Iran, è morta una delle donne sfregiate con l'acido ma i fatti appaiono ambigui e sembrano tranelli per il presidente Rohani
di TIZIANA CIAVARDINI e CARLO CIAVONI Della vittima non si conosce ancora il nome, mentre un'altra ragazza - di 27 anni - ha perso un occhio ed ha gravi ustioni sul corpo. Le autorità iraniane hanno incaricato ben tre ministeri per scoprire velocemente i responsabili degli agguati. Ma una legge recente autorizzerebbe i cittadini del Paese a segnalare comportamenti contrari alle regole dell'islam. Dietro tutto questo si intravvedono dunque evidenti segnali di contrapposizione tra progressisti e conservatori
ISFAHAN (Iran) - E' morta - ma se ne ignora ancora il nome - una delle donne sfregiate con l'acido gettato in volto da sconosciuti ad Isfahan, 460 km a sud di Teheran, conosciuta per le sue bellezze architettoniche e per i suoi giardini. Non si capisce ancora se attribuire gli agguiati al fatto di non aver indossato correttamente l'hijab - il velo che molte donne iraniane portano per scelta, ma molte altre solo per imposizione - oppure per altre ragioni ancora misteriose e al vaglio delle forze di polizia. Un'altra donna, la 27enne Soheila Jorkesh, ricoverata nell'ospedale Shahid Shiroudi di Teheran, ha perso la vista dell'occhio destro, ha seriamente compromesso anche l'uso del sinistro, oltre ad avere molte parti del corpo ustionate. Aumenta così la paura tra la gente di questa città dove si sono verificati un numero ancora imprecisato di casi di aggressione: c'è chi parla di 6, chi di 8, chi addirittura di 15. Si da comunque per certo il fatto che alcune vitti…
ISFAHAN (Iran) - E' morta - ma se ne ignora ancora il nome - una delle donne sfregiate con l'acido gettato in volto da sconosciuti ad Isfahan, 460 km a sud di Teheran, conosciuta per le sue bellezze architettoniche e per i suoi giardini. Non si capisce ancora se attribuire gli agguiati al fatto di non aver indossato correttamente l'hijab - il velo che molte donne iraniane portano per scelta, ma molte altre solo per imposizione - oppure per altre ragioni ancora misteriose e al vaglio delle forze di polizia. Un'altra donna, la 27enne Soheila Jorkesh, ricoverata nell'ospedale Shahid Shiroudi di Teheran, ha perso la vista dell'occhio destro, ha seriamente compromesso anche l'uso del sinistro, oltre ad avere molte parti del corpo ustionate. Aumenta così la paura tra la gente di questa città dove si sono verificati un numero ancora imprecisato di casi di aggressione: c'è chi parla di 6, chi di 8, chi addirittura di 15. Si da comunque per certo il fatto che alcune vittime non avrebbero affatto trasgredito le regole sull'uso dell'hijab. E questo sta di fatto complicando il lavoro degli investigatori.
La risposta della gente e di Rohani. La reazione della società civile non s'è fatta attendere. C'è già stata una protesta ad Isfahan - ed altre se ne annunciano anche in altre città - cui hanno partecipato oltre un migliaio di persone, riunite di fronte al Dipartimento di Giustizia, per esprimere solidarietá nei confronti delle donne deturpate. I manifestanti, tra i quali c'erano anche moltissimi uomini, hanno chiesto alle autoritá di impegnarsi per affrontare al piú presto questi fatti che stanno terrorizzando la cittá, a forte vocazione turistica. Intanto, con preoccupante ritardo si è alzata la voce del presidente Hassan Rohani, il quale ha appena incaricato ben tre ministeri affinché intensifichino gli sforzi per trovare i colpevoli degli attacchi con l'acido, definendoli "disumani" ed esprimendo solidarietà con le donne colpite. I ministri chiamati ad intervenire per reprimere il fenomeno, che continua a presentare molti aspetti ambigui e misteriosi, sono quelli degli interni, dell'intelligence e della giustizia. Le dichiarazioni di Rohani, ancorché tardive, hanno avuto comunque l'effetto di parare le già numerose speculazioni e gli attacchi politici diffusi dalla stampa e dai social media.
La legge sulla "diffusione della virtù". Le autorità iraniane hanno affermato che le forze di sicurezza hanno arrestato "un certo numero" di sospetti accusati degli attacchi, ma non hanno confermato che le donne siano state aggredite con l'acido perché non erano vestite in modo appropriato, in sintonia con le regole dell'abbigliamento islamico. Tuttavia, 4 giorni fa, il portavoce della Magistratura iraniana, ha promesso azioni "serie e tempestive" ed ha giurato la massima punizione possibile per i colpevoli. Ma per tentare di interpretare in modo corretto quanto sta avvenendo in Iran, e dare un senso agli episodi di orrore che hanno coinvolto le donne sfregiate con l'acido (che abbiano trasgredito, oppure no, le regole di comportamento islamico) vale la pena fare un passo indietro. Occorre tornare a domenica scorsa, quando il Parlamento ha approvato una nuova legge - con 141 voti a favore, 45 contrari e 5 astenuti, su 222 deputati - di difficile lettura e con ampio spazio a interpretazioni e discrezionalità, attraverso la quale si da diritto ai cittadini di segnalare e correggere il comportamento giudicato, a loro avviso, non rispettoso delle regole di comportamento islamico. Il tutto nel rispetto dell'obbligo di ogni "buon musulmano" di "diffondere la virtù e la prevenzione del vizio".
I conflitti tra progressisti e conservatori. Un pericoloso ostacolo, dunque, si sarebbe frapposto ai tentativi di secolarizzazione dell'attuale gruppo dirigente del Paese islamico. Le nuove norme che autorizzerebbero la delazione, con l'intento di "diffondere la virtù" islamiche avrebbe, tra l'altro, anche l'effetto di mostrare un nesso tra le leggi dello Stato e le aggressioni con l'acido alle donne. In altri termini, hanno avuto il potere di diffondere la convinzione secondo la quale, siccome l'establishment iraniano autorizza i cittadini a vigilare su altri cittadini, può esserci stato qualcuno che s'è sentito autorizzato a farsi giustizia da sé, punendo le donne. A questa ipotesi interpretativa, che se fosse vera svelerebbe a che punto è l'asprezza del conflitto fra progressisti e conservatori, se ne aggiunge un'altra: quella secondo la quale a compiere gli agguati con l'acido sia stato un solo sconosciuto che, più semplicemente, odia le donne, a prescindere che portino correttamente o no l'hijab. In ogni caso, il combinato disposto fra gli episodi di violenza e questa nuova legge, che contraddice anziché confermare le sia pur pallide aperture di Rohani, non fanno che contribuire a mettere in difficoltà il presidente iraniano.