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Disabili, come la burocrazia riesce a trattare da truffatore chi chiede solo aiuto

Le numerosissime email giunte alla campagna Disabilità e burocrazia", lanciata dal Pd il 16 giugno scorso. Come il nostro Paese riesce ad essere un potente generatore di frustrazioni per persone disabili e un moltiplicatore di disperazione per le famiglie
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ROMA - "Sono il padre di Cristian, un ragazzo con gravi disabilità. Per la famiglia è una vera e propria via crucis ogni volta che bisogna avere un ausilio, perché vieni trattato come un truffatore". A scrivere è Maurizio, uno dei tanti genitori di ragazzi disabili soffocati dalla burocrazia: "Ogni anno che devi rinnovare l'autorizzazione per i pannoloni; ogni volta che cerchi di avere un computer per la scuola e poi, dopo mesi, lo acquisti tu; ogni volta che cerchi di avere un nuovo passeggino; ogni anno che devi rinnovare l'autorizzazione al centro di riabilitazione; ogni anno che cerchi di avere un accompagnatore dal Comune. Ogni volta, ogni anno, con questo peso di carte e faldoni che ti porti dietro, che conosci ormai a memoria, di cui ricordi le date e i medici che le hanno firmate. Essere di supporto a Cristian non è un peso, è una gioia come il suo sorriso. Un peso sono quelle carte, quei faldoni, quelle attese, quei din…
ROMA - "Sono il padre di Cristian, un ragazzo con gravi disabilità. Per la famiglia è una vera e propria via crucis ogni volta che bisogna avere un ausilio, perché vieni trattato come un truffatore". A scrivere è Maurizio, uno dei tanti genitori di ragazzi disabili soffocati dalla burocrazia: "Ogni anno che devi rinnovare l'autorizzazione per i pannoloni; ogni volta che cerchi di avere un computer per la scuola e poi, dopo mesi, lo acquisti tu; ogni volta che cerchi di avere un nuovo passeggino; ogni anno che devi rinnovare l'autorizzazione al centro di riabilitazione; ogni anno che cerchi di avere un accompagnatore dal Comune. Ogni volta, ogni anno, con questo peso di carte e faldoni che ti porti dietro, che conosci ormai a memoria, di cui ricordi le date e i medici che le hanno firmate. Essere di supporto a Cristian non è un peso, è una gioia come il suo sorriso. Un peso sono quelle carte, quei faldoni, quelle attese, quei dinieghi".

La via crucis burocratica. Quella di Maurizio è solo una delle tante email giunte alla campagna Disabilità e burocrazia", lanciata dal Pd il 16 giugno scorso. "Il nostro Paese è un generatore di frustrazioni per persone disabili e un moltiplicatore di disperazione per le famiglie - dice Davide Faraone, responsabile Welfare del Partito Democratico - a cominciare dalla via crucis che porta al riconoscimento della condizione invalidante. Carte, verbali, iter stressanti, soprattutto per i minori disabili: quattro, cinque visite tra Asl e Inps per il rilascio della certificazione. Tempi biblici per l'attesa dei verbali e per la liquidazione dell'indennizzo economico".

La mamma di Francesco. "Sono la mamma di Francesco, 11 anni, con una sindrome genetica rara, che comporta ritardo psicomotorio, disturbi di linguaggio, deficit di apprendimento e manifestazioni ticcoidi. Sottolineo che le malattie genetiche tutte (non solo la sindrome di Down) sono purtroppo inguaribili, quindi le certificazioni di invalidità non possono essere a scadenza. Inoltre chiunque, e particolarmente i bambini, abbia una certificazione di una struttura pubblica, normalmente ottenuta dopo vari cicli di osservazioni logopediche, psicomotorie e psicologiche, e dopo una serie di visite neuropsichiatriche, non dovrebbe sottoporsi ad altre verifiche: non le chiamo appositamente "visite", perché non lo sono. Alle visite Inps, un medico di non so quale specializzazione ha chiesto a mio figlio che scuola facesse e come si chiamasse la sua maestra: poiché  Francesco ha risposto, per lui non c'era gravità. E questa è stata tutta la "visita". Vergognoso".

Lucia ed Emma. "Ho una figlia disabile. La nostra esperienza è stata difficile dal punto di vista burocratico.  Scopriamo che Emma nasce nel 2001 con una disabilità sensoriale, nello specifico visiva: è ipovedente. A scuola le prime difficoltà, come palline da ping pong volteggiamo prima alle Asl poi all'Inps, più e più volte perché nessuno ti dice tutto in una volta sola e chiaramente. Ci siamo sentiti soli e ignoranti. Ogni volta che c'è da fare qualcosa per Emma, mi vien male. Lucia".

Annamaria, medico di famiglia. "Faccio il medico di famiglia a Vieste, un paese in provincia di Foggia, alla punta del promontorio del Gargano. A causa della mia professione, sono testimone quasi quotidianamente dei disagi dei miei pazienti più deboli, soprattutto le persone anziane e i disabili. Il loro disagio si aggiunge al mio, poiché molte volte per rispettare le lungaggini e le prassi burocratiche alle quali i miei pazienti sono sottoposti per rivendicare un proprio diritto, devo compilare moduli, timbrare carte, scrivere certificati che rubano tempo alla mia professione, che dovrebbe essere quella di alleviare il più possibile le sofferenze dei pazienti. Semplificare alcune procedure non è soltanto rispondere ai disagi, ma è anche rispondere al principio del buon senso che dovrebbe ispirare qualsiasi pratica, specie se rivolta a chi è più in difficoltà. Talvolta, invece, sembra quasi che più le persone vivano situazioni difficili, più la burocrazia si diverta a rendere loro la vita ancor più complicata".