La lotta per i diritti civili negli Usa, ad Atlanta nasce il "Center for Civil and Human Rights"
di SALVATORE GIUFFRIDANato su proposta dell'attivista Evelyn Lowery e dell'ambasciatore Andrew Young: non solo uno strumento per la difesa dei diritti umani, ma anche l'occasione per conoscere e far conoscere la storia e il presente dei movimenti Usa, a partire dalle lotte contro il segregazionismo nel Sud
ROMA - Uno strumento in più per la tutela dei diritti umani: circa un mese fa è stato inaugurato ad Atlanta, in Georgia, il Center for Civil and Human Rights un ente internazionale di promozione e informazione sui movimenti per i diritti umani. Proposto dall'attivista Evelyn Lowery e dall'ambasciatore Andrew Young e ampiamente supportato dalla città, la struttura si trova a Pemberton Place, su un terreno donato dalla Coca-Cola. Soprattutto, si trova in una terra che ha sempre fatto i conti con segregazionismo, lotte sociali e proteste: Atlanta, città simbolo del profondo sud.
La discriminazione razziale. Qui la discriminazione razziale era codificata con il Black Codes, i "Jim Crow's Acts", le leggi contro i matrimoni misti, le teorie eugenetiche di Madison Grant: nella prima metà del '900 la giurisprudenza la considerava ancora un diritto costituzionale. Per non parlare del Ku Klux Klan e del White Citizen's Council, dei massacri di Selma …
ROMA - Uno strumento in più per la tutela dei diritti umani: circa un mese fa è stato inaugurato ad Atlanta, in Georgia, il Center for Civil and Human Rights un ente internazionale di promozione e informazione sui movimenti per i diritti umani. Proposto dall'attivista Evelyn Lowery e dall'ambasciatore Andrew Young e ampiamente supportato dalla città, la struttura si trova a Pemberton Place, su un terreno donato dalla Coca-Cola. Soprattutto, si trova in una terra che ha sempre fatto i conti con segregazionismo, lotte sociali e proteste: Atlanta, città simbolo del profondo sud.
La discriminazione razziale. Qui la discriminazione razziale era codificata con il Black Codes, i "Jim Crow's Acts", le leggi contro i matrimoni misti, le teorie eugenetiche di Madison Grant: nella prima metà del '900 la giurisprudenza la considerava ancora un diritto costituzionale. Per non parlare del Ku Klux Klan e del White Citizen's Council, dei massacri di Selma e Orangeburg, del 14enne Bobo Emmett ucciso perché aveva osato parlare a una signora bianca, delle bombe di Birmingham, "narrate" da Spike Lee nel suo "4 little girls". Ma il sud è anche la terra di Rosa Banks, di Martin Luther King, dei sit in come forme di protesta pacifiche e di tanti americani che si sono mobilitati per i diritti civili.
L'obiettivo. L'obiettivo del Centro è promuovere il dialogo e il confronto sui diritti umani, ma la struttura di Atlanta è innanzitutto un centro di documentazione con tre esposizioni permanenti: "Spark of conviction: the global rights movement" ("La scintilla della sicurezza: i movimenti globali") ospita un forum sulla dichiarazione dei diritti universali del 1948 e illustra la storia dei diritti civili, dalla nascita ai giorni nostri. L'altra esposizione è "Voice to the voiceless: the morehouse college Martin Luther King jr" ("Voce a chi non ha voce: la scuola di Martin Luther King"), dedicata al padre dei diritti civili negli Usa, nato proprio ad Atlanta nel '29.
I movimenti made in Usa. La terza galleria è Rolls down like water: the American Civil Rights Movement ("Scorrendo come l'acqua: i movimenti americani per i diritti civili"): copre dagli anni '50 al '68. Sono gli anni di Martin Luther King, di Malcolm X, dei Black Muslims e delle Black Panther, ma anche del Civil Rights Act del '64, nato per volere di Kennedy e approvato a un anno dalla sua morte: garantì a tutti gli stessi diritti e pose un freno alla discriminazione. Ma non la sconfisse. Anzi, le reazioni furono ancora più violente e il Ku Klux Klan visse il suo periodo di maggior potenza, specie in Alabama, Georgia, Mississippi. Infine il 1968, anno di svolta per i diritti civili: viene assassinato Martin Luther King e anche i movimenti "black" accolgono le derive violente, quasi eversive. In breve, l'emarginazione urbana e sociale si mescola con le rivendicazioni civili. Parole come "black power" e movimenti come "Nation of Islam" sono in fondo un'evoluzione tutta americana delle lotte per i civil rights. Anche la musica fa la sua parte, con cantautori soul come Curtis Mayfield o il rap, che secondo Ernest Allen Jr., professore all'Università del Massachussetts, "trova le radici nelle lotte dei '50 e '60 e si rifà al pensiero sociopolitico afroamericano da allora a oggi".
Coca Cola e diritti civili. Le attività del Centro prevedono anche iniziative ed eventi ad hoc con la presenza di esperti e anche un forum permanente utile per testimoniare, fare ricerche e, last but not the least, proporre nuove idee e opportunità: il futuro del Centro dipenderà anche dall'importanza che saprà conquistarsi all'interno della comunità internazionale. Di certo si inserisce nel solco di una cultura democrat che ad Atlanta ha espresso lo Student Nonviolent Coordinating Committee, la Southern Christian Leadership Conference, il Congress of Racial Equality. Sarà pure la città della Coca Cola, ma Atlanta è anche un punto di riferimento internazionale per i diritti civili e l'uguaglianza razziale. Già nel 1885 proprio qui il leader afroamericano Booker Taliaferro Washington teneva un discorso contro la segregazione che ancora oggi è considerato tra i più importanti. Tanta strada è stata fatta da quel lontano 1885, ma probabilmente Taliaferro non sarebbe ancora soddisfatto.