BEIRUT - Il 24 aprile milioni di armeni in tutto il mondo ricordano il Medz Yeghern, il Grande Crimine, è il giorno della memoria del genocidio che il loro popolo ha subito quasi un secolo fa. Nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 iniziò lo sterminio degli armeni perpetrato dai "Giovani Turchi". Intellettuali, artisti, preti, banchieri e deputati furono prelevati dalle loro case a Costantinopoli, deportati verso l'Anatolia e massacrati lungo il tragitto. Nelle marce della morte, che coinvolsero 1.200.000 persone, centinaia di migliaia morirono di fame, malattia, tortura o sfinimento. Altre centinaia di migliaia furono massacrate dalla milizia curda e dall'esercito turco. In quella tagedia, primo genocidio del Ventesimo secolo, trovarono la morte un milione e mezzo di armeni.
Kassab il simbolo della sopravvivenza armena. Novantanove anni dopo, la storia sembra ripetersi. Ancora una volta gli armeni sono costretti a fuggire per mettersi in salvo. Una ventina di giorni fa hanno dovuto abbandonare le loro case a Kassab, una cittadina sulla costa siriana al confine con la Turchia, caduta in mano ai "ribelli" sunniti, coalizioni di gruppi armati finanziati per lo più da forze straniere anti-sciite e anti iraniane. "Kassab è il simbolo per eccellenza della storia e della cultura per la continuità armena siriana - ha detto Ohannes Geukjian, docente di storia armena - la sua caduta in mano all'opposizione può segnare la scomparsa della comunità armena dall'intera regione".
Un secolo dopo un'altra fuga. La città ha un ruolo strategico, importante per il controllo della frontiera con la Turchia. I "ribelli" hanno conquistato Kassab dopo una battaglia durata due giorni, che ha visto in prima linea gli uomini del Fronte al-Nusra, legato ad al-Qaeda. Gli scontri hanno costretto la maggior parte dei più di 2.000 abitanti di Kassab a lasciare la città. "Abbiamo dovuto scappare solo con i vestiti che indossavamo. Come i nostri nonni, quando fuggirono dalla Turchia. Non abbiamo potuto prendere nemmeno le cose più preziose, una manciata della terra di Kassab, i nostri ricordi". Ha raccontato una donna alla televisione di stato siriana.
Turchia e Armenia, una tragica storia infinita. I profughi di Kassab hanno raccontato che, almeno all'inizio dell'attacco, i colpi di mortaio e gli spari provenivano dal confine turco. Fonti militari siriane affermano che i "ribelli" hanno lanciato l'assalto con il sostegno esplicito della Turchia. Le autorità turche, dal canto loro, smentiscono con decisione. La fuga da Kassab ha un profondo significato per gli armeni. "È una delle aree di più antica presenza della comunità, fin dal XI secolo d. c., durante il regno armeno di Cilicia - ha detto il professor Geukjian - Altre zone in Siria erano antichi insediamenti armeni, ma nel corso dei secoli la maggioranza si è trasferita nelle grandi città o è stata assimilata dalla più ampia comunità cattolica, o è emigrata. Solo Kassab ha mantenuto la sua identità."
Di nuovo verso il Libano. Gli effetti della caduta della città si fanno sentire anche in Libano, specie a Burj Hammoud, un sobborgo a nord est di Beirut, fondato dai superstiti del genocidio armeno del 1915 e centro dei 200.000 armeni che vivono in nel Paese. Non esistono dati ufficiali sul numero di residenti di Kasab che si sono rifugiati in Libano, ma si stima siano diverse centinaia, concentrati soprattutto a Burj Hammoud. "Kasab ha una cultura armena si parla la nostra lingua e si seguono le nostre tradizioni - ha detto padre Vartan Kazanjian, del Patriarcato armeno di Beirut - per noi Kasab è l'ultima città delle antiche terre armene". Credevamo fosse una zona sicura - ha detto Aram Kazanjian, della municipalità di Burj Hammoud - ora abbiamo paura per gli armeni e per tutti i cristiani in Medio Oriente".
La paura dell'integralismo per le minoranze. Il 70% della popolazione della città è armena. "Quando si dice Kassab, si capisce che si sta parlando degli armeni - ha dichiarato Arpi Mangassarian, di Badguer, un'organizzazione culturale armena a Beirut - simboleggia la nostra storia e la nostra cultura." Prima della guerra in Siria vivevano 100.000 armeni, soprattutto nella città di Aleppo e nella zona intorno a Kassab. Una minoranza rispetto ai 23 milioni di abitanti del Paese, ma una tessera significativa di quel ricco mosaico di culture e religioni, cristiane e musulmane, che costituiva il popolo siriano. Oggi si stima che non più di 15.000 armeni vivano ancora in Siria. La guerra ha assunto sempre più un carattere settario, con i gruppi ribelli dei sunniti integralisti che giocano un ruolo di primo piano nella rivolta. Così, le minoranze siriane si sono strette intorno ad Assad temendo per la loro sorte qualora gli estremisti arrivassero al potere. "Che cosa sarà di noi? Non lo sappiamo - ha detto ancora la donna di Kassab alla televisione - abbiamo solo paura per quello che sta accadendo."
