✕

Carceri italiane, "Per qualche metro e un po' di amore in più"

La Campagna laciata da Ristretti Orizzonti e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Bambini che incontrano genitori in luoghi inadatti. La polizia penitenziaria invitata "a sorridere" da una circolare. Settantadue ore all'anno di colloqui, una telefonata di 10 minuti a settimana e una sessualità non riconosciuta, ma dietro le sbarre anche masturbarsi può essere un rischio
3 minuti di lettura

MILANO
- Ristretti Orizzonti e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia lanciano la campagna "Per qualche metro e un po' di amore in più". Tra bambini che incontrano genitori in luoghi inadatti e operatori invitati "a sorridere" da una circolare, il diritto all'affettività è confinato in 72 ore l'anno di colloqui e una telefonata di 10 minuti a settimana. Per rendere più umane le carceri, basterebbero provvedimenti semplici come autorizzare le schede telefoniche o skype. C'è poi tutto il tema della sessualità: dietro le sbarre anche masturbarsi può essere un rischio.

La pena aggiuntiva.
Giuliano, cresciuto tra amicizie per andare a rubare qualcosa o picchiare qualcuno, non si ricorda più neanche in quanti carceri è stato: "In diciotto anni, 22 o 23, da nord a sud, dalla Val d'Aosta a Favignana". Nel documentario di Silvia Giosmin "Nessuno mi piange", spiega come, dietro le sbarr…

MILANO
- Ristretti Orizzonti e la Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia lanciano la campagna "Per qualche metro e un po' di amore in più". Tra bambini che incontrano genitori in luoghi inadatti e operatori invitati "a sorridere" da una circolare, il diritto all'affettività è confinato in 72 ore l'anno di colloqui e una telefonata di 10 minuti a settimana. Per rendere più umane le carceri, basterebbero provvedimenti semplici come autorizzare le schede telefoniche o skype. C'è poi tutto il tema della sessualità: dietro le sbarre anche masturbarsi può essere un rischio.

La pena aggiuntiva.
Giuliano, cresciuto tra amicizie per andare a rubare qualcosa o picchiare qualcuno, non si ricorda più neanche in quanti carceri è stato: "In diciotto anni, 22 o 23, da nord a sud, dalla Val d'Aosta a Favignana". Nel documentario di Silvia Giosmin "Nessuno mi piange", spiega come, dietro le sbarre, distaccarsi dall'affettività diventi una pena aggiuntiva: l'assenza di legami, un silenzio che dura anni, portano a quelli che in una poesia chiama "tortuosi pensieri tra il niente e il nulla... così scorre il marciume dell'umanità". Se fuori non hai nessuno che ti piange, ti chiedi: "Ma che cazzo me ne frega della vita?". È forse anche questo uno dei motivi per cui le prigioni italiane sono patogene, criminogene e producono il 70% dei recidivi in circolazione.

Il giorno in cui ti metti la camicia bella. "Il colloquio è il giorno in cui ti metti la camicia bella, che aspetti tutta la settimana", spiega Giuliano. Chi un legame riesce a mantenerlo riceve "le lenzuola con il profumo di casa", che però negli anni rischia di evaporare. Magari perché ti trasferiscono in Sardegna e per la tua famiglia diventa un'impresa economica venirti a trovare, oppure cambi carcere e ci mettono 2-3 mesi prima di autorizzarti la telefonata settimanale. Del resto, quando sei un detenuto e hai solo 10 minuti alla settimana di chiamate è difficile essere un padre, un marito, un fratello, un amico presente. Dietro le sbarre, il diritto all'affettività rimane confinato in 72 ore di colloqui all'anno con le famiglie  -  l'equivalente di un weekend  -  più altre 24 ore a discrezione del direttore se hai dei bambini. Spesso il vuoto emerge quando esci: "La mancanza, per anni, di semplici abbracci porta forzatamente alla perdita di confidenza e intimità, si diventa estranei", racconta un detenuto.

I bambini figli dei detenuti e l'invito al sorriso. Spesso sei ore al mese non sono sufficienti a mantenere un legame stabile e sincero; i colloqui si svolgono in spazi angusti e privi di intimità, dopo estenuanti attese, perquisizioni, lunghe procedure e poi... "Il colloquio è finito". In Italia, sono 100mila i bambini che una volta alla settimana vanno a trovare il padre o la madre. Frequentemente sono arrabbiati, tendono a perdonare il genitore, ma non sanno bene con chi prendersela. Solo il 35% degli istituti è provvisto di locali destinati alle visite dei bambini. Le prigioni sono luoghi talmente inadatti per i minori che, nel 2009, il Ministero ha dovuto fare una circolare per invitare gli operatori a sorridere quando li incontravano.

Leggi inapplicate. La legge italiana sulle carceri  del 1975 impone di dedicare "particolare cura a mantenere, migliorare o stabilire le relazioni dei detenuti e degli internati con le famiglie". L'articolo 24 delle Regole Penitenziarie Europee, approvate nel 2006 dai ministri del Consiglio d'Europa, stabilisce che i detenuti devono essere "autorizzati a comunicare il più frequentemente possibile con familiari e terze persone" e che "le relazioni familiari devono essere il più possibile normali".

Anche masturbarsi è rischioso. Nel regolamento italiano, della sessualità, altro tema spesso posto dalle associazioni che operano nelle carceri, non si parla, non è né riconosciuta, né vietata. È un sottinteso, talvolta autorizzato soltanto a chi ha già una condanna, attraverso permessi premio di qualche ora o giorno durante i quali "coltivare gli interessi affettivi". Eppure, già una direttiva europea del 1985 chiedeva agli Stati dell'Unione di predisporre nei penitenziari degli appositi locali "per i rapporti affettivi". Lo hanno fatto molti paesi, alcuni in via sperimentale, altri in modo strutturale: Olanda, Danimarca, Svizzera, Svezia, Finlandia, Norvegia e molti Stati dell'Est. La Spagna prevede per tutti i detenuti otto colloqui mensili, nonché "la visita intima": tre ore due volte al mese con il proprio partner, purché si tratti di rapporti (etero o omosessuali) basati su "reale affettività". Che, per gli spagnoli, è verificata da colloqui continuativi nei sei mesi precedenti. L'Italia è rimasta invece al palo: "Perfino masturbarsi è vietato, perché considerato un atto osceno in luogo pubblico, che può costare sei mesi di liberazione anticipata", è stato denunciato il 1° dicembre in un seminario svoltosi nel carcere Due Macelli di Padova.

La campagna. Il seminario, organizzato da Ristretti Orizzonti, la rivista realizzata da detenuti e volontari dalla Casa di reclusione di Padova, è stata l'occasione per lanciare la campagna nazionale "Per qualche metro e un po' di amore in più", promossa dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia. Chiede al governo di introdurre misure nuove per tutelare le famiglie dei detenuti e il diritto all'affettività dietro le sbarre. Tra le proposte: liberalizzare le telefonate, magari con lo strumento della scheda telefonica, consentire i colloqui riservati e contatti più stretti quando si sta male o quando sta male un familiare. Aggiunge la direttrice di Ristretti Orizzonti, Ornella Favaro: "Alcune di queste azioni potrebbero essere attivate subito, senza nemmeno cambiare le leggi, come dare la possibilità di fare due telefonate in più al mese, concedere colloqui lunghi, aumentare le ore dei colloqui ordinari, consentire i colloqui via skype per chi non può venire fisicamente". Come e dove firmare a sostegno della Campagna.