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Bambini armati, prime vittime
dei grandi affari sulla guerra

In oltre tre quarti dei conflitti nel mondo ci sono ragazzini. Non solo adolescenti, ma anche piccoli di non più di 6 anni. L'ONU ne calcola circa 250.000, ma le Ong ne contano oltre 300.000, di cui il 40% femmine. Una enorme risorsa per l'economia illegale e il crimine organizzato. I cooperanti di Coopi in zone di guerra raccontano come sono trasformati in soldati. Sos Villaggi dei Bambini fornisce i dati
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ROMA - I minori sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non sono solo adolescenti, ma anche bambini di non più di 6 anni. Le Nazioni Unite ne calcolano oltre 250.000, associati a forze o a gruppi armati. Ma le Ong ne contano oltre 300.000, di cui il 40% sono bambine. Costituiscono un'enorme risorsa per economia illegale, crimine organizzato, conflitti armati. Coopi riferisce, per voce dei cooperanti in zone di guerra, come si diventa bambini soldato e Sos Villaggi dei Bambini fornisce dati.

Un fenomeno che risale (e richiama) il Medioevo.
Dal Medioevo fino agli 875 milioni di armi leggere costruite per loro. L'utilizzo dei bambini in azioni militari risale, appunto, al Medioevo. Più recentemente, i bambini sono stati utilizzati durante la guerra di secessione negli Stati Uniti d'America, e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Da allora, è diventata pratica d'uso quotidiana. Arruolare bambini ha notevoli vantaggi: costano e …
ROMA - I minori sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non sono solo adolescenti, ma anche bambini di non più di 6 anni. Le Nazioni Unite ne calcolano oltre 250.000, associati a forze o a gruppi armati. Ma le Ong ne contano oltre 300.000, di cui il 40% sono bambine. Costituiscono un'enorme risorsa per economia illegale, crimine organizzato, conflitti armati. Coopi riferisce, per voce dei cooperanti in zone di guerra, come si diventa bambini soldato e Sos Villaggi dei Bambini fornisce dati.

Un fenomeno che risale (e richiama) il Medioevo.
Dal Medioevo fino agli 875 milioni di armi leggere costruite per loro. L'utilizzo dei bambini in azioni militari risale, appunto, al Medioevo. Più recentemente, i bambini sono stati utilizzati durante la guerra di secessione negli Stati Uniti d'America, e poi nella Seconda Guerra Mondiale. Da allora, è diventata pratica d'uso quotidiana. Arruolare bambini ha notevoli vantaggi: costano e mangiano meno di un adulto, sono docili, facilmente controllabili e influenzabili; sono più coraggiosi degli adulti (soprattutto sotto l'effetto di droghe), vengono spesso utilizzati per missioni come spionaggio o azioni kamikaze. L'utilizzo sempre più frequente di bambini in conflitti armati ha portato l'industria bellica a studiare e produrre  oltre 875 milioni di armi leggere alla portata di bambini molto piccoli.

Sono le prime vittime. I bambini che vivono in zone di guerra sono le prime vittime di carnefici che spesso hanno la loro stessa età, quelli che le Nazioni Unite definiscono: "persone sotto i 18 anni di età, che fanno parte di qualunque forza armata o gruppo armato, regolare o irregolare che sia, a qualsiasi titolo (tra cui combattenti, cuochi, facchini, messaggeri e chiunque si accompagni a tali gruppi). La definizione comprende anche le ragazze reclutate per fini sessuali e per matrimoni forzati". Non ci sono dati certi, precisa l'Onu, sul numero di bambini associati a forze armate, ma ne conta 250.000, mentre Ong impegnate nella salvaguardia dei diritti dell'infanzia e non solo - Coopi tra le altre - sostengono che ve ne siano attualmente ben più di 300.000.