Kassab il simbolo della sopravvivenza armena. Novantanove anni dopo, la storia sembra ripetersi. Ancora una volta gli armeni sono costretti a fuggire per mettersi in salvo. Una ventina di giorni fa hanno dovuto abbandonare le loro case a Kassab, una cittadina sulla costa siriana al confine con la Turchia, caduta in mano ai "ribelli" sunniti, coalizioni di gruppi armati finanziati per lo più da forze straniere anti-sciite e anti iraniane. "Kassab è il simbolo per eccellenza della storia e della cultura per la continuità armena siriana - ha detto Ohannes Geukjian, docente di storia armena - la sua caduta in mano all'opposizione può segnare la scomparsa della comunità armena dall'intera regione".
Un secolo dopo un'altra fuga. La città ha un ruolo strategico, importante per il controllo della frontiera con la Turchia. I "ribelli" hanno conquistato Kassab dopo una battaglia durata due giorni, che ha visto in prima linea gli uomini del Fronte al-Nusra, legato ad al-Qaeda. Gli scontri hanno costretto la maggior parte dei più di 2.000 abitanti di Kassab a lasciare la città. "Abbiamo dovuto scappare solo con i vestiti che indossavamo. Come i nostri nonni, quando fuggirono dalla Turchia. Non abbiamo potuto prendere nemmeno le cose più preziose, una manciata della terra di Kassab, i nostri ricordi". Ha raccontato una donna alla televisione di stato siriana.
Turchia e Armenia, una tragica storia infinita. I profughi di Kassab hanno raccontato che, almeno all'inizio dell'attacco, i colpi di mortaio e gli spari provenivano dal confine turco. Fonti militari siriane affermano che i "ribelli" hanno lanciato l'assalto con il sostegno esplicito della Turchia. Le autorità turche, dal canto loro, smentiscono con decisione. La fuga da Kassab ha un profondo significato per gli armeni. "È una delle aree di più antica presenza della comunità, fin dal XI secolo d. c., durante il regno armeno di Cilicia - ha detto il professor Geukjian - Altre zone in Siria erano antichi insediamenti armeni, ma nel corso dei secoli la maggioranza si è trasferita nelle grandi città o è stata assimilata dalla più ampia comunità cattolica, o è emigrata. Solo Kassab ha mantenuto la sua identità."
Di nuovo verso il Libano. Gli effetti della caduta della città si fanno sentire anche in Libano, specie a Burj Hammoud, un sobborgo a nord est di Beirut, fondato dai superstiti del genocidio armeno del 1915 e centro dei 200.000 armeni che vivono in nel Paese. Non esistono dati ufficiali sul numero di residenti di Kasab che si sono rifugiati in Libano, ma si stima siano diverse centinaia, concentrati soprattutto a Burj Hammoud. "Kasab ha una cultura armena si parla la nostra lingua e si seguono le nostre tradizioni - ha detto padre Vartan Kazanjian, del Patriarcato armeno di Beirut - per noi Kasab è l'ultima città delle antiche terre armene". Credevamo fosse una zona sicura - ha detto Aram Kazanjian, della municipalità di Burj Hammoud - ora abbiamo paura per gli armeni e per tutti i cristiani in Medio Oriente".
La paura dell'integralismo per le minoranze. Il 70% della popolazione della città è armena. "Quando si dice Kassab, si capisce che si sta parlando degli armeni - ha dichiarato Arpi Mangassarian, di Badguer, un'organizzazione culturale armena a Beirut - simboleggia la nostra storia e la nostra cultura." Prima della guerra in Siria vivevano 100.000 armeni, soprattutto nella città di Aleppo e nella zona intorno a Kassab. Una minoranza rispetto ai 23 milioni di abitanti del Paese, ma una tessera significativa di quel ricco mosaico di culture e religioni, cristiane e musulmane, che costituiva il popolo siriano. Oggi si stima che non più di 15.000 armeni vivano ancora in Siria. La guerra ha assunto sempre più un carattere settario, con i gruppi ribelli dei sunniti integralisti che giocano un ruolo di primo piano nella rivolta. Così, le minoranze siriane si sono strette intorno ad Assad temendo per la loro sorte qualora gli estremisti arrivassero al potere. "Che cosa sarà di noi? Non lo sappiamo - ha detto ancora la donna di Kassab alla televisione - abbiamo solo paura per quello che sta accadendo."