Mondo Solidale

Jerry Essan Masslo, 25 anni dal suo assassinio nella terra dei Casalesi

Nel 1989 il sudafricano fu ucciso da tre uomini che volevano i pochi soldi guadagnati nei campi. Scappava dall'apartheid, ma gli era stato rifiutato l'asilo politico. La commozione dell'Italia per la sua storia sfociò nella Legge Martelli, il primo testo organico sull'immigrazione. L'impegno dell'Associazione Masslo, il cui fondatore è diventato a giugno sindaco di Casal di Principe

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VILLA LITERNO - Il 25 agosto saranno venticinque anni dalla morte di Jerry Essan Masslo, sudafricano nero ucciso per rapina e forse punizione nella campagna di Villa Literno, nel Casertano. Quando fu raggiunto dagli spari della calibro 7,65, era in piedi davanti ai propri assassini, che pretendevano soldi. Lui e altri immigrati africani vivevano assiepati in un capannone e raccoglievano pomodori sotto caporali. Jerry arrivava da Roma, dove frequentava la scuola d'italiano della Comunità di Sant'Egidio e viveva nella casa d'accoglienza "La tenda d'Abramo", che per Sant'Egidio era stata inaugurata da Desmond Tutu. Lì aveva lasciato le scarpe da ginnastica nuove, che non si era portato per lavorare nei campi, ma rappresentavano il suo investimento sul futuro.

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In fuga dall'apartheid. Nato nel 1959, era cresciuto in una capanna di legno e lamiere in un bantustan, una delle aree che il governo bianco assegnava ai neri, ma era riuscito comunque a studiare. L'apartheid sudafricano lo segna: il padre viene portato via un giorno senza fare mai più ritorno e una figlia di Jerry, a soli sette anni, è uccisa da un proiettile sparato dalla polizia durante una manifestazione. Poiché è attivo nell'African National Congress di Mandela e nel Black Consciuousness, dopo il colpo di Stato del 1987 deve lasciare la moglie e gli altri due figli trasferendosi in Zambia. Decide di partire verso l'Europa insieme al fratello, che però perde durante il viaggio. Arriva a Fiumicino nel marzo 1988 e fa subito domanda d'asilo politico, ma le autorità italiane glielo negano: all'epoca poteva essere richiesto solo dai cittadini dell'Est comunista, in nome del principio della "limitazione geografica", che si era interrotta soltanto nel caso della dittatura cilena. Per due settimane è trattenuto all'aeroporto e al suo caso si interessano Amnesty International e l'Unhcr; alla fine si decide il rilascio, senza però uno status giuridico definito.

La sua storia commosse l'Italia. Ci fu una forte reazione, politica e popolare: quest'uccisione di sapore razzista era una novità. Sì, c'era stato l'orrore di un senzatetto somalo che dormiva sotto i portici dell'antica chiesa di Santa Maria Pace a Roma e a cui alcuni avevano dato fuoco per gioco e per odio, ma era il 1979 e da lì in poi non si ricordavano storie così dolorose. Jerry ebbe funerali di Stato, il Tg2 si collegò in diretta e ritrovò un'intervista in cui diceva: "Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita, una ventata di civiltà, un'accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del Terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro Paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo". Ad ottobre, a Roma ci fu una grande manifestazione contro il razzismo e soprattutto, da questa morte, partì il processo legislativo che sfociò nella Legge Martelli, il primo testo organico sull'immigrazione. Allora, in Italia c'erano poco più di 700mila stranieri, tra regolari e irregolari.

L'Associazione Masslo e don Peppino Diana. Anche nel Casertano la reazione fu forte, nonostante la presenza dei Casalesi guidati da Francesco Sandokan Schiavone. Nel settembre 1989, viene organizzato il primo sciopero degli immigrati contro il caporalato e la camorra, mentre ad ottobre un gruppo di attivisti della sinistra e del sindacato fonda l'Associazione Jerry Masslo, ancora oggi attiva. Prima in una tenda e poi nel salone parrocchiale di Casal di Principe, aprono un ambulatorio medico gratuito per migranti. Nel caporalato nei campi, "la camorra ci aveva messo mani e piedi, come sempre laddove c'è sfruttamento o arricchimento illecito", spiega il medico Renato Natale, fondatore dell'Associazione. Lo capisce anche don Peppino Diana, proprio nel 1989 divenuto parroco a Casale, che fonda un centro di accoglienza per immigrati accanto alla chiesa.

Il nuovo sindaco di Casale. Anche nella vita di Renato Natale la lotta per i diritti dei migranti si unisce a quella contro la camorra. Nel 1993 divenne sindaco di Casale per pochi mesi, poi impallinato dalla sua stessa maggioranza. L'impegno politico continua, anche se non sono mancate le minacce di morte. Lo scorso giugno, con una lista civica Natale è stato nuovamente eletto sindaco, dopo che il Comune era stato sciolto per infiltrazioni camorristiche. Tutti i martedì e giovedì, come fa da 25 anni, continua ad andare all'ambulatorio dell'Associazione. Il suo primo atto dopo l'elezione: farsi fotografare accanto a un cartello con la scritta "Casal di Principe: qui la camorra ha perso". Spiega: "Oggi è decisamente in una fase di pesante destrutturazione; il pentimento di uno dei capi storici dimostra la sua implosione. Magistratura, forze dell'ordine e i movimenti sociali hanno determinato una sua sconfitta".