ROMA - Un miliardo di persone nel mondo non ha accesso ai servizi igienici. Una prassi, che favorisce l’insorgere di malattie come colera, epatite e diarrea cronica che costano la vita a circa duemila persone al giorno, un bambino ogni minuto. A lanciare l'allarme è un report delle Nazioni Unite che analizza il fenomeno della "defecazione all’aperto" a livello mondiale. Nonostante i miglioramenti degli ultimi 25 anni che hanno portato alla quasi totale "igienizzazione" di Paesi come Bangladesh e Vietnam, ci sono molti Stati dove il fenomeno è ancora diffuso.
Il primato dell’India. Prima fra tutti è la democrazia più grande del mondo, dove ancora 600 milioni di persone non hanno accesso ai servizi igienici. I motivi, così come le conseguenze, sono molti. Primo fra tutti la povertà e la mancanza di infrastrutture come reti fognarie e bagni nelle abitazioni. In secondo luogo c’è un problema culturale. Il governo indiano ha disposto ingenti finanziamenti per combattere il problema, ma poco è stato fatto a livello culturale. L’abitudine della defecazione all’aperto ha reso del tutto inutili gli sforzi governativi, e , in alcuni casi, servizi igienici costruiti per tamponare la piaga sono stati trasformati in magazzini o stanze. A peggiorare la situazione è il complesso sistema burocratico. "Il governo indiano – afferma Rolf Luyendijk dell’Unicef - ha fornito importi enormi, miliardi di dollari, per creare servizi igienico - sanitari per i più poveri. Queste somme sono state erogate dal governo centrale alle province, ma ogni provincia ha i suoi meccanismi di attuazione. E secondo i dati, quei miliardi di dollari non hanno raggiunto i più poveri”.
Malattie, inquinamento e violenze. La mancanza di latrine, fogne e servizi igienici compromette fortemente non solo la salute, ma anche la dignità delle persone. Colera, diarrea cronica, epatite A, tifo e schistosomiasi sono le malattie più diffuse e causano la morte di molte persone, soprattutto bambini sotto i cinque anni. Altra conseguenza è l’inquinamento del terreno e delle acque che diventano serbatoi di germi. Ma oltre alla salute, le conseguenze sono la violenza e l’abbandono scolastico. Spesso, chi non ha i servizi igienici in casa, preferisce allontanarsi di notte per evitare sguardi indiscreti, divenendo facile vittima di violenze sessuali e pestaggi. Inoltre, il report sottolinea come un gran numero di ragazze, arrivate alla pubertà, decidono di abbandonare gli studi per evitare la vergogna di dover andare in bagno all’aperto, soprattutto durane il ciclo mestruale.
Dimezzati in vent’anni, ma c’è ancora molto da fare. Rispetto al 1990, il numero delle persone senza accesso ai servizi igienici è più che dimezzato: si è passati da 2,3 a 1 miliardo di persone. Ma, se in alcune zone del mondo il trand è negativo, in altre, come in Nigeria, sta aumentando. Inoltre la disparità tra ricchi e poveri e tra città e campagna, rischia di peggiorare. I fondi stanziati per le zone rurali, per esempio, finiscono spesso per essere destinati ai più agiati, rendendo i poveri ancora più poveri.
Millennium goal. Quello della lotta alla defecazione all’aperto e per l’accesso alle acque pulite è uno dei ‘Millenium Goal’, otto obiettivi che tutti i 191 membri dell'Onu si sono impegnati a raggiungere entro il 2015. "Quando non riusciamo a garantire la parità di accesso a fonti d'acqua migliorate e servizi igienico-sanitari – dice Sanjay Wijesekera, Capo di acqua e servizi igienici dell’Unicef – noi falliamo soprattutto nei riguardi dei bambini più poveri e più vulnerabili e delle loro famiglie”.