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Carcere: "Ripensiamolo, non può essere solo un dispensatore di sofferenza"

Un manifesto lanciato ieri a Firenze e ideata da Livio Ferrari e Massimo Pavarini (rispettivamente direttore del centro francescano di ascolto di Rovigo e professore di diritto penitenziario all'Università di Bologna), che è stata presentata insieme al Garante de detenuti della Toscana Franco Corleone 
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FIRENZE - Un Manifesto dal titolo che, a prima vista, potrebbe ingannare: No prison: che non è un appello per l'abolizione del carcere, ma per ripensare e superare il carcere così come oggi sembra pensato, cioè solo "un dispensatore di sofferenza". È l'iniziativa lanciata ieri a Firenze e ideata da Livio Ferrari e Massimo Pavarini (rispettivamente direttore del centro francescano di ascolto di Rovigo e professore di diritto penitenziario all'Università di Bologna), che è stata presentata insieme al Garante de detenuti della Toscana Franco Corleone.

Il convegno internazionale di novembre. Le idee contenute nel manifesto, è stato annunciato, saranno alla base di un convegno internazionale che si terrà nel capoluogo toscano a fine novembre, nei giorni della Festa della Toscana che ogni anno celebra l'abolizione, per la prima volta in Italia, della pena di morte e della tortura. Secondo Corleone, il manifesto "è …
FIRENZE - Un Manifesto dal titolo che, a prima vista, potrebbe ingannare: No prison: che non è un appello per l'abolizione del carcere, ma per ripensare e superare il carcere così come oggi sembra pensato, cioè solo "un dispensatore di sofferenza". È l'iniziativa lanciata ieri a Firenze e ideata da Livio Ferrari e Massimo Pavarini (rispettivamente direttore del centro francescano di ascolto di Rovigo e professore di diritto penitenziario all'Università di Bologna), che è stata presentata insieme al Garante de detenuti della Toscana Franco Corleone.

Il convegno internazionale di novembre. Le idee contenute nel manifesto, è stato annunciato, saranno alla base di un convegno internazionale che si terrà nel capoluogo toscano a fine novembre, nei giorni della Festa della Toscana che ogni anno celebra l'abolizione, per la prima volta in Italia, della pena di morte e della tortura. Secondo Corleone, il manifesto "è il punto di partenza di una riflessione sul fatto che il carcere risponda effettivamente a ciò per cui è stato creato o se bisogna immaginare delle pene diverse e efficaci rispetto agli obiettivi della Costituzione, rispetto alla costrizione in carcere".

I 20 punti per raccontare un fallimento.
"Da 25 anni - ha detto Ferrari - opero nel mondo del carcere e questo manifesto era per me un dovere. Non si può partire dall'idea di una pena e di un carcere che rieducano quando questo viene fatto attraverso un'azione di violenza. Non si arriva al bene attraverso il male. Solo le misure alternative mantengono alto il livello di non recidiva". Il manifesto, suddiviso in 20 punti, sottolinea come "il carcere ha clamorosamente fallito ogni finalità preventiva della pena" e "viola sistematicamente i diritti fondamentali delle persone" e la dignità umana dei condannati.

Il rispetto per le persone. Secondo il manifesto "per educare le persone alla legalità e al rispetto delle regole è necessario che anche le regole siano rispettose delle persone" per questo "è ormai evidente che le prigioni devono essere chiuse per fare spazio ad altro che sia effettivamente rispettoso dei diritti anche delle persone che si sono rese responsabili di gravissimi delitti".