Le bambine soldato. Irin, l'agenzia stampa umanitaria dell'Onu, mette in luce un dato allarmante: circa il 40% dei bambini soldato è costituito da ragazze e bambine. Generalmente, bimbe anche di 5-6 anni, vengono rapite e sfruttate nei modi più vari: cucinare o raccogliere legna e acqua per i guerriglieri; raggiunta la pubertà, sono costrette a prestazioni sessuali, con il rischio di gravidanze premature e di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. In guerra, non sono solo utilizzate come schiave, ma anche come spie e combattenti. È questa complessità di ruoli ricoperti che ne rende ancor più difficile la riabilitazione nel momento in cui riescono, quando e se riescono, a venirne fuori.

Come si diventa "guerrieri". Generalmente i bambini utilizzati in guerra sono analfabeti. Sono costretti contro la loro volontà a seguire gli eserciti governativi o ribelli. Tuttavia si verificano anche casi di arruolamento volontario per i bambini che hanno perso tutto o nel caso dei gruppi etnicamente omogenei in cui arruolarsi diventa un dovere. Dopo la cattura i "capi militari" addestrano i piccoli, prima con compiti di facile attuazione  (trasporto d'acqua, di munizioni, di cibo), poi insegnano loro a sparare. I bambini vengono sottoposti a torture pesanti, al termine delle quali la loro volontà è totalmente asservita ai militari. Spesso vengono anche costretti a uccidere membri della loro famiglia e della loro comunità.

Rese madri dai loro rapitori.
Come si diventa bambine soldato: Anche le bambine sono analfabete e una volta libere, sono confuse riguardo alle loro esperienze, al loro senso di colpa, alle aspettative delle loro famiglie. Tante sono madri di bambini avuti dai loro stessi rapitori. Si crea uno sconvolgimento, una mancanza di riferimenti univoci che rende particolarmente complicata la vita dopo la reclusione. L'appartenenza a un forza armata può durare anche pochi giorni, seguita da una fuga o da un rilascio, ma nonostante il periodo breve si possono avere forti traumi a causa delle violenze fisiche subite. In ogni caso, maschi o femmine che siano, se riescono a uscire dai gruppi combattenti corrono un doppio rischio: quello di essere riconosciuti dai ribelli come disertori e quello di essere linciati dalle comunità di appartenenza in ricordo delle atrocità provocate.

Dove vengono reclutati. I dati reali sul numero, sul reclutamento e  sull'utilizzo dei bambini soldato sono praticamente impossibili da reperire. Uno studio approfondito di Sos Villaggio dei Bambini cerca però di dare un quadro della situazione. Sono più di 14 milioni i rifugiati in tutto il mondo, di cui oltre il 40% di età inferiore a 18 anni, e 25 milioni gli sfollati a causa dei conflitti, di cui oltre 36% sono minorenni. I bambini reclutati a forza provengono di solito proprio da questi gruppi a rischio: bambini di strada, bambini delle campagne, rifugiati e altri esuli. Chi sceglie di arruolarsi spontaneamente proviene spesso dagli stessi gruppi.

Un modo per sentirsi al sicuro.
Circondati dalla violenza, si sentono più al sicuro in un gruppo combattente e con un'arma in mano questi minori. In Africa, per esempio, l'80% dei bambini soldato ha assistito a un'azione armata intorno alla propria casa, il 70% ha visto distruggere la propria abitazione, il 60% ha perso la propria famiglia in guerra. Molti hanno fatto esperienza diretta o sono stati testimoni oculari di massacri, esecuzioni sommarie, torture, violenza sessuale. Spesso i bambini soldato sono sopravvissuti allo sterminio della loro stessa famiglia.

