Nicaragua, la sfida sino-sandinista al Canale di Panama tra dubbi di ambientalisti e diritti degli indigeni
di STEFANO PASTAParte a dicembre la costruzione del Canale interoceanico lungo 278 chilometri, tre volte il futuro rivale. Pil alle stelle e 200mila posti di lavoro per i sostenitori, mancanza di studi di fattibilità e rischi per una biosfera con una fauna unica per i critici ambientalisti, mentre le comunità indigene e afrodiscendenti chiedono garanzie
MILANO - La Cina sbarca in Centro America grazie all'accordo con il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, che il 7 luglio si è fatto fotografare alla Casa de los Pueblos abbracciato con l'uomo d'affari cinese Wang Jing. Sul piatto, un progetto da ben 40 milioni di dollari: la costruzione, a partire da dicembre, di un nuovo canale pronto per il 2020 per fare concorrenza a quello di Panama.
Tre volte il Canale di Panama. Se ne parlava da tanto nel Paese, ma tutto era avvolto nella nebbia fino all'annuncio della scelta di uno tra i sei tracciati proposti. Sarà lungo 278 chilometri, oltre tre volte il rivale panamense, con un'ampiezza tra i 230 e i 520 metri e una profondità fino a 30 metri: partirà dalla foce del fiume Brito sul Pacifico fino la città di Rivas, attraverserà per 105 chilometri il Lago Cocibolca e permetterà l'accesso all'Atlantico seguendo i fiumi Tule e Punta Gorda. Passeranno 5.100 grandi imbarcazioni l'anno, con un temp…
MILANO - La Cina sbarca in Centro America grazie all'accordo con il presidente del Nicaragua Daniel Ortega, che il 7 luglio si è fatto fotografare alla Casa de los Pueblos abbracciato con l'uomo d'affari cinese Wang Jing. Sul piatto, un progetto da ben 40 milioni di dollari: la costruzione, a partire da dicembre, di un nuovo canale pronto per il 2020 per fare concorrenza a quello di Panama.
Tre volte il Canale di Panama. Se ne parlava da tanto nel Paese, ma tutto era avvolto nella nebbia fino all'annuncio della scelta di uno tra i sei tracciati proposti. Sarà lungo 278 chilometri, oltre tre volte il rivale panamense, con un'ampiezza tra i 230 e i 520 metri e una profondità fino a 30 metri: partirà dalla foce del fiume Brito sul Pacifico fino la città di Rivas, attraverserà per 105 chilometri il Lago Cocibolca e permetterà l'accesso all'Atlantico seguendo i fiumi Tule e Punta Gorda. Passeranno 5.100 grandi imbarcazioni l'anno, con un tempo di attraversamento di 30 ore. Oltre al canale, si prevede la costruzione di due porti, una zona di libero commercio, un complesso turistico con 4 tipi di hotel, un aeroporto e nuove vie di comunicazione.
Un pil alle stelle. Secondo i sostenitori del progetto, che vanno dai sandinisti al governo, fino alla Camera delle imprese costruttrici, che ha dimenticato i dissapori con i "comunisti", l'opera sarà una manna per l'economia locale: 50mila posti di lavoro nella costruzione e altri 150mila nell'indotto, ma soprattutto un pil annuo che passerà dall'attuale 4-5% al 10,8% nel 2015 e al 15% nel 2016, trasformando il Nicaragua in uno dei paesi con la maggior crescita al mondo. Effettivamente, l'economia di Panama degli ultimi anni, legata al canale, fa ben sperare: nel 2012 è stato lo Stato con il tasso di crescita più alto dell'America Latina e il quarto a livello mondiale (10,5%), mentre nel 2013 registra un +7,5%.
L'alleanza sino-sandinista. Secondo un sondaggio della compagnia M&R Consultores, il 67% della popolazione nicaraguense è favorevole, ma non mancano le critiche all'alleanza sino-sandinista. Quelle politiche, che riflettono la forte polarizzazione interna al Paese e vanno dall'opposizione ai sandinisti dissidenti. Qualche perplessità è legata poi a Wang Jing, che per costituire la HK Nicaragua Canal Development Investment (HKND), con base a Hong Kong ma registrata alle Cayman, ha fatto ricorso a fondi ufficialmente privati, ma dietro cui più di un analista intravede lo Stato cinese. Lui smentisce, sostenendo di aver fatto fortuna con una miniera d'oro cambogiana. Intanto, dal 2012 ha nominato il figlio di Ortega come consigliere.
L'impatto sui 277 villaggi coinvolti. Ma le critiche più serie, e meno legate alle strumentalizzazioni, sono arrivate dalle associazioni ambientaliste. Alberto Vega, direttore della società di consulenza (ERM) che ha svolto per il Governo le considerazioni tecniche ambientali e sociali ha spiegato che la rotta scelta "è la più idonea dal punto di vista della protezione degli ecosistemi esistenti". Tra le varie sfide, lui stesso ha ricordato la presenza di aree protette, come la Riserva di Biosfera del Sud-est del Nicaragua, patrimonio dell'Unesco composto da sette aree protette: le riserve naturali Cerro Silva e Punta Gorda, la riserva biologica Indio Maíz, i rifugi di vita selvatica Rio San Juan e Los Guatuzos, l'Arcipelago di Solentiname e il monumento storico Fortezza dell'Immacolata Concezione di Maria. Il progetto prevede la costruzione di un lago artificiale chiamato Atlanta e due chiuse - una a est e l'altra a ovest del Lago Cocibolca - per stabilizzare il livello di navigazione del canale. Per questo, gli ambientalisti sottolineano le incognite sul destino di una fauna unica: il lago Cocibolca, infatti, è l'unico al mondo a ospitare squali e pesci sega di acqua dolce.
Studi di fattibilità. Per l'Ong Centro Humboldt, iniziare la costruzione del megaprogetto senza portare a termine approfondite analisi d'impatto ambientale, potrebbe provocare danni irreversibili. "Non siamo contrari a priori", spiega il direttore Victorio Campos, "chiediamo di poter realizzare una revisione minuziosa e far conoscere la nostra opinione come professionisti indipendenti". Dal canto suo, il Governo ha annunciato consultazioni con le associazioni e con le popolazioni locali. "Speriamo che non siano solamente riunioni informative, bensì momenti in cui ci sia la possibilità di dialogare a fondo e incidere sulle decisioni che verranno prese", ha commentato Campos.
I timori delle comunità indigene e afrodiscendenti. Preoccupazioni sono state espresse anche dalle popolazione indigene della costa caraibica, tra cui i Maygna, insieme alle comunità nere e creole, che hanno chiesto di rispettare la Convenzione Ilo 169 sui diritti dei popoli indigene e tribali e la dichiarazione delle Nazioni Unite riferita al decennio dei popoli afrodiscendenti, che inizierà nel 2015. Le comunità nera e creola di Bluefields, per esempio, chiedono che si rispetti la titolazione del territorio del popolo afrodiscendente, come previsto dalla legge 445. Anche le autorità indigene di Rama e Kriol e il Consiglio degli anziani dei Miskitu di Tasbapounie sostengono che realizzare un porto di acque profonde a Punta de Aguila, dove si trova la riserva principale degli indigeni di lingua Rama, avrà un impatto negativo sul loro territorio.