni bancarie, non è possibile acquistare, pagare e trasferire medicine attraverso bonifici internazionali. Le importazioni dalle case farmaceutiche americane ed europee nel 2012 sono diminuite di circa il 30 per cento.
Le malattie a rischio. Attualmente, vengono diagnosticati ogni anno 85.000 nuovi casi di cancro che richiedono chemioterapie e radioterapie, al momento insufficienti. Esperti iraniani dicono che il dato annuale dei tumori è quasi raddoppiato in 5 anni, probabilmente causato dall'inquinamento dell'aria, ma anche da cibo prodotto con pratiche agricole e fertilizzanti tossici, importati a basso costo e da altri prodotti. In aggiunta, ci sono più di 8.000 emofiliaci che faticano a trovare agenti coagulanti. Gli interventi sugli emofiliaci sono praticamente sospesi per i rischi dovuti alla scarsità di medicinali. Circa 23.000 iraniani con hiv/aids hanno un accesso fortemente limitato ai farmaci che li mantengono in vita. L'organizzazione che rappresenta 8.000 iraniani affetti da talassemia, una malattia ereditaria del sangue, ha riferito che i suoi membri stanno cominciando a morire per l'assenza di farmaci essenziali, come la deferoxamina, che controlla il contenuto di ferro nel sangue.
L'invasione di prodotti contraffatti. In assenza di fornitori ufficiali, il mercato dei farmaci è stato invaso da prodotti contraffatti. Dunque, all'Iran è lasciata poca scelta se non importare farmaci indiani e cinesi, anche nei casi in cui il farmaco era stato precedentemente ritenuto non idoneo. Spesso la sostituzione del farmaco è irrealizzabile, in particolare quando si tratta di farmaci avanzati utilizzati per combattere malattie come i tumori e la sclerosi multipla, con il rischio di una minor efficacia del prodotto e con traumatiche conseguenze.
Recentemente l'Iran ha importato un farmaco prodotto in India, utilizzato in chemioterapia per sostituirlo con uno che prima delle sanzioni veniva prodotto da una società farmaceutica europea. I risultati sono stati disastrosi e molti pazienti hanno mostrato gravi effetti collaterali dopo l'uso, come ad esempio molti casi di desquamazione della pelle, cosa che non era accaduta con la versione prodotta in occidente.
Contrabbando e mercato nero. Alla luce di questi fatti drammatici, molti pazienti stanno evitando di acquistare legalmente il farmaco proveniente dalla Cina o dall'India e cercano di comprare l'originale al mercato nero. Il commercio illegale dei farmaci, altrimenti introvabili, è in crescita e le pratiche di corruzione e contrabbando sono in aumento. Attualmente, ci sono 96 case farmaceutiche locali attive in Iran, che producono circa 30 miliardi di unità di medicina del valore di circa 2 miliardi di dollari all'anno. In termini di quantità, la produzione locale copre circa il 92% delle esigenze locali, tuttavia, l'8% mancante è composto da farmaci di alta qualità che sono necessari per i trattamenti specifici, come ad esempio l'insulina.
Le prospettive e le speranze. Per trovare una soluzione a questa condizione sanitaria, si attende l'insediamento del nuovo presidente iraniano, Hassan Rouhani. Molti analisti vedono in Rouhani l'opportunità per l'Occidente di arrivare ad un compromesso sulla complicata questione nucleare e lo stesso Presidente ha giá promesso piu trasparenza sull'intera faccenda. Il popolo iraniano, poco interessato al presunto progetto atomico del paese, attende dunque un serio riesame del problema per arginare il piú possibile la crisi sanitaria in atto in Iran, prossima a degenerare in una crisi umanitaria.