Mondo Solidale

Ratificato il Trattato sulle armi dell'Onu.
Boldrini: "Unanimità segnale importante"

La Camera ha votato sì al documento firmato dall'Onu che regola il commercio di armi. L'Italia potrebbe essere il quinto Stato, ma ne mancano ancora 45 per dare forza di legge all'Arms trade treaty. Soddisfazione espressa dal presidente della Camera e da Amnesty International

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ROMA - La Camera dei deputati ha ratificato oggi il Trattato dell'Onu sul commercio delle armi. Ora la palla passa al Senato. " Il voto unanime - ha detto Laura Boldrini, presidente della Camera - è un segnale importante. Un tema di grande rilievo etico ed economico, sul quale è intervenuto anche Papa Francesco. Nel momento in cui tante aree del mondo sono scosse da fortissime tensioni e da rischi di guerra, le Istituzioni italiane riaffermano anche così l'importanza degli organismi sovranazionali chiamati a tutelare e promuovere la pace. Ora il testo passa al Senato, dove ho piena fiducia che potra' contare su un'eguale attenzione".

IL TESTO DEL TRATTATO (PDF)

Firmato da 86 Paesi. Il Trattato, approvato il 2 aprile dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite è stato firmato da 86 paesi, tra questi anche alcuni Stati che vivono momenti di forte tensione interna come Mali e Turchia. Ma l'Arms Trade Treaty (ATT) non ha ancora forza di legge, serve infatti la ratifica di 50 nazioni. Se anche il Senato ratificasse il trattato, l'Italia sarebbe il quinto stato a dare il suo via libera dopo Islanda, Antigua, Guyana e Nigeria.

Una vittima al minuto e 12 miliardi di proiettili. Marietta Tidei (Pd) ha rivelato alcune cifre del commercio di armi nel mondo. "Per anni - dice - il mercato delle armi è stato un autentico porto franco, non obbligato a fornire informazioni sensibili. Secondo Amnesty International, ci sono state 1.500 vittime al giorno solo nel 2012, una al minuto: nello stesso minuto, 15 nuove armi vengono prodotte. Sono 26 milioni le persone costrette a lasciare la propria casa a causa di un conflitto armato; 12 miliardi di pallottole prodotte ogni anno. Il 74 per cento delle armi esistenti nel mondo è prodotto in 6 paesi: Cina, Germania, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. La maggior parte delle vittime dei conflitti sono civili".

Una delle norme più importanti.
Il Trattato introduce delle novità importanti per il mercato delle armi che secondo l’ultimo annuario sulla spesa militare mondiale pubblicato dal Sipri, l’autorevole centro di ricerca per la pace di Stoccolma, nel 2011 ha fatto girare circa 1.740 miliardi di dollari. Tra le norme dell'Att, una delle più importanti è quella che vieta di vendere armi a Stati o organizzazioni che possono minare la pace, avere scopi terroristici o violare i diritti umani. "Con questo provvedimento - sottolinea Mario Marazziti, capogruppo di Scelta Civica in commissione Esteri della Camera - si responsabilizzano i governi: su di loro ricade oggi una responsabilità maggiore che non la mera ricerca del profitto. E' un passo avanti verso un maggiore rispetto dei diritti umani e una diplomazia umanitaria".

Chi ha votato "No". Durante la votazione di aprile in seno al Consiglio generale dell'Onu, solo tre stati hanno votato "No" a questo documento: Iran, Corea del Nord e Siria. Una votazione, emblematica del momento storico, che ha visto invece ventrite stati astenersi. Tra questi ci sono infatti giganti come Cina, Russia, India e Arabia Saudita. "Ogni anno - afferma Carlotta Sami, direttrice generale di Amnesty International Italia - la violenza delle armi provoca nel mondo almeno 500.000 morti. Quanti altri ce ne saranno prima che il Trattato entri in vigore, col raggiungimento della 50esima ratifica?".

Che la legge 185 venga applicata.
Entusiasti del voto alla Camera Donatella Duranti, Arturo Scotto e Giulio Scotto di Sel, che però non si sono limitare a votare sì. "È stato approvato - dicono - anche un nostro ordine del giorno, che chiede al governo di impegnarsi a mantenere, e ad applicare, la legge 185 del 1990, legge che regola gli scambi di materiali di armamento, nel quadro della politica estera e di difesa e nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione italiana, e che vieta alle imprese italiane di esportare armi a paesi in guerra, sottoposti a embargo dalle nazioni unite o che violano i diritti umani.  Ora chiediamo al governo - concludono - di ridurre le spese militari e di cancellare il programma degli F35".