Mondo Solidale

Sono 125 milioni le bambine e le donne che nel mondo subiscono mutilazioni genitali

I dati dell'UNICEF Italia nella giornata dedicata alla lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Le asportazioni chirurgiche riguardano una bambina su 5 in Egitto. Nei prossimi dieci anni, 30 milioni di piccole donne rischiano di subire questa pratica. In Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto si registra ancora una diffusa prevalenza del fenomeno

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ROMA -  Nel mondo, ancora oggi, più di 125 milioni di bambine e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili. L'escissione, l'asportazione chirurgica, riguarda una bambina su 5 in Egitto. Nei prossimi dieci anni, 30 milioni di bambine rischiano ancora di subire questa pratica. Anche Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto registrano una alta prevalenza di mutilazioni con più di 9 donne e bambine su 10, tra i 15-49 anni che hanno subito mutilazioni del genere. E non s'è registrato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

Le leggi non bastano.
"Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all'autodeterminazione di ogni bambina", dice Giacomo Guerrera, Presidente dell'UNICEF Italia in occasione della Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. "Le legislazioni da sole non bastano. La sfida, cui stiamo andando incontro, è di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare una pratica dannosa come questa".

Quando l'istruzione gioca un ruolo decisivo.
Oggi le bambine hanno meno probabilità di subire questa pratica rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania, le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre probabilità in meno di essere mutilate rispetto alle donne tra i  45 e i 49 anni. La prevalenza, inoltre, è scesa di ben quasi la metà tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria. L'istruzione può giocare un ruolo fondamentale nel favorire i cambiamenti sociali; più le madri sono istruite, minori sono i rischi che le loro figlie vengano mutilate e più le ragazze frequentano la scuola, più possono confrontarsi con altre persone che rifiutano tale pratica.

Ci vuole l'impegno di tutti.
"E' necessario che tutti gli attori, governi, ONG e comunità promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche che abbiano lo scopo diretto di eliminare le mutilazioni - ha aggiunto il presidente dell'Unicef - come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, legate a norme sociali. Ci sono, però - ha detto ancora -  alcuni paesi come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno una legislazione in merito. In questi paesi l'UNICEF è particolarmente impegnato con i governi - anche fornendo supporto tecnico - per promuovere leggi in materia".

La campagna di Fabrica (Benetton). La prestigiosa testata britannica The Guardian sceglie Fabrica - il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group - per realizzare, con la direzione creativa di Erik Ravelo, l'immagine simbolica  della sua nuova campagna mondiale contro la mutilazione genitale femminile. Si tratta di un rasoio che viene tagliato in mille pezzi perché non possa più ferire. Questa l'immagine simbolica è stata creata per accompagnare la campagna  End Female Genital Mutilation, lanciata oggi da The Guardian.