I figli della Siria. I dati Unicef sul numero dei bambini morti nel conflitto siriano sono fermi a luglio 2013. Non sono stati contati quelli di agosto e neanche quelli dei giorni scorsi, ma fino ad allora erano olre 6.500, un terzo dei quali aveva meno di 10 anni, decine di migliaia di feriti, circa 850.000 i profughi. "I bambini siriani vengono usati come combattenti, messaggeri e  per scopi 'interni', come cucinare, pulire, portare l'acqua o fornire assistenza medica ai feriti a sostegno delle varie parti in conflitto - dichiara Andrea Iacomini, portavoce Unicef Italia - Secondo un recente rapporto del Segretario generale Onu, le forze armate siriane hanno usato i bambini come scudi umani. Ci sono state anche una serie di accuse di impiego di ragazzini tra i 15 e i 17 anni dal parte di Shabiha (milizie affiliate al governo) in incursioni nei villaggi, dove sono in corso pesanti combattimenti".

I soldatini del Medio Oriente. Il Medio Oriente scosso da tensioni e conflitti regionali, dove i bambini sono diventati parte integrante dei conflitti. Sono coinvolti in combattimenti di Algeria, Azerbaijan, Egitto, Iran, Iraq, Libano, Tagikistan, Yemen. Quelli al di sotto di 15 anni, generalmente prestano servizio all'interno di gruppi islamici radicali.

L'Africa combatte quasi solo con i bambini. La Sierra Leone è al centro della violazione sui diritti umani che riguarda i bambini soldato: in 10 anni di guerra civile, i minorenni in combattimento hanno avuto un ruolo di primo piano. In Angola, il 36 % dei bambini ha prestato servizio come soldato o ha seguito le truppe in combattimento. Le Nazioni Unite valutano che nella guerra in Liberia abbiano combattutto circa 20.000 bambini, il 70 % dei soldati attivi nelle varie fazioni e LRA, Esercito di Resistenza del Signore, è noto per essere costituito al 100% da bambini soldato, avendo rapito oltre 15.000 bambini per farne dei soldati e ha avuto nelle proprie file il combattente armato più giovane al mondo: un bambino di 5 anni. Anche il Sudan fa uso massiccio di bambini soldato. Le stime parlano di almeno 100.000 minori, che prestano servizio su entrambi i fronti di una guerra civile lunga 20 anni. Nella Repubblica Democratica del Congo, le diverse milizie che si contendono il controllo delle miniere d'oro, di coltan e diamanti, utilizzano da decenni i bambini soldato per nutrire le proprie file di combattenti.

In Sud Ameria e Oriente.
In Sud America, a partire dagli anni'90, i bambini soldato sono stati impiegati in Colombia, Equador, El Slavador, Guatemala, Messico (Chapas), Nicaragua, Paraguay e Perù. La pratica dei bambini soldato è diffusissima anche in Asia: in Cambogia, Timor Est, India, Indonesia, Laos, Myanmar, Nepal, Pakistan, Nuova Guinea, Filippine, Sri Lanka. Solo nel Myanmar si stima ce ne siano più di 75.000 - uno dei numeri più alti del mondo - attivi sia nell'esercito statale sia nei gruppi etnici armati che si oppongono al regime. L'80 % dei conflitti cui prendono parte dei bambini, vedono nelle proprie file combattenti sotto i 15 anni.

La voce delle isituzioni internazionali. Sulla base delle regole degli Obiettivi di sviluppo del millennio stilati dall'ONU, l'utilizzo di minori in conflitti armati disubbidisce ad almeno 3 di queste norme. Innanzi tutto, il bambino soldato è tagliato fuori dalla scuola; così come non ha accesso all'assistenza sanitaria ed esposto al rischio della vita. Un altro organo internazionale, che tenta di tutelare i minori in luoghi di conflitto, è il  Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza: questo, sin dal 2000, ha alzato l'età minima per la partecipazione diretta agli scontri a fuoco dai 15 ai 18 anni e vieta il servizio di leva o il reclutamento forzato al di sotto dei 18 anno. E ancora, lo statuto della Corte penale internazionale, dal 1998 classifica come crimine di guerra l'arruolamento sotto i 15 anni in forze armate. Infine, la Convenzione n.182 del 1999 dell'Oil (Organizzazione internazionale del lavoro) definisce il reclutamento forzato e obbligatorio di bambini una delle "peggiori forme di lavoro minorile" e lo vieta.

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