TUNISI - Non è un paese come tutti gli altri, la Tunisia. Da sempre in bilico fra Mediterraneo e mondo arabo, lo Stato della Rivoluzione dei Gelsomini è infatti ritenuto un modello da milioni di musulmani in tutto il Medio Oriente, per la sua capacità di coniugare islam e libertà civili. Divorzio e parità in materia di separazione, diritto di rifiutare il matrimonio, abolizione del ripudio e soprattutto della poligamia, sono conquiste, risalenti al lontano 1957, rispetto a cui diversi dei paesi dell'area maghrebina, come Algeria, Egitto e Marocco, restano, ancora oggi, molto più arretrati. Le donne in Tunisia costituiscono da tempo parte integrante ed attiva del sistema, occupando posizioni chiave nelle istituzioni, nelle aziende, nei rami nevralgici della società civile. Per questo, paradossalmente, la rivoluzione del 2011 si è rivelata come una sorta di minaccia rispetto ai loro diritti, ormai profondamente radicati e a cui non intendono rinunciare.
Sembra scongiurata la deriva islamista. L'ondata islamista che ha travolto il paese dopo la caduta del leader Ben Ali, per oltre un ventennio al comando della Tunisia, ha smosso le acque della parità fra i generi e ventilato la possibilità di costruire un paese più vicino alle regole coraniche e della Sharia. Oggi, dopo le elezioni parlamentari dello scorso ottobre e in attesa delle presidenziali del prossimo 23 novembre, la Tunisia sembra aver scongiurato il pericolo di una deriva islamista. La nuova Costituzione democratica, approvata nel gennaio del 2014 e alla cui stesura hanno partecipato decine di donne elette nell'Assemble Costituente durante le prime elezioni libere seguite alla caduta del regime nell'ottobre 2011, ha compiuto infatti un passo storico verso la definitiva secolarizzazione dello Stato, dichiarando costituzionalmente l'uguaglianza tra uomo e donna, per la prima volta in un paese arabo ("le cittadine e i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni ") ed instaurando una completa libertà di coscienza per quanto concerne la professione religiosa ("lo Stato è custode della religione, garante della libertà di coscienza e di fede e del libero esercizio del culto").
Quel successo alle Olimpiadi di Londra. "Ho cominciato a correre quando ero ancora una bambina, lungo i 4 chilometri che separavano la mia casa in un villaggio vicino a Kairouan, nel Sud della Tunisia, dalla scuola. Certo c'era anche l'autobus, i miei fratelli prendevano quello, ma in fondo credo che il mio correre fosse soprattutto un modo di sentirmi libera - spiega Habiba Ghribi, 30 anni, straordinaria atleta di mezzofondo che con il suo argento conquistato nei 3.000 siepi ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012 è diventata la prima donna tunisina di sempre a vincere una medaglia olimpica - Fino ai 15 anni ho continuato a correre così, per gioco, poi ho vinto una gara a scuola e allora è cominciato tutto; il trasferimento a Tunisi, le prime gare ufficiali, le vittorie ai giochi africani. All'inizio mi allenavo, scendevo in pista, correvo e tutto finiva senza che mi rendessi conto di quale fosse il significato reale di quello che stavo facendo".
"Quando ho capito di essere un simbolo". "Poi ho capito che stavo diventando un simbolo per migliaia di donne in Tunisia ed in tutto il mondo arabo e per questo, quando ho vinto l'argento a Londra nel 2012, ho voluto dedicarlo al mio paese e soprattutto alle donne coraggiose che ci vivono, in un momento nel quale a Tunisi si stava discutendo della nuova Costituzione e si pensava di scrivere nel testo finale che le donne fossero "complementari" e non "uguali" agli uomini, un oltraggio che fortunatamente è stato poi evitato. Dopo quella gara si sono scatenate subito le polemiche, mi hanno accusato di aver corso nuda, in mutande, mi hanno attaccato dicendo che la Tunisia non aveva bisogno di successi da parte di una donna senza pudore, che avevo disonorato il mio paese e che per questo sarebbe stato giusto togliermi la nazionalità tunisina".
