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Lavoro minorile, in 10 anni cala di un terzo
Ma gli sfruttati sono ancora 168 milioni

Rapporto ILO. I bambini coinvolti sono scesi dai 246 milioni nel 2000 a 168. Ma l'obiettivo fissato dalla comunità internazionale è ancora un miraggio. Guy Ryder, direttore generale ILO: "Adesso raddoppiamo gli sforzi. Abbiamo 168 milioni di buone ragioni per farlo".Save the children: in Italia almeno 260.000 casi
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ROMA - Il numero dei bambini-lavoratori in tredici anni è crollato di un terzo. Il dato positivo è apparso nell'ultimo rapporto dell'ILO, l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'agenzia delle Nazioni Unite impegnata nella lotta al lavoro minorile. Ma la buona notizia impallidisce quando si leggono le statistiche: nel 2012 sono ancora sfruttati 168 milioni di minori, circa il 10% dei bambini tra i 5 e i 17 anni. Certo, un passo avanti rispetto all'inizio del millennio, quando i bambini a lavoro nelle fabbriche e nei campi erano 246 milioni, tuttavia i numeri restano inaccettabili.

Un traguardo non raggiunto.
Uno scenario drammatico, dove è difficile parlare di succeso. Anche perché l'obiettivo fissato dalla comunità internazionale di eliminare le peggiori forme di sfruttamento entro il 2016 non sarà raggiunto. E più della metà dei casi sono proprio lavori pericolosi e con orari disumani, con conseguenze dirette sulla loro sal…
ROMA - Il numero dei bambini-lavoratori in tredici anni è crollato di un terzo. Il dato positivo è apparso nell'ultimo rapporto dell'ILO, l'Organizzazione internazionale del lavoro, l'agenzia delle Nazioni Unite impegnata nella lotta al lavoro minorile. Ma la buona notizia impallidisce quando si leggono le statistiche: nel 2012 sono ancora sfruttati 168 milioni di minori, circa il 10% dei bambini tra i 5 e i 17 anni. Certo, un passo avanti rispetto all'inizio del millennio, quando i bambini a lavoro nelle fabbriche e nei campi erano 246 milioni, tuttavia i numeri restano inaccettabili.

Un traguardo non raggiunto.
Uno scenario drammatico, dove è difficile parlare di succeso. Anche perché l'obiettivo fissato dalla comunità internazionale di eliminare le peggiori forme di sfruttamento entro il 2016 non sarà raggiunto. E più della metà dei casi sono proprio lavori pericolosi e con orari disumani, con conseguenze dirette sulla loro salute, sicurezza e sviluppo. Se nel 2000 erano 170 milioni, attualmente sono ancora 85 milioni i bambini che vivono in queste condizioni, al limite dei lavori forzati e spesso collegati allo sfruttamento sessuale.

I dati. Secondo il rapporto dell'ILO, i progressi più consistenti si sono avuti tra il 2008 e il 2012, con il calo da 215 milioni di bambini-lavoratori a 168. La situazione più grave è nell'Africa sub sahariana con il record negativo del 21,4% dei bambini al lavoro (oltre 59 milioni). In Asia il numero assoluto sale a 77 milioni, ma la percentuale sul totale della popolazione è del 9,3%. Seguono l'America Latina e i Caraibi con l'8,8% (12,5 milioni) e il Medio Oriente con l'8,4% dei minori coinvolti (circa 9 milioni).

Femmine e maschi: indifferentemente.
Quando si parla di sfruttamento, si annullano persino le differenze di genere: tra i più piccoli, 36,3 milioni sono maschi contro i 36,7 milioni di bambine. Il distacco aumenta gradualmente con l'età dei minori: tra i 15 e i 17 anni solo il 20% dei bambini-lavoratori è femmina. Più della metà dei minori sono sfruttati in agricoltura, il 7,2% nell'industria e il 32,3% nei servizi, l'unico valore in aumento rispetto al 25,6% del 2008.

In Italia
. Una piaga da cui nemmeno i Paesi occidentali possono dirsi immuni. Secondo una ricerca di Save the children, in Italia sono ancora 260.000 i pre-adolescenti, e cioè circa il 5% del totale nella facia di età tra i 7 e i 15 anni, costretti a lavorare già giovanissimi, a causa di
delle condizioni familiari, di un rapporto con la scuola che non funziona o per far fronte da soli ai loro bisogni. E ben 30 mila minori tra i 14 e i 15 anni sono a rischio di sfruttamento. Quasi la metà sono femmine.

I progressi, gli ostacoli, gli obiettivi. Il rapporto individua le azioni che hanno portato a rusultati concreti nella lotta al lavoro minorile negli ultimi anni. Investimenti nell'educazione, nelle politiche sociali e di pressione sui governi nazionali per adottare leggi più restrittive in materia e a ratificare le due Convenzioni della ILO. Da qui si partirà per discutere sugli obiettivi per il futuro nella prossima conferenza sul lavoro minorile di Brasilia dall'8 al 10 ottobre.

Tre quarti fuori controllo.
Anche se il vero ostacolo resta il contesto economico globale. Infatti, nei Paesi più poveri, tre quarti dei bambini non possono essere rilevati dalle inchieste dell'ILO, perché il lavoro è svolto all'interno del nucleo familiare e i genitori si oppongono per non perdere una fonte di guadagno 'a costo zero'. Insomma, la lotta al lavoro minorile è solo all'inizio, riconosce la stessa agenzia ONU: "La strada è giusta ma ci stiamo muovendo troppo lentamente. Se vogliamo porre fine a questo flagello nel prossimo futuro dobbiamo raddoppiare gli sforzi", ha commento il direttore generale Guy Rider. "Abbiamo 168 milioni di buone ragioni".