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Iran, i diritti umani nell'era Rohani

Le violazioni a tutti i livelli, dalla Rivoluzione islamica fino alla presidenza Ahmadinejad. E le speranze suscitate dall'elezione dell'esponente "moderato", dalle sue promesse. Circa un mese dopo il suo insediamento ci si chiede se saranno mai attuate
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di TIZIANA CIAVARDINI
In occasione dell'insediamento di Hassan Rohani alla presidenza dell'Iran, avvenuto all'inizio di agosto alcune organizzazioni internazionali ed in particolare Amnesty International hanno invitato le autorità a cogliere questa opportunità per rompere decenni di violazioni dei diritti umani. Ecco un quadro della situazione attuale e delle prospettive che si aprono con Rouhani.

Violazioni gravissime. Dal 1979, anno della Rivoluzione islamica, Amnesty International ha sempre monitorato la condizione dei diritti umani in Iran. Sotto la presidenza di Mohammad Khatami (1997-2005) si era assistito a un miglioramento della situazione e si sperava in un'apertura al dialogo. La speranza di un cambiamento è rapidamente svanita con l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005. E la situazione é ulteriormente precipitata nel 2009 durante le manifestazioni a seguito delle contestate elezioni che hanno portato al secondo mandato di Ahamadinejad. Le forze…
di TIZIANA CIAVARDINI
In occasione dell'insediamento di Hassan Rohani alla presidenza dell'Iran, avvenuto all'inizio di agosto alcune organizzazioni internazionali ed in particolare Amnesty International hanno invitato le autorità a cogliere questa opportunità per rompere decenni di violazioni dei diritti umani. Ecco un quadro della situazione attuale e delle prospettive che si aprono con Rouhani.

Violazioni gravissime. Dal 1979, anno della Rivoluzione islamica, Amnesty International ha sempre monitorato la condizione dei diritti umani in Iran. Sotto la presidenza di Mohammad Khatami (1997-2005) si era assistito a un miglioramento della situazione e si sperava in un'apertura al dialogo. La speranza di un cambiamento è rapidamente svanita con l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad nel 2005. E la situazione é ulteriormente precipitata nel 2009 durante le manifestazioni a seguito delle contestate elezioni che hanno portato al secondo mandato di Ahamadinejad. Le forze di sicurezza hanno arrestato migliaia di persone durante i cortei e centinaia nelle loro case. Decine di prigionieri politici, compresi prigionieri di coscienza, rimangono tuttora dietro le sbarre scontando pene inflitte per ipotizzati reati contro la sicurezza nazionale e dopo processi iniqui. La società civile è stata in gran parte messa a tacere, i difensori dei diritti umani sono stati vessati, intimiditi, arrestati, costretti a vivere in esilio. La condizione delle minoranze etniche e religiose, tra cui ahwazi arabi, azeri, baluci, curdi, così come baha'i, convertiti cristiani e sufi è notevolmente peggiorata. Coloro che divergono  dalla politica di stato, siano giornalisti, blogger, sindacalisti e attivisti per i diritti delle donne, affrontano quotidianamente restrizioni sul diritto alla libertà di opinione, di espressione, di associazione e di riunione.

Record di esecuzioni capitali. L'Iran rimane ad oggi uno dei Paesi che maggiormente ricorrono alla pena di morte. Amnesty International auspica che vengano prese al piú presto serie decisioni verso l'abolizione di questa pena, a cominciare dalle condanne a morte per i minorenni. L'organizzazione chiede alle autorità iraniane di proteggere i diritti alla libertà d'espressione, associazione e riunione di tutti, di cancellare o emendare le norme del codice penale contrarie a quei diritti, di abrogare le leggi sulla discriminazione in base a razza, colore, religione, etnia, genere o altro status.

Le promesse di Rohani: la Carta dei Diritti Civili. Durante la campagna elettorale il Presidente H. Rohani, descritto come moderato e pragmatico, ha fatto una serie di promesse anche per migliorare la drammatica situazione dei diritti umani in Iran. Ha parlato di una "carta dei diritti civili" che garantirebbe l'uguaglianza di tutti i cittadini indipendentemente dalla razza, dalla religione o dal sesso, maggiore autonomia per i partiti politici e le minoranze, la garanzia di processi equi, la libertà di assemblea e la protezione legale per tutti. Due settimane dopo la vittoria, il presidente ha espresso opinioni piuttosto progressiste per quanto riguarda i diritti civili, la libertà di espressione e Internet, impegnandosi a lavorare per ridurre al minimo la censura.

Le donne nel governo. In un'intervista a Chelcheragh, un magazine popolare tra i giovani iraniani, Rohani ha dichiarato di opporsi alla discriminazione di genere nella società, ha criticato la segregazione di genere nelle strutture educative e ha fatto diverse promesse per migliorare la situazione dei diritti delle donne. Tra queste anche l'istituzione del primo ministero per le donne. Circa un mese dopo il suo insediamento peró di questo dicastero non vi é traccia. Si potrebbe pensare che abbia risolto il problema con la nomina nel suo governo di Elham Aminzadeh, quale vice-presidente con delega agli affari legali. Una donna, una sola, quando nel criticato esecutivo Ahmadinejad ce n'erano tre.

"Rohanometro": i cento giorni di Rohani. Per monitorare le azioni del governo Rohani é anche nato il "Rohanimeter" che ha la finalitá di monitorare i primi 100 giorni dell'esecutivo e verificare se il presidente manterrá le 46 promesse fatte in campagna elettorale. Il "Rohanometro" che ha giá iniziato il conto alla rovescia dei 100 giorni é stato ideato dall'Institute for Global Studies della Munk School presso l'Universitá di Toronto in Canada. Il sistema suddivide le promesse di Rohani nelle seguenti categorie: economia, politica interna, politica estera e socio-culturale.

L'Iran teocratico. Non bisogna però dimenticare che Rohani é stato il principale consigliere del leader supremo Ayatollah Ali Khamenei e il capo del Consiglio di sicurezza nazionale dell'Iran dal 1989. Ci si chiede come possa tener fede alle proprie promesse contrariando la Guida Suprema che ha il controllo su tutto il Paese. E che non si é pronunciato di recente su un eventuale nuovo corso. Alcuni analisti credono che Rouhani offra solo una dialettica diversa rispetto al suo predecessore Ahmadinejad ma che nella sostanza non vi sará alcun cambiamento. L'Iran rimarrà una teocrazia e il nuovo presidente non porterà quella democrazia cui gran parte della societá iraniana aspira e che per ora rimane un sogno utopico.