Mondo Solidale

Iran, il segretario del Consiglio per i diritti umani: "Sbagliamo a mostrare le esecuzioni in pubblico"

Intervista a Mohammad Javad Larijani per Mondo Solidale. "Pensavamo che impiccare i colpevoli per strada fosse un deterrente soprattutto per i narcotrafficanti. Ma non è stato così. Il Paese sta attraversando una fase di transizione verso una più completa modernità. Ci vuole tempo, ma siamo fiduciosi". E le donne? "Siamo orgogliosi della loro emancipazione"

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ROMA
- Il Segretario del Consiglio dei Diritti Umani in Iran, Mohammad Javad Larijani, in visita in Italia per incontri ad alto livello, e per avviare scambi e consulenze in campo giudiziario, ha parlato con i giornalisti a margine di un convegno all'Istituto Affari Internazionali. Fratello del più famoso Ali Larijani, speaker del Parlamento iraniano, Mohammad Larijani è anche consigliere della Guida Suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. "L'Iran è in continua evoluzione - ha detto - e stiamo cercando di migliorare la situazione dei diritti umani. Abbiamo capito che le esecuzioni di massa non hanno portato al risultato che volevamo ottenere".

Lo stato attuale delle cose per i diritti umani.  "In molti paesi i diritti umani vengono violati - ha esordito Mohammad Javad Larijani - ma spesso si fa confusione tra diritti umani e violazioni delle leggi vigenti in un determinato territorio. Il nostro paese è al centro delle cronache per le condanne a morte inflitte ai nostri detenuti. Non è semplice spiegare all'Occidente il sistema di leggi che articola la Costituzione del nostro paese. Spesso chi ci accusa si ferma solo al risultato di una determinata condanna, senza comprenderne il reale motivo, tantomeno interessarsi degli atti processuali. Non dobbiamo pensare alla condanna a morte di un detenuto - ha aggiunto Larijani - come ad una vendetta da parte nostra, ma come una punizione per un crimine compiuto. Sappiamo di diffondere un'immagine negativa del nostro paese, ma le leggi al momento non possono essere trasgredite".

Il narcotraffico.
"In Iran la maggior parte delle esecuzioni sono legate al traffico di droga - ha detto ancora Larijani - erroneamente avevamo pensato che aumentare le esecuzioni potesse avere un effetto dissuasivo sui trafficanti. Abbiamo sbagliato, evidentemente per alcuni è piú importante il denaro ottenuto smerciando droga che non la propria vita. Stiamo ipotizzando altre strategie per controllare questo traffico che dall'Afghanistan, paese fornitore del 90 per cento dell'oppio mondiale, passa per l'Iran per poi arrivare anche in Europa. Abbiamo spesso chiesto aiuto ad altri paesi per combattere questo fenomeno, per il quale l'Iran ha già perso quasi 4.000 uomini fra le forze di polizia, nel corso degli ultimi 34 anni".

Le pubbliche impiccagioni. Una delle critiche che spesso l'Occidente muove all'Iran è quella provocata dalle esecuzioni pubbliche. Le cronache diffondono video e foto di impiccagioni davanti ad un pubblico formato anche da adolescenti e bambini. A questo proposito Larijani spiega che già nel gennaio del 2008 l'Ayatollah Mahmoud Hashemi-Shahroudi, allora capo della Magistratura, aveva firmato una moratoria che proibiva le esecuzioni in pubblico. Le impiccagioni, insomma, dovrebbero avvenire solo al chiuso, senza alcuna possibilitá di foto o riprese video. Ma la decisione non è stata rispettata, perché qualcuno la leggeva come un modo per eludere il controllo della popolazione rispetto al numero delle esecuzioni effettuate.

La questione femminile. Quando chiediamo a Larijani come mai ancora oggi la vita di una donna in Iran vale la metá di quella di un uomo, lui risponde che siamo in errore. Gli articoli 20 e 21 della Costituzione Iranana parlano chiaro, spiega: "Nel rispetto delle norme islamiche - dice il segretario del Consiglio dei Diritti Umani iraniani - tutti i cittadini della nazione, sia uomini che donne, sono uguali di fronte alla protezione della legge e godono di tutti i diritti. Nel nostro paese - ha aggiunto - più del 65 per cento degli studenti universitari sono donne, presenti anche nelle posizioni di direzione amministrativa più elevate, così come nella politica, o nell'insegnamento universitario. E di questo siamo orgogliosi". Secondo Larijani, dunque, la realtà delle donne iraniane è ben diversa dall'idea propagandistica che viene diffusa.

Le promesse di Rohani. Quando chiediamo al dirigente iraniano se le promesse del Presidente Hassan Rohani potranno a breve realizzarsi, in particolare quelle legate ai temi dei diritti e delle libertá individuale, Larijani spiega: "L'Iran sta facendo un percorso che è partito da una Rivoluzione ed è diretto verso una evoluzione. La Repubblica Islamica è pronta a nuove sfide verso una più completa modernizzazione. Stiamo vivendo una lunga fase transitoria, che implica alcuni cambiamenti. Per attuarli ci vuole tempo, ma abbiamo grande fiducia in Rohani e siamo convinti che avrà successo nel seguire i suoi buoni propositi."