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Ramadan, la voglia sempre più diffusa dei musulmani di mischiare e condividere la loro cultura 

Il momento clou è l'Iftar, il pasto serale che, dopo la preghiera, interrompe il digiuno nei giorni di Ramadan, e diventa un'occasione di condivisione con amici e parenti. A Milano, come in altre città italiane, si moltiplicano gli Iftar pubblici per raccogliere fondi per progetti di solidarietà (per i profughi siriani ed eritrei in transito a Milano) o per far vivere momenti di amicizia e dialogo
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MILANO
- Tempo di Ramadan per gli oltre un milione e mezzo di musulmani d'Italia. D'estate, rimanere senz'acqua, cibo, sigarette e rapporti sessuali dall'alba fino al tramonto per un mese, è particolarmente difficile per il caldo e le giornate più lunghe. Quest'anno, con il mese sacro iniziato il 28 giugno, il digiuno finisce attorno alle 21, mentre d'inverno terminerebbe alle 17. Infatti, stabilito da Maometto in base al calendario lunare, cambia ogni anno e, in una trentina d'anni, fa il giro dei 365 giorni.

La rottura del digiuno. Il momento clou è l'Iftar, il pasto serale che, dopo la preghiera, interrompe il digiuno e diventa un'occasione di condivisione con amici e parenti. A Milano, come in altre città d'Italia, si moltiplicano gli Iftar pubblici per raccogliere fondi per progetti di solidarietà (per la Siria o per i profughi siriani ed eritrei in transito a Milano), o per far vivere momenti di amicizia e dialogo.

Un Iftar aperto ai non musulman…

MILANO
- Tempo di Ramadan per gli oltre un milione e mezzo di musulmani d'Italia. D'estate, rimanere senz'acqua, cibo, sigarette e rapporti sessuali dall'alba fino al tramonto per un mese, è particolarmente difficile per il caldo e le giornate più lunghe. Quest'anno, con il mese sacro iniziato il 28 giugno, il digiuno finisce attorno alle 21, mentre d'inverno terminerebbe alle 17. Infatti, stabilito da Maometto in base al calendario lunare, cambia ogni anno e, in una trentina d'anni, fa il giro dei 365 giorni.

La rottura del digiuno. Il momento clou è l'Iftar, il pasto serale che, dopo la preghiera, interrompe il digiuno e diventa un'occasione di condivisione con amici e parenti. A Milano, come in altre città d'Italia, si moltiplicano gli Iftar pubblici per raccogliere fondi per progetti di solidarietà (per la Siria o per i profughi siriani ed eritrei in transito a Milano), o per far vivere momenti di amicizia e dialogo.

Un Iftar aperto ai non musulmani. Venerdì scorso, il Caim (Coordinamento Associazioni Islamiche di Milano e Monza e Brianza, che raccoglie 10 delle 14 sale di preghiera e associazioni milanesi, ha organizzato un Iftar aperto ai non islamici: "Abbiamo invitato - racconta il coordinatore Davide Piccardo - amici con cui ci rapportiamo durante l'anno e che ci sono quotidianamente vicini. All'insegna della condivisione con la nostra comunità, che oggi in Italia è fatta anche da tanti concittadini non musulmani". Tra i partecipanti al buffet, don Giampiero Alberti del Forum delle Religioni e la Comunità di Sant'Egidio.

Perché digiunare. Piccardo spiega il significato del Ramadan: "È un sacrificio offerto al Creatore, che mira alla purificazione sia spirituale che fisica, si acquisisce una disciplina e aiuta a metterci in contatto con chi vive di privazione, come i poveri e i malati". Lui, classe 1982, figlio di un fotoreporter italiano che scelse l'islam viaggiando in Africa (70.000 gli italiani convertiti secondo l'Ucoii, l'Unione delle Comunità islamiche d'Italia), riflette su come la realtà dei musulmani nel Belpaese sia cambiata: "Da piccolo, abitavo a Imperia e per pregare dovevo andare a Nizza o a Genova, 120 km all'andata e altrettanti al ritorno. Ora, solo nella provincia di Milano, negli ultimi sei mesi, sono stati aperti sei centri islamici nuovi".

L'assenza di una moschea. A Milano, però, continua a mancare un luogo di culto adeguato. L'unica moschea della Lombardia si trova a Segrate (le altre in Italia sono a Roma, Colle Val d'Elsa, Ravenna e Catania), ma non basta certo per i centomila musulmani del capoluogo, che peraltro hanno diverse provenienze etniche e fanno riferimento a correnti differenti. Spiega Piccardo: "Da tre anni proviamo a dialogare con la nuova amministrazione; speravamo di poter costruire una moschea entro l'Expo, ma temiamo non si possa fare". Pare sia in arrivo una buona notizia: "Il Comune si è impegnato a mettere a bando a settembre alcune aree pubbliche per permettere alle comunità religiose di realizzare luoghi di culto". Nel frattempo, i musulmani milanesi continuano a pregare in garage e magazzini, cioè sale di preghiera spesso in locali non adatti. Del resto, il 9 luglio il Consiglio di Stato ha dato ragione all'Associazione Al Nur dei bengalesi islamici (aderente al Caim), a cui il Comune contestava di utilizzare un sottoscala preso in affitto a una cifra anche piuttosto alta (1.800 euro) per la preghiera del venerdì, con due o più turni e file d'attesa lungo il marciapiede.

Seconde generazioni musulmane. Piccardo ci tiene a sottolineare che quella degli islamici italiani è una realtà di fatto: "A breve, la maggior parte dei musulmani in Italia sarà di cittadinanza italiana". Del resto, basta guardare come i 10 membri dell'esecutivo del Caim siano giovani di differente origine (marocchina, egiziana, albanese, pakistana, palestinese, italiana), ma praticamente tutti seconde generazioni. Come Reas Syed, avvocato del Foro di Milano, che così dice di sé: "Paradossalmente i miei ricordi iniziano ad esser nitidi da quando mi ritrovai nel bel mezzo... della nebbia padana". O Sumaya Abdel Qader, autrice del libro "Porto il velo, adoro i Queen".

Tra hummus e tiramisù. "Ed è naturale - aggiunge Piccardo - che questa nuova generazione applichi i precetti religiosi in una cultura mista, fortemente influenzata da quella italiana. Proprio questo sentimento di appartenenza spiega l'attivismo con cui si organizzano tanti Iftar aperti ai non musulmani, spesso organizzati da giovani, magari tramite i social network o i gruppi su WhatsApp". E la cultura mista si vede anche al banchetto del Caim: accanto ai datteri prescritti dalla sunna (i detti e la condotta del Profeta), troviamo il mediorientale hummus di ceci, assieme al nostro tiramisù.