Mondo Solidale

"Italia, diritti umani a rischio.
Conservatorismo trasversale"

Secondo il rapporto di Amnesty International sull'attività di Governo e Parlamento, permangono antichi vizi, come quelli che, da 25 anni, ostacolano l'introduzione del reato di tortura, se non veri e propri tabù, come nel caso degli accordi con la Libia, di cui si continua a chiedere la sospensione. Tutti temi comunque assenti nel dibattito parlamentare

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ROMA - A sei mesi dall'avvio della XVII Legislatura, i diritti umani sembrano essere più al centro del dibattito politico italiano, ma permane "un conservatorismo trasversale che ha riprodotto alcuni antichi vizi, come quelli che, da 25 anni, ostacolano l'introduzione del reato di tortura nella definizione richiesta dalle Nazioni Unite, se non addirittura veri e propri tabù, come nel caso degli accordi con la Libia, di cui continuiamo a chiedere la sospensione, e che risultano tanto assenti dal dibattito parlamentare quanto ampiamente presenti invece nell'agenda governativa". E' il giudizio di Amnesty International, che ha presentato il suo bilancio sull'attività di governo e parlamento in materia di diritti umani.

Un'agenda in 10 punti per le riforme. A gennaio, in vista delle elezioni politiche, l'organizzazione aveva lanciato la campagna "Ricordati che devi rispondere", sottoponendo ai leader delle coalizioni in lizza e a tutti i candidati un'agenda in 10 punti per i diritti umani in Italia. Questi i punti dell'agenda: garantire la trasparenza delle forze di polizia e introdurre il reato di tortura; fermare il femminicidio e la violenza contro le donne; proteggere i rifugiati, fermare lo sfruttamento e la criminalizzazione dei migranti e sospendere gli accordi con la Libia sul controllo dell'immigrazione; assicurare condizioni dignitose e rispettose dei diritti umani nelle carceri; combattere l'omofobia e la transfobia e garantire tutti i diritti umani alle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate); fermare la discriminazione, gli sgomberi forzati e la segregazione etnica dei rom; creare un'istituzione nazionale indipendente per la protezione dei diritti umani; imporre alle multinazionali italiane il rispetto dei diritti umani; lottare contro la pena di morte nel mondo e promuovere i diritti umani nei rapporti con gli altri stati; garantire il controllo sul commercio delle armi favorendo l'adozione di un trattato internazionale. L'agenda è stata sottoscritta, integralmente o quasi, da 117 parlamentari e da tutti i leader delle forze politiche che compongono l'attuale governo, e costituisce un vero e proprio programma di riforme, cui l'organizzazione dedica una campagna nazionale che porterà avanti con governo e parlamento.

In Italia ancora a rischio i diritti umani. L'Italia è tuttora un Paese in cui ampie fasce di popolazione corrono un alto rischio di violazioni dei diritti umani, sottolinea Amnesty. "Nonostante i richiami dei comitati internazionali di monitoraggio e le richieste della società civile, le falle del sistema, assieme a scelte politiche fuori luogo, hanno prodotto in questi anni abusi, ingiustizia, sofferenza e disgregazione sociale. Essere donne, partecipare a una manifestazione, essere migranti, rom, gay, detenuti, significa in Italia correre un serio rischio per i propri diritti umani. In tempi di crisi economica, con l'aumento delle tensioni sociali da una parte e, dall'altra, l'accento della politica sulle sole questioni finanziarie, questa situazione tende ad aggravarsi. I pochi mesi di attività di questo governo sono insufficienti per consentire una netta inversione di rotta rispetto a questo stato di cose - osserva Riccardo Noury, portavoce di Amnesty. - Se tra un anno saranno stati messi in atto cambiamenti tangibili, li saluteremo con soddisfazione".  

"La violenza sulle donne si ferma solo con iniziative concrete"."La nostra campagna ha contribuito, insieme ad altre associazioni, a portare per la prima volta questioni importanti relative ai diritti umani al centro del dibattito elettorale e poi dell'azione del Parlamento e del Governo. Di diritti umani si è discusso, in questi primi sei mesi, in modo migliore rispetto al passato. L'analisi del lavoro della XVII Legislatura nei primi sei mesi di attività ci dice che sulla maggior parte dei 10 punti della nostra agenda è stato almeno presentato un disegno di legge, come in materia di tortura e omofobia", ha detto Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. "Di questi sei mesi, sul piano internazionale, oltre al rinnovato impegno per la moratoria sulla pena di morte, dobbiamo ricordare la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica e l'approvazione alla Camera del disegno di legge di ratifica del Trattato Onu sul commercio di armi", ha sottolineato Marchesi.

Dubbi su clausola di salvaguardia nella legge sull'omofobia. In materia di omofobia e transfobia "siamo soddisfatti per il risultato ottenuto a settembre alla Camera dei deputati, attraverso un dibattito di elevato spessore e l'approvazione del disegno di legge che include l'orientamento sessuale e l'identità di genere nell'elenco dei motivi discriminatori associati ai reati specifici descritti nell'articolo 1 del decreto legge 122/1993 e che emenda l'art. 3 dello stesso decreto, aggiungendo l'orientamento sessuale e l'identità di genere alle circostanze aggravanti. Ci riserviamo tuttavia di capire quali effetti pratici sulla lotta alle discriminazioni potrebbe avere la clausola di salvaguardia introdotta dagli emendamenti relativi alla libertà d'espressione. Ci aspettiamo un'analoga riflessione nelle sedi istituzionali in vista del passaggio al Senato", ha concluso Giusy D'Alconzo, direttrice delle Campagne e della ricerca di Amnesty International Italia.