"...E a Rio voglio l'oro". "Ho tenuto duro e sono andata avanti, fortunatamente ho avuto dalla mia parte il sostegno di tantissime persone, mi sono arrivati centinaia di messaggi ed è stata un'emozione enorme. È anche per loro che mi sto allenando duramente per le prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro, nel 2016. Sogno di vincere l'oro, non è semplice certo, ma ci provo, mi sono conquistata tutto con grande sacrificio nella mia vita ed è questa la mia dote migliore: quando gli altri si arrendono, quando le cose si mettono male e c'è bisogno di soffrire, io ci sono e tiro fuori il meglio di me stessa."
Ennahda è la minaccia alla parità di genere. Habiba è solo uno degli esempi più forti che la nuova Tunisia di oggi offre agli occhi del mondo, un paese in cui le donne sono determinate a recitare un ruolo di primissimo piano e dove, soprattutto, si vuole scongiurare la costruzione di un sistema sociale fondato su base religiosa. Ennahda, il partito di maggioranza nel paese e con il più alto numero di seggi in Parlamento, costituisce in questo senso la minaccia più tangibile nei confronti delle libertà femminili in Tunisia. Nonostante si dichiari ufficialmente una formazione islamista moderata, il movimento guidato da Rachid Gannouchi si è reso infatti protagonista, nel corso degli ultimi due anni passati al governo del paese, di proposte che minano alle fondamenta la parità fra uomini e donne e che puntano a sfaldare le storiche radici secolariste del paese.
"La scelta di candidarmi". "Ho deciso di candidarmi alle elezioni del 2011 perché credevo fosse importante dare una voce alle decine di giovani e di donne che avevo visto combattere per strada durante gli scontri con i militari di Ben Alì e che rischiavano di non essere rappresentati nella nuova Assemblea. C'eravamo scesi noi per le strade di tutto il paese a protestare e non i cinquantenni che vedevo nei manifesti elettorali, sembrava quasi una rivoluzione al contrario e così mi sono buttata". Rabiaa Najlaoui a 23 anni è diventata così la più giovane eletta all'Assemblea Costituente e nella storia delle istituzioni tunisine. Fra le sue conquiste durante i tre anni di lavori parlamentari l'abbassamento dell'età minima per candidarsi alla presidenza del paese, portata dai 40 ai 35 anni, ed una battaglia in prima linea affinché la parità di genere costituisse un punto fondante della nuova carta costituzionale del paese.
L'emancipazione completa è ancora lontana. "La nuova costituzione tunisina - prosegue Rabiaa Najlaoui - per noi donne è una vittoria straordinaria, a maggior ragione se consideriamo il clima di minaccia intorno a cui è stata approvata, ma purtroppo non è ancora possibile parlare di una completa emancipazione delle donne in Tunisia. Ad esempio, l'articolo 45 della nuova carta costituzionale dice che "lo Stato si impegna a incrementare la presenza femminile nei corpi istituzionali", non ha l'obbligo di farlo insomma, ma ci proverà, senza spiegare come e senza prendersi alcun impegno. Su punti come questo dobbiamo essere determinate e fare altri passi avanti. In tre anni di governo, dopo la rivoluzione, sono stati nominati 41 ministri. Quante donne c'erano fra questi? Soltanto due e sempre per temi come la Famiglia o l'Integrazione Femminile, mai in ruoli chiave come ad esempio gli Affari Esteri o gli Interni."
