Mondo Solidale

Nigeria, Amnesty accusa l'esercito di crimini di guerra

Mentre si assiste a un'escalation del conflitto tra Boko Haram e le forze armate, l'organizzazione per i diritti umani denuncia le gravi violazioni dei soldati governativi: carcerazioni di minorenni senza processo, torture, esecuzioni sommarie e rappresaglie. Il tutto viene filmato tra urla di gioia e spari per festeggiare

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La schiena nella foto è quella di un quindicenne nigeriano sospettato di essere un membro di Boko Haram. Insieme ad altri 50 adolescenti tra i 13 e i 19 anni, senza neanche essere accusato davanti a un tribunale di qualsiasi tipo, è stato rinchiuso per tre settimane nel Sector Alpha del carcere di Damaturu, nello Stato di Yobe, un posto soprannominato Guantanamo. Qui ha subito ogni tipo di tortura e maltrattamento, è stato colpito con calci di fucili, bastoni e machete. Come ha raccontato ad Amnesty International, i soldati gli hanno versato plastica fusa sulle spalle, l'hanno obbligato a camminare in una buca piena di vetri rotti e ad assistere all'esecuzione di altri detenuti. Quando poi hanno liberato i 32 ragazzi sopravvissuti, lui e un coetaneo sono stati gli unici a farcela: gli altri sono morti a casa loro nel giro di una settimana dopo il rilascio.

L'escalation: migliaia di morti e di profughi. La schiena di questo ragazzo è l'istantanea dell'escalation del conflitto nel nord-est della Nigeria tra l'esercito, Boko Haram e altri gruppi armati. A giugno, Damboa è diventata la prima città a finire sotto il controllo del gruppo islamista da quando il presidente Jonathan Goodluck, nel maggio 2013, dichiarò lo stato d'emergenza. Dall'inizio dell'anno, le vittime accertate sono oltre 4mila; l'Unhcr sta organizzando il trasferimento nel campo di Ngouboua in Ciad di migliaia di profughi che, in fuga dalle incursioni di Boko Haram a Kolikolia, sono arrivati sull'isola disabitata di Choua, nel lago Ciad. Secondo Amnesty International, gli attacchi degli islamisti vanno di pari passo con prove sempre più inequivocabili del "coinvolgimento dell'esercito nigeriano in crimini di guerra". E pensare che proprio la Nigeria, da maggio, ha assunto la presidenza del Consiglio per la pace e la sicurezza dell'Unione africana.

Il video dei tagliatori di gole. Immagini filmate, fotografie e testimonianze raccolte dall'organizzazione per i diritti umani durante una recente missione nello Stato di Borno mostrano detenuti sgozzati da uomini che sembrano appartenere all'esercito nigeriano e alla Task force civile congiunta (Cjtf), una milizia armata dallo Stato. Il 14 marzo, dopo l'attacco di Boko Haram alla base militare di Giwa, oltre 600 persone sono state vittime di esecuzioni extragiudiziali. Un video mostra 16 giovani seduti l'uno a fianco dell'altro che vengono chiamati uno per uno, sono obbligati a scavare una buca e poi a inginocchiarsi di fronte alla fossa comune. Il comandante mette il suo piede destro sull'uomo a terra, prende il coltello, lo bacia, urla e poi gli taglia la gola. Gli altri intorno urlano: "Sì, capo, uccidilo!". Amnesty International ha parlato con numerose fonti militari che, in modo indipendente l'una dall'altra, hanno confermato che gli uomini ripresi nel video facevano parte dell'esercito, probabilmente del Battaglione 81.

Rastrellamenti a Bama. Le prove di "crimini di guerra" presentate da Amnesty includono poi le violazioni commesse a Bama, 70 chilometri a sud-est di Maiduguri. Qui vive una comunità che è stata al centro della violenza degli ultimi due anni: colpita dai raid armati di Boko Haram e, almeno due volte, presa di mira dall'esercito nigeriano che ha eseguito arresti in massa di persone sospettate di simpatizzare per il gruppo armato. Il 23 luglio 2013, decine di uomini dell'esercito e della Cjtf si sono presentati al mercato centrale obbligando tutti gli adulti maschi a radunarsi in un unico punto e a denudarsi; quindi un individuo ha indicato i 35 sospettati. Le immagini raccontano cos'è avvenuto dopo: i soldati e i miliziani della Cjtf hanno ordinato ai 35 di sdraiarsi e poi li hanno picchiati con bastoni e machete. Uno dei militari urlava: "Li dovete picchiare fino a farli morire, sono di Boko Haram".  Tra colpi di fucile in aria per celebrare l'evento, sono stati fatti salire su un furgone e portati alla base militare di Bama, dove sono stati fucilati e gettati in una fossa. Un parente ha raccontato: "Lo abbiamo sepolto senza certificato di morte, l'ospedale non funziona e non c'è un posto dove presentare una denuncia. I movimenti in città sono limitati".

Un attacco mortale di Boko Haram. Per contro, la stessa comunità di Bama subisce gli attacchi di Boko Haram come rappresaglia per il presunto appoggio della popolazione all'esercito. Come è successo il 19 febbraio 2014: almeno 100 morti e oltre 200 feriti, ampie parti della città distrutte da granate e ordigni improvvisati e oltre 100 automobili, il palazzo dell'emiro locale, scuole e uffici amministrativi incendiati. Ma secondo Salil Shetty, segretario di Amnesty, ciò non può giustificare i comportamenti dell'esercito: "Boko Haram è responsabile di un notevole numero di crimini atroci, come il rapimento delle studentesse di Chibok oltre tre mesi fa. Ma si presume che il ruolo dell'esercito sia quello di proteggere la popolazione, non di commettere ulteriori abusi. Lo stato d'emergenza non deve generare uno stato di assenza della legge".