Mondo Solidale

La Top Ten del rischio per genocidi, massacri, repressioni violenze

La classifica annua diffusa da Minority Rights Group International nel suo rapporto People Under Threat. Le vittime più a rischio in ogni conflitto sono le minoranze e questo è sempre più evidente in Yemen, Siria, Sud Sudan, Egitto e Repubblica Democratica del Congo. Il podio spetta alla Somalia. Ma il livello di minaccia è cresciuto in molti altri Stati

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ROMA - Se è vero che le minoranze sono le vittime più a rischio in ogni conflitto, questo è sempre più evidente in Yemen, Siria, Sud Sudan, Egitto e Repubblica Democratica del Congo. Sono questi alcuni dei Paesi che, nell'ultimo anno, hanno scalato più visibilmente la classifica del rapporto People Under Threat, stilato da Minority Rights Group International (Mrg) con lo scopo di individuare le popolazioni a più alto rischio di genocidi, massacri e repressioni violente.

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Sul podio più alto la Somalia.
"Alcuni Stati che sono ascesi in maniera evidente nel nostro indice negli ultimi due anni, come Siria, Repubblica Centroafricana e Sud Sudan, sono stati teatro di episodi di estrema violenza etnica o settaria", nota il direttore dell'ong britannica, Mark Lattimer. "Il rapporto del 2014 mostra che il rischio resta critico in questi Paesi, ma anche che il livello di minaccia è cresciuto in altri Stati". Se la classifica continua a riservare il suo deplorevole podio alla Somalia, a causa dell'instabilità generata dai radicali al-Shabaab e con gravi ripercussioni sui Bantu e altre minoranze, sorprendente è l'ascesa dell'Egitto al 33° posto. Posizione non allarmante, certo, ma che comunque evidenzia il brusco impatto sulla sicurezza seguito alla deposizione dell'ex presidente Morsi da parte dell'esercito a luglio 2013. Un golpe che non ha inflitto solo pesanti perdite (1.000 morti) tra i sostenitori della Fratellanza musulmana, ma che ha spinto i militari a lanciare una campagna contro le milizie islamiste del Sinai, dove le popolazioni beduine, a lungo marginalizzate dalle autorità, si sentono oggi enormemente minacciate dalle operazioni.

Siria, le diverse agende settarie.
In Siria, il rapporto di Minority Rights Group evidenzia la crescente natura settaria della guerra. Iniziato tre anni fa con pacifiche proteste di piazza contro Bashar Assad, il conflitto è oggi sempre più dominato da milizie islamiste con una propria agenda settaria. Nel mirino di alcune di esse c'è la minoranza curda concentrata nel nord. Già da tempo perseguitati dal regime di Assad, i curdi sono stati vittime di ripetuti attacchi nella seconda metà del 2013, sia da parte degli islamisti che dell'Esercito libero siriano, che hanno innescato un esodo di 50mila profughi verso il Kurdistan iracheno.

Sud Sudan, i dissapori etnici.
In Sud Sudan lo scontro di potere tra il presidente Salva Kiir e il suo vice, Riek Machar, ha impiegato un attimo a trasformare in una feroce fiammata di violenza le braci dei dissapori etnici tra Dinka e Nuer. Circa 10 mila persone sono state brutalmente uccise a gennaio e nei due mesi successivi oltre un milione sono diventate profughi. Un disastro umanitario che ha valso al Paese, nato solo nel 2011, il secondo posto dell'indice di Mrg, come mostra anche la mappa. "Quando il nuovo Stato indipendente del Sud Sudan si materializzò vicino ai vertici della classifica due anni fa, sembrò che il pessimismo avesse prevalso sulla speranza. Invece gli eventi degli ultimi sei mesi hanno tristemente confermato la premonizione di People Under Threat", è il mesto commento di Lattimer.

Congo, i gruppi armati proliferano.
Anche se continua a ospitare la più grande missione di pace delle Nazioni Unite nel mondo, il Congo ha continuato a scalare imperterrito la classifica di Mrg, ottenendo suo malgrado il quarto posto. Hema, Lendu, Hutu, Luba, Tutsi, Batwa-Bambuti: non c'è etnia che venga risparmiata dalle violenze del Paese. Legate soprattutto a tre ragioni: la proliferazione di diversi gruppi armati in lotta per il controllo delle risorse; il significativo supporto a questi gruppi da parte dei Paesi vicini, come il Ruanda; e la pratica di integrare gli ex-ribelli nell'esercito ufficiale di Kinshasa.

Yemen, l'eterno conflitto sciiti-sunniti.
Altro Paese dove la condizione per le minoranze continua a deteriorarsi è lo Yemen. Qui non sono solo gli scontri tra l'esercito e Al Qaeda nella Penisola arabica a provocare sangue e persecuzioni. Nonostante l'accordo raggiunto a gennaio di estendere di un anno il mandato del presidente Hati, per permettere la redazione di una nuova Costituzione che contempli un federalismo più marcato, le divisioni settarie sul terreno hanno continuato a esacerbarsi. In particolare, tra i ribelli sciiti al-Hothi del nord e le tribù sunnite, così come tra le autorità e i secessionisti del sud. Risultato: per l'ottavo anno consecutivo lo Yemen ha peggiorato la propria performance nell'indice, entrando per la prima volta tra le prime dieci posizioni.

Un appello ogni anno, da 9 anni. È dal 2005 che Minority Rights Group realizza il rapporto People under Threat nella speranza di lanciare alla comunità internazionale un campanello di allarme per evitare potenziali massacri di massa in futuro. Un campanello che, a giudicare anche dalla costante presenza nei top ten di Somalia, Afghanistan, Sudan e Iraq, continua evidentemente a restare ancora troppo inascoltato come tanti altri.