Il grande favorito alla Presidenza. Rabiaa ha deciso di non prendere parte alle elezioni parlamentari di ottobre e di concentrarsi piuttosto sul suo ruolo di portavoce per Béji Caïd Essebsi, l'ottantacinquenne fondatore del movimento Nidaa Tounes (Chiamata per la Tunisia), vincitore alle parlamentari dello scorso ottobre e grande favorito per la corsa alla presidenza della Tunisia. "L'importante per me non è stare dentro il parlamento - spiega Rabiaa - ma continuare a portare avanti il progetto di una Tunisia democratica e socialmente avanzata. Noi donne tunisine dobbiamo stare unite ed avere la forza di dimostrare che siamo come una luna bellissima, fulgida, brillante e piena di luce, in un pianeta di stelle."
Sembra scongiurata la deriva islamista. L'ondata islamista che ha travolto il paese dopo la caduta del leader Ben Ali, per oltre un ventennio al comando della Tunisia, ha smosso le acque della parità fra i generi e ventilato la possibilità di costruire un paese più vicino alle regole coraniche e della Sharia. Oggi, dopo le elezioni parlamentari dello scorso ottobre e in attesa delle presidenziali del prossimo 23 novembre, la Tunisia sembra aver scongiurato il pericolo di una deriva islamista. La nuova Costituzione democratica, approvata nel gennaio del 2014 e alla cui stesura hanno partecipato decine di donne elette nell'Assemble Costituente durante le prime elezioni libere seguite alla caduta del regime nell'ottobre 2011, ha compiuto infatti un passo storico verso la definitiva secolarizzazione dello Stato, dichiarando costituzionalmente l'uguaglianza tra uomo e donna, per la prima volta in un paese arabo ("le cittadine e i cittadini sono uguali davanti alla legge, senza discriminazioni ") ed instaurando una completa libertà di coscienza per quanto concerne la professione religiosa ("lo Stato è custode della religione, garante della libertà di coscienza e di fede e del libero esercizio del culto").
Quel successo alle Olimpiadi di Londra. "Ho cominciato a correre quando ero ancora una bambina, lungo i 4 chilometri che separavano la mia casa in un villaggio vicino a Kairouan, nel Sud della Tunisia, dalla scuola. Certo c'era anche l'autobus, i miei fratelli prendevano quello, ma in fondo credo che il mio correre fosse soprattutto un modo di sentirmi libera - spiega Habiba Ghribi, 30 anni, straordinaria atleta di mezzofondo che con il suo argento conquistato nei 3.000 siepi ai Giochi Olimpici di Londra nel 2012 è diventata la prima donna tunisina di sempre a vincere una medaglia olimpica - Fino ai 15 anni ho continuato a correre così, per gioco, poi ho vinto una gara a scuola e allora è cominciato tutto; il trasferimento a Tunisi, le prime gare ufficiali, le vittorie ai giochi africani. All'inizio mi allenavo, scendevo in pista, correvo e tutto finiva senza che mi rendessi conto di quale fosse il significato reale di quello che stavo facendo".
"Quando ho capito di essere un simbolo". "Poi ho capito che stavo diventando un simbolo per migliaia di donne in Tunisia ed in tutto il mondo arabo e per questo, quando ho vinto l'argento a Londra nel 2012, ho voluto dedicarlo al mio paese e soprattutto alle donne coraggiose che ci vivono, in un momento nel quale a Tunisi si stava discutendo della nuova Costituzione e si pensava di scrivere nel testo finale che le donne fossero "complementari" e non "uguali" agli uomini, un oltraggio che fortunatamente è stato poi evitato. Dopo quella gara si sono scatenate subito le polemiche, mi hanno accusato di aver corso nuda, in mutande, mi hanno attaccato dicendo che la Tunisia non aveva bisogno di successi da parte di una donna senza pudore, che avevo disonorato il mio paese e che per questo sarebbe stato giusto togliermi la nazionalità tunisina".
"...E a Rio voglio l'oro". "Ho tenuto duro e sono andata avanti, fortunatamente ho avuto dalla mia parte il sostegno di tantissime persone, mi sono arrivati centinaia di messaggi ed è stata un'emozione enorme. È anche per loro che mi sto allenando duramente per le prossime Olimpiadi di Rio de Janeiro, nel 2016. Sogno di vincere l'oro, non è semplice certo, ma ci provo, mi sono conquistata tutto con grande sacrificio nella mia vita ed è questa la mia dote migliore: quando gli altri si arrendono, quando le cose si mettono male e c'è bisogno di soffrire, io ci sono e tiro fuori il meglio di me stessa."
Ennahda è la minaccia alla parità di genere. Habiba è solo uno degli esempi più forti che la nuova Tunisia di oggi offre agli occhi del mondo, un paese in cui le donne sono determinate a recitare un ruolo di primissimo piano e dove, soprattutto, si vuole scongiurare la costruzione di un sistema sociale fondato su base religiosa. Ennahda, il partito di maggioranza nel paese e con il più alto numero di seggi in Parlamento, costituisce in questo senso la minaccia più tangibile nei confronti delle libertà femminili in Tunisia. Nonostante si dichiari ufficialmente una formazione islamista moderata, il movimento guidato da Rachid Gannouchi si è reso infatti protagonista, nel corso degli ultimi due anni passati al governo del paese, di proposte che minano alle fondamenta la parità fra uomini e donne e che puntano a sfaldare le storiche radici secolariste del paese.
"La scelta di candidarmi". "Ho deciso di candidarmi alle elezioni del 2011 perché credevo fosse importante dare una voce alle decine di giovani e di donne che avevo visto combattere per strada durante gli scontri con i militari di Ben Alì e che rischiavano di non essere rappresentati nella nuova Assemblea. C'eravamo scesi noi per le strade di tutto il paese a protestare e non i cinquantenni che vedevo nei manifesti elettorali, sembrava quasi una rivoluzione al contrario e così mi sono buttata". Rabiaa Najlaoui a 23 anni è diventata così la più giovane eletta all'Assemblea Costituente e nella storia delle istituzioni tunisine. Fra le sue conquiste durante i tre anni di lavori parlamentari l'abbassamento dell'età minima per candidarsi alla presidenza del paese, portata dai 40 ai 35 anni, ed una battaglia in prima linea affinché la parità di genere costituisse un punto fondante della nuova carta costituzionale del paese.
L'emancipazione completa è ancora lontana. "La nuova costituzione tunisina - prosegue Rabiaa Najlaoui - per noi donne è una vittoria straordinaria, a maggior ragione se consideriamo il clima di minaccia intorno a cui è stata approvata, ma purtroppo non è ancora possibile parlare di una completa emancipazione delle donne in Tunisia. Ad esempio, l'articolo 45 della nuova carta costituzionale dice che "lo Stato si impegna a incrementare la presenza femminile nei corpi istituzionali", non ha l'obbligo di farlo insomma, ma ci proverà, senza spiegare come e senza prendersi alcun impegno. Su punti come questo dobbiamo essere determinate e fare altri passi avanti. In tre anni di governo, dopo la rivoluzione, sono stati nominati 41 ministri. Quante donne c'erano fra questi? Soltanto due e sempre per temi come la Famiglia o l'Integrazione Femminile, mai in ruoli chiave come ad esempio gli Affari Esteri o gli Interni."
Il grande favorito alla Presidenza. Rabiaa ha deciso di non prendere parte alle elezioni parlamentari di ottobre e di concentrarsi piuttosto sul suo ruolo di portavoce per Béji Caïd Essebsi, l'ottantacinquenne fondatore del movimento Nidaa Tounes (Chiamata per la Tunisia), vincitore alle parlamentari dello scorso ottobre e grande favorito per la corsa alla presidenza della Tunisia. "L'importante per me non è stare dentro il parlamento - spiega Rabiaa - ma continuare a portare avanti il progetto di una Tunisia democratica e socialmente avanzata. Noi donne tunisine dobbiamo stare unite ed avere la forza di dimostrare che siamo come una luna bellissima, fulgida, brillante e piena di luce, in un pianeta di